VILLA SAN GIOVANNI – Oggi, a distanza di oltre mezzo secolo, resta una pagina significativa della storia cittadina quella del 7 agosto 1969, quando istituzioni e popolazione si trovarono unite contro il progetto di un nuovo imbarcadero proposto dalla società Caronte.
In quegli anni, il tema dei collegamenti tra la Sicilia e il continente era già centrale per lo sviluppo economico e logistico dell’area dello Stretto di Messina. La società privata aveva avanzato la richiesta di costruire un approdo lungo la via Riviera, nei pressi del Lido Cenide, con l’obiettivo di rafforzare il servizio di traghettamento.
La proposta, però, incontrò subito una forte resistenza. Il Consiglio comunale dell’epoca espresse una posizione contraria, sollevando dubbi sulla legittimità delle autorizzazioni e sulle possibili conseguenze per l’assetto urbano. Tra le principali preoccupazioni vi erano l’aumento del traffico nelle strade cittadine e l’impatto sull’equilibrio della fascia costiera.
La tensione istituzionale si rifletté rapidamente anche tra i cittadini. Proprio nella mattinata del 7 agosto si svolse una partecipata manifestazione lungo le vie del centro, con residenti e gruppi locali scesi in strada per contestare l’iniziativa. La protesta rappresentò uno dei momenti più visibili del dissenso verso il progetto.
Col passare del tempo, quell’episodio è rimasto emblematico delle difficoltà legate alla gestione dei collegamenti nello Stretto, dove interessi pubblici e privati si sono spesso intrecciati. La vicenda del 1969 anticipava, in qualche modo, un dibattito destinato a proseguire negli anni successivi, fino alle discussioni contemporanee sulle infrastrutture e sulla mobilità tra Calabria e Sicilia.
Oggi, rileggere quei fatti significa comprendere meglio le radici di un confronto ancora aperto. Nel dibattito pubblico locale oggi, per fortuna, non manca chi sostiene la necessità di superare situazioni di monopolio nei servizi di attraversamento, ritenute responsabili di criticità per la sicurezza e la salute dei cittadini e prive di reali benefici per la comunità villese. Una posizione che continua ad alimentare il confronto sul futuro dei collegamenti nello Stretto.


















