STRETTO DI MESSINA – Slitta la manifestazione dei 100 pescherecci annunciata nello Stretto di Messina per protestare contro il caro gasolio. A comunicarlo è Fabio Micalizzi, presidente della Federazione Armatori Siciliani, che in un nuovo comunicato ha annunciato la sospensione dell’iniziativa prevista per domani, giovedì 22 ottobre, a causa delle condizioni meteorologiche avverse.
Il progetto iniziale prevedeva la mobilitazione di circa cento imbarcazioni da pesca, con l’obiettivo simbolico di creare un ponte tra Sicilia e Calabria e richiamare l’attenzione delle istituzioni sulla crisi che sta colpendo il settore della pesca professionale.
La decisione, secondo quanto riferito da Micalizzi, è legata alla perturbazione in arrivo e alla necessità di valutare attentamente le condizioni di sicurezza per le imbarcazioni e gli equipaggi.
Blocco dello Stretto di Messina, possibile nuova data per sabato 24 ottobre
La sospensione della manifestazione non significa che la protesta sia stata definitivamente cancellata. La Federazione Armatori Siciliani e le assemblee degli armatori calabresi e siciliani stanno valutando la possibilità di riprogrammare il blocco dello Stretto per sabato 24 ottobre.
La nuova data, tuttavia, non è ancora definitiva: l’eventuale conferma dipenderà dalle valutazioni delle organizzazioni coinvolte e dalle condizioni necessarie per svolgere la mobilitazione.
L’obiettivo resta quello annunciato nei giorni scorsi: coinvolgere le marinerie delle due sponde dello Stretto e dare visibilità alle difficoltà economiche delle imprese di pesca, alle prese con costi di gestione sempre più elevati.
La protesta si inserisce in una mobilitazione più ampia contro il caro carburanti, che ha interessato anche agricoltori, allevatori e autotrasportatori in diverse aree del Mezzogiorno.
Fabio Micalizzi: «Restano aperte tutte le ipotesi»
Nel nuovo comunicato, Micalizzi riferisce anche di possibili criticità legate alla gestione della manifestazione. Il presidente parla di segnali relativi a una possibile presenza di giovani intenzionati a provocare disordini tra Messina e Reggio Calabria.
Si tratta di segnalazioni riferite dallo stesso Micalizzi, che non equivalgono a fatti accertati. Eventuali rischi per l’ordine pubblico dovranno essere valutati dalle autorità competenti.
La questione aggiunge un ulteriore elemento alle valutazioni degli armatori, già chiamati a decidere se e come procedere con una protesta che coinvolgerebbe un tratto strategico per i collegamenti marittimi tra la Sicilia e la Calabria.
La priorità, in questa fase, è individuare modalità di mobilitazione compatibili con la sicurezza della navigazione, la tutela delle persone e il rispetto delle disposizioni delle autorità.
Caro gasolio, gli armatori valutano anche lo sciopero fiscale
Tra le ipotesi emerse nel comunicato c’è anche quella di uno sciopero fiscale. Le assemblee degli armatori siciliani e calabresi starebbero valutando questa possibilità come ulteriore forma di protesta contro il peso dei costi che grava sulle imprese del settore.
Si tratta, al momento, di un’ipotesi in fase di valutazione e non di una decisione definitiva.
Il malcontento degli operatori nasce soprattutto dall’aumento del prezzo del gasolio, una delle principali voci di spesa per la pesca professionale. Per molte imprese, il costo del carburante incide direttamente sulla convenienza delle uscite in mare e sulla possibilità di mantenere attiva l’attività.
Gli armatori chiedono da tempo interventi concreti per contenere i costi, misure di sostegno accessibili e un confronto con il Governo per affrontare una crisi che, secondo le associazioni di categoria, rischia di mettere in difficoltà la tenuta economica delle marinerie.
Fondi europei e richieste al Governo Meloni
Nella precedente presa di posizione, la Federazione Armatori Siciliani aveva contestato l’efficacia delle misure adottate finora e chiesto al Governo Meloni interventi urgenti contro il caro gasolio.
Tra i temi sollevati dagli armatori c’è anche quello delle risorse europee indicate come disponibili per sostenere i comparti produttivi colpiti dall’aumento dei costi energetici. La Federazione chiede chiarezza sui fondi, sulle procedure per accedervi e sui tempi necessari per trasformare gli stanziamenti in aiuti concreti.
Le cifre richiamate nelle precedenti dichiarazioni, pari a oltre 760 milioni di euro a livello europeo e a 285 milioni per l’Italia, necessitano di un riscontro attraverso la documentazione ufficiale prima di poter essere considerate risorse effettivamente disponibili per la pesca.
La richiesta degli armatori rimane quella di ottenere risposte verificabili, evitando che gli annunci istituzionali si traducano in misure insufficienti rispetto alle difficoltà delle imprese.
La protesta non si ferma: resta aperta la partita sullo Stretto
La sospensione della manifestazione prevista per giovedì 22 ottobre modifica il calendario della protesta, ma non ne cancella gli obiettivi. La Federazione Armatori Siciliani e le rappresentanze delle marinerie calabresi e siciliane sono chiamate ora a decidere se confermare l’appuntamento per sabato 24 ottobre o individuare una nuova modalità di mobilitazione.
Al centro resta la richiesta di interventi immediati contro il caro carburanti e di misure capaci di garantire la sostenibilità economica della pesca professionale.
Il blocco dello Stretto di Messina rimane quindi un’ipotesi concreta, sebbene la nuova data debba ancora essere confermata. Anche lo sciopero fiscale è oggetto di valutazione, mentre le questioni legate al maltempo e alla sicurezza impongono prudenza.
Le prossime ore saranno decisive per capire quale strada sceglieranno gli armatori. La protesta, intanto, mantiene alta l’attenzione su una crisi che coinvolge non soltanto le imprese di pesca, ma anche le comunità costiere, l’occupazione e l’intera filiera ittica tra Sicilia e Calabria.
















