Il Gigante Buono: «Agricoltori e trasportatori in ginocchio, il vero problema è l’economia delle famiglie»

Da Caulonia, Antonio Zangari, il "Gigante Buono" interviene a sostegno della protesta di agricoltori e trasportatori e lancia un appello alla politica: «Gli stipendi non bastano più per arrivare a fine mese. Bisogna tagliare i privilegi e sostenere chi lavora».
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Il cosiddetto Gigante Buono di Polistena, Antonio Zangari, titolare di un’azienda agricola e da anni impegnato nel dare voce alle difficoltà del comparto agricolo, è intervenuto a Caulonia a sostegno della mobilitazione di agricoltori e trasportatori.

Nel corso dell’intervista rilasciata a un giornalista di Telemia, Zangari ha affrontato i temi del caro carburante, della crisi dell’agricoltura, delle difficoltà delle imprese di trasporto e del crescente peso del costo della vita sulle famiglie italiane.

Il suo intervento si è trasformato anche in una critica alla politica, accusata di non dare risposte adeguate alle esigenze dei cittadini e dei lavoratori. Tra le proposte avanzate, la riduzione degli stipendi dei rappresentanti istituzionali e il taglio dei privilegi previdenziali, per destinare maggiori risorse a chi vive con pensioni e salari insufficienti.

Zangari ha inoltre sottolineato la natura pacifica della protesta in Calabria, rivendicando la dignità e il senso civico dei manifestanti.

Di seguito, la trascrizione integrale dell’intervista, rielaborata nella forma per renderla più scorrevole e adatta alla lettura, senza alterare il senso delle dichiarazioni.


La trascrizione integrale dell’intervista

Giornalista Telemia: Siamo a Caulonia con il Gigante Buono e il signor Roccisano. Che cosa significa questa vostra presenza qui a Caulonia?

Antonio Zangari, il Gigante Buono: La mia presenza a Caulonia significa che, giustamente, le persone mi cercano perché sono diversi anni che cerco di gestire questa situazione legata alle manifestazioni degli agricoltori.

Mi hanno chiamato anche i trasportatori, perché io sono agricoltore, per dare il mio sostegno. Quando ci chiamiamo tra lavoratori onesti, tra paesani e tra persone che svolgono attività diverse, ma che hanno bisogno di aiutarsi reciprocamente, lo facciamo con buon senso.

Purtroppo, tra agricoltori e trasportatori c’è una grande cosa in comune. I trasportatori lavorano su gomma, mentre noi agricoltori produciamo gli agrumi, li sistemiamo sui bancali e creiamo lavoro per il settore dei trasporti.

Oggi, però, ci troviamo in una situazione in cui un agricoltore non riesce più a coltivare. Di conseguenza, viene penalizzato anche il trasportatore: se l’agricoltore non riesce a coltivare, il trasportatore non ha merce da trasportare e, purtroppo, non lavora nemmeno lui.

Il problema più grave, però, non riguarda soltanto l’agricoltura, il trasporto o il caro carburante. Il problema vero, cari politici, oggi è l’economia delle famiglie e il costo del carrello della spesa.

Sono in difficoltà gli operai, sono in difficoltà i dipendenti statali, che non riescono più ad arrivare alla fine del mese.

Per questo si organizza una manifestazione collettiva che vuole richiamare l’attenzione su tutte le problematiche, sia quelle delle famiglie sia quelle delle aziende.

A mio parere, non è che non abbiate capito la situazione: fate finta di non capirla. Lo dico tutti i giorni.

Si trovano i soldi per il riarmo e si continua ad aumentare il debito pubblico per una cosa che, a mio avviso, non è la priorità del popolo italiano. Ma quando si tratta dei nostri problemi, dell’agricoltura, dei trasporti, dell’economia familiare e dell’aumento degli stipendi, le risposte non arrivano.

Che cosa succede, così facendo? Un’azienda di trasporti che ha trenta dipendenti oggi potrebbe essere costretta a mandarli in cassa integrazione. E lo Stato italiano deve poi pagare gli ammortizzatori sociali.

In questo modo creiamo ancora più problemi: generiamo disoccupazione e, in più, dobbiamo sostenere economicamente persone che restano a casa perché abbiamo messo un’azienda di trasporti nelle condizioni di non poter più lavorare.

È un sistema in cui ci tiriamo la zappa sui piedi, non una volta, ma cinque volte. Questo è un dato molto importante che dovremmo valutare.

Giornalista Telemia: Qui, intanto, si svolgono proteste pacifiche, mentre al Nord si sono verificati episodi di violenza, con giovani che hanno spaccato tutto e provocato devastazioni. C’è una bella differenza tra una protesta in Calabria e una protesta a Milano, dove si sono registrati episodi di forte violenza. Come giudica questa situazione?

Antonio Zangari: Noi calabresi, noi del Sud, non siamo quello che negli anni passati si è detto di noi.

Siamo persone civili e, grazie a Dio, lo stiamo dimostrando. Questo non significa togliere nulla al Nord, perché non vogliamo discriminare nessuno.

Noi stiamo dimostrando quello che siamo. Ognuno risponde delle proprie azioni: al Nord si risponderà delle azioni compiute, mentre noi, in Calabria, rispondiamo delle nostre manifestazioni civili.

Giornalista Telemia: Se lei fosse il presidente del Consiglio, che cosa farebbe? Come si comporterebbe?

Antonio Zangari: Se fossi il presidente del Consiglio, la prima cosa che farei sarebbe eliminare tutti questi vitalizi e questi trattamenti pensionistici privilegiati. Anche i familiari di ministri e presidenti della Repubblica deceduti, in determinate circostanze, continuano a beneficiare di trattamenti di reversibilità.

Porterei gli stipendi dei nostri governanti a livelli adeguati a quelli di un semplice impiegato statale, così da far capire loro come si vive realmente.

Non mille euro al giorno di stipendio, non tremila euro al giorno.

Se la politica riducesse i propri stipendi, dimostrerebbe che esiste ancora una parte della classe politica che non appartiene alla cosiddetta mala politica.

Purtroppo, secondo me, abbiamo due categorie: la mala politica e quella che, in qualche modo, cerca di fare qualcosa.

La prima cosa da fare sarebbe dimezzare gli stipendi e intervenire sulle pensioni d’oro.

Magari, riducendo i trattamenti previdenziali più elevati di ministri e altri rappresentanti istituzionali, riusciremmo a dare un po’ di ossigeno a quel povero sventurato che prende 400 euro di pensione.

Pensiamo a chi ha trascorso quarant’anni a lavorare duramente in campagna, oppure quarant’anni sulla strada alla guida di un camion, e si ritrova con una pensione di 700 o 800 euro.

Questa è una situazione indegna per l’Italia.

Chi si spacca la schiena lavorando riceve una pensione misera, mentre chi ha trascorso cinque anni in Senato, secondo quanto denuncio, può arrivare a percepire trattamenti pensionistici molto elevati.

Giornalista Telemia: Nel frattempo, non soltanto gli aiuti non arrivano, ma si parla addirittura di sanzioni per chi sta partecipando ai blocchi e alle proteste in Italia. Come interpreta questa situazione?

Antonio Zangari: Si parla, in un certo senso, di fumo negli occhi, mentre si cerca di rassicurare la gente senza risolvere i problemi.

Questo è un altro elemento che ci porta a chiederci se siamo davvero in una democrazia. Devo rispondere così.

La democrazia e la Costituzione italiana riconoscono ai cittadini il diritto di manifestare pacificamente. Noi stiamo manifestando pacificamente.

Adesso, siccome le sedie iniziano a scaldarsi e il lato B di chi è seduto comincia a scaldarsi, stanno cercando, in qualche modo e attraverso le forze dell’ordine, che ogni giorno ci sostengono, di smantellare queste sedie.

Questa, secondo me, non è democrazia.

Non voglio usare un’altra parola, ma avete capito: se arriviamo a queste condizioni, siamo all’opposto della democrazia.

Giornalista Telemia: Va bene, grazie.


Le parole chiave della protesta del Gigante Buono

L’intervento di Antonio Zangari a Caulonia mette al centro una serie di questioni che riguardano non soltanto gli agricoltori e i trasportatori calabresi, ma anche il potere d’acquisto delle famiglie, il costo della vita, i salari e le pensioni.

Il messaggio del Gigante Buono è un appello alla politica affinché intervenga concretamente per sostenere le imprese, tutelare i lavoratori e affrontare le difficoltà economiche dei cittadini.

La sua presenza alla manifestazione rappresenta, nelle sue parole, un gesto di solidarietà tra categorie produttive che condividono le conseguenze della crisi: se l’agricoltura si ferma, anche il trasporto perde lavoro, con ripercussioni sull’occupazione e sull’intera economia.

Zangari rivendica, infine, il carattere pacifico della mobilitazione calabrese e invita le istituzioni ad ascoltare le ragioni della protesta, prima che le difficoltà delle aziende e delle famiglie diventino ancora più gravi.

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