Ponte sullo Stretto, l’inchiesta si allarga: il senso dell’esposto di Villa San Giovanni

Il PD di Villa San Giovanni rilancia i dubbi sul Ponte sullo Stretto: l’esposto, le indagini e la richiesta di chiarezza sulle procedure
centro direzionale ponte sullo stretto di messina

VILLA SAN GIOVANNI – L’inchiesta sul Ponte sullo Stretto prosegue e, secondo quanto riferito da Enzo Musolino, segretario cittadino del Circolo PD “T. Giordano” di Villa San Giovanni, il fascicolo presentato alla Procura di Reggio Calabria tre anni fa sarebbe confluito, insieme ad altri atti, nell’ambito degli approfondimenti giudiziari condotti a Roma. Le indagini, afferma Musolino, sarebbero tuttora in corso, con l’acquisizione di documenti ritenuti importanti, e riguarderebbero anche ipotesi di corruzione.

È da questa premessa che prende le mosse l’intervento politico del dirigente dem, che torna a spiegare il significato dell’esposto sottoscritto insieme a Rossella Bulsei, Giuseppe Fedele e Maria Grazia Fedele, esponenti di Titengostretto, e depositato presso la Procura reggina.

L’esposto e le domande sulle procedure

«Si può fare un’opera pubblica senza gara? Si può dare l’incarico a uno che c’era prima senza alcuna concorrenza? Si possono sprecare soldi pubblici per un appalto vecchio di 15 anni, mai diventato esecutivo?».

Sono le domande che, ricorda Musolino, hanno portato alla stesura del documento. Interrogativi che, secondo i firmatari, meritavano approfondimenti sulle procedure amministrative e contrattuali legate alla realizzazione del collegamento stabile tra Sicilia e Calabria.

L’esposto, sottolinea il segretario cittadino del PD, è stato presentato nella consapevolezza della responsabilità sociale e politica di un impegno che riguarda direttamente Villa San Giovanni e l’intero territorio dello Stretto.

La vicenda assume oggi, nella lettura di Musolino, un significato ancora più rilevante alla luce della prosecuzione degli accertamenti giudiziari. Resta tuttavia necessario distinguere le ipotesi oggetto di indagine dagli eventuali fatti che potranno essere accertati nelle sedi competenti: la presenza di un’inchiesta non equivale a una responsabilità penale già dimostrata.

«Con 14 miliardi in gioco, il Governo dovrebbe fermarsi?»

Il nodo politico centrale riguarda la dimensione economica dell’opera e le conseguenze di un eventuale avanzamento dei lavori prima che siano chiariti tutti i dubbi sulle procedure.

«Ora, per il principio di precauzione, posto che sono in ballo 14 miliardi di euro, un Governo serio non dovrebbe sospendere tutto in attesa che la Magistratura concluda il suo iter?», domanda Musolino.

Una richiesta di sospensione che il dirigente dem motiva con l’esigenza di tutelare l’interesse pubblico, il bilancio dello Stato e i cittadini. Nel suo intervento, Musolino contesta quella che considera una fiducia eccessiva nelle procedure finora seguite e chiede all’Esecutivo di chiarire quali garanzie possano assicurare la piena regolarità dell’iter amministrativo e contrattuale.

Il tema, nella prospettiva espressa dal segretario del PD, non riguarda soltanto la realizzazione dell’infrastruttura, ma anche il rapporto tra interesse pubblico, investimenti privati e trasparenza nell’impiego delle risorse statali.

Corte dei Conti e Anac, i dubbi richiamati dal PD

Nel suo intervento, Musolino richiama inoltre i rilievi della Corte dei Conti sulla delibera Cipess relativa al Ponte e i dubbi attribuiti all’Autorità nazionale anticorruzione (Anac).

«Non è bastato il No della Corte dei Conti sulla Delibera Cipess? Non sono bastati i dubbi dell’Autorità Nazionale Anticorruzione?», scrive il segretario cittadino del PD.

Sono passaggi che, secondo Musolino, avrebbero dovuto indurre il Governo a un supplemento di attenzione e a un confronto più approfondito sulle criticità segnalate. Per una ricostruzione completa della vicenda, gli atti e i rilievi degli organismi competenti devono essere valutati nel loro contenuto e nei loro effetti giuridici, distinguendo le questioni di legittimità amministrativa dagli eventuali profili di responsabilità penale.

La posizione espressa dal PD di Villa San Giovanni è comunque netta: prima di procedere verso l’apertura dei cantieri, occorrerebbe fare piena chiarezza sulle contestazioni e sulle questioni ancora aperte.

Territori e partecipazione: le critiche all’accelerazione del progetto

Un altro punto dell’intervento riguarda il metodo con cui il progetto del Ponte è stato portato avanti. Musolino parla di un’accelerazione politica che, a suo giudizio, non sarebbe stata accompagnata da un ascolto adeguato delle comunità interessate.

«Sono sin dall’inizio mancati ascolto, coinvolgimento vero dei territori, reale ottemperanza alle prescrizioni», sostiene.

Per il segretario del Circolo PD “T. Giordano”, le perplessità sollevate negli anni da comitati, cittadini e soggetti politici avrebbero richiesto risposte puntuali e verifiche approfondite, anziché essere liquidate come ostacoli alla realizzazione dell’opera.

La questione del Ponte, dunque, viene ricondotta anche alla necessità di garantire un confronto effettivo con i territori dello Stretto, direttamente interessati dalle trasformazioni infrastrutturali, ambientali, economiche e sociali connesse al progetto.

«Il fallimento della politica è già in atto»

La conclusione di Musolino è un duro atto d’accusa nei confronti del Governo e della gestione politica della vicenda. Il dirigente dem respinge l’idea che eventuali interventi della magistratura possano essere letti come iniziative tardive o strumentali, ricordando che le richieste di approfondimento sarebbero state avanzate sin dalle prime fasi dell’accelerazione del progetto.

«Di certo, alla fine, nessuno potrà accusare i giudici di interventi a orologeria», afferma, richiamando le contestazioni e le richieste di verifica formulate nel tempo.

La domanda finale resta quindi aperta: che cosa accadrà adesso al progetto del Ponte sullo Stretto? Per Musolino, la prosecuzione dell’iter senza risposte convincenti sui dubbi sollevati rischia di aggravare la frattura tra istituzioni e cittadini.

«E ora, cosa dovremo attenderci? Il fallimento della Politica è già in atto», conclude il segretario cittadino del Circolo PD “T. Giordano” di Villa San Giovanni.

Un giudizio politico severo, che riporta al centro del dibattito una questione fondamentale: come conciliare la realizzazione di una grande infrastruttura con la trasparenza amministrativa, la tutela delle risorse pubbliche, il rispetto delle procedure e la fiducia delle comunità coinvolte.

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