Villa San Giovanni, l’Autorità di Bacino conferma: le foci dei torrenti Campanella e Immacolata ricadono in area a massimo rischio idraulico. “Pronti ai sopralluoghi”

Dopo l'esposto del Comitato cittadino arriva il riscontro ufficiale dell'Autorità di Bacino Distrettuale dell'Appennino Meridionale. Le foci sono classificate con pericolosità idraulica P3 e rischio R4. L'Ente chiarisce il proprio ruolo istituzionale, individua le competenze di Regione, Comune e altri enti e si dichiara disponibile a partecipare a sopralluoghi e tavoli tecnici
Analisi del materiale nei torrenti Zagarella ed Immacolata

VillaSan Giovanni (RC) – L’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale interviene ufficialmente sull’esposto-denuncia presentato dal Comitato Autotrasportatori libera concorrenza stretto di Messina presieduto da Francesco Caruso riguardante la presunta ostruzione delle foci dei torrenti Campanella e Immacolata, nel territorio comunale di Villa San Giovanni. Con una dettagliata nota di riscontro (protocollata il 26 giugno 2026 con il numero 24838), l’Ente ricostruisce il proprio ruolo istituzionale, chiarisce le competenze attribuite dalla normativa nazionale e regionale e fornisce importanti elementi sul quadro della pianificazione idraulica che interessa l’area oggetto della segnalazione.

Le foci sono classificate P3 e R4: confermata l’elevata pericolosità idraulica

Tra gli aspetti più significativi contenuti nella risposta vi è la conferma della classificazione delle aree in cui sfociano i torrenti Campanella e Immacolata.

L’Autorità evidenzia infatti che, secondo il Progetto di Piano Stralcio di Bacino del Distretto Idrografico dell’Appennino Meridionale per l’Assetto, la Mitigazione e la Gestione del Rischio da Alluvioni – Calabria/Lao, adottato dalla Conferenza Istituzionale Permanente il 24 ottobre 2024, le due foci risultano inserite in un’area caratterizzata da pericolosità idraulica elevata (P3) con rischio associato R4, ovvero il massimo livello di rischio previsto dalla pianificazione.

Su tali aree sono inoltre in vigore le Misure di Salvaguardia approvate con la deliberazione della Conferenza Istituzionale Permanente del 31 luglio 2025, mentre le stesse risultano classificate con differenti livelli di pericolosità anche nelle mappe del Piano di Gestione del Rischio Alluvioni (PGRA) – III ciclo, adottato nel dicembre 2025.

Si tratta di un passaggio particolarmente rilevante perché conferma che la zona interessata dalla denuncia ricade già all’interno delle aree considerate maggiormente esposte al rischio idraulico dagli strumenti ufficiali di pianificazione.

L’esposto del Comitato: “Le foci sarebbero state sigillate”

Nel ripercorrere il contenuto della denuncia, l’Autorità ricorda che il Comitato ha segnalato al Presidente della Repubblica e agli altri enti competenti un presunto grave pericolo per la pubblica incolumità derivante dall’ostruzione delle foci naturali dei torrenti.

Secondo quanto rappresentato dal Comitato, la società Caronte & Tourist, concessionaria della banchina portuale, avrebbe di fatto chiuso gli sbocchi naturali verso il mare, senza prevedere – almeno secondo quanto emergerebbe dagli atti conosciuti – un adeguato sistema di scarico, attraversamento o bypass idraulico capace di garantire la continuità del deflusso.

L’effetto sarebbe quello di creare un vero e proprio “tappo” alla foce dei due corsi d’acqua, con il conseguente rischio di rallentamento del deflusso delle acque meteoriche e dei sedimenti durante eventi piovosi intensi.

L’esposto richiama inoltre il possibile coinvolgimento della Caserma dei Carabinieri, situata tra i due torrenti, che potrebbe subire situazioni di isolamento operativo in caso di allagamenti, impedendo al personale dell’Arma di intervenire tempestivamente nelle emergenze.

Nella denuncia vengono inoltre ipotizzate presunte violazioni riguardanti l’interruzione del pubblico scolo delle acque, l’assenza di una valutazione di impatto idraulico nell’ambito della concessione demaniale marittima, nonché presunte violazioni del diritto di accesso agli atti e dell’informazione ambientale previsto dal D.Lgs. 195/2005.

L’Autorità di Bacino: “Non abbiamo poteri di vigilanza né possiamo ordinare interventi”

Una parte consistente della risposta è dedicata a chiarire le competenze dell’Autorità di Bacino Distrettuale.

L’Ente ricorda che, a seguito della riforma introdotta dal Decreto Legislativo 152 del 2006 e dalla legge 221 del 2015, le Autorità di Bacino Distrettuali esercitano esclusivamente funzioni di pianificazione e programmazione a scala di bacino e di distretto idrografico.

Tra i principali compiti rientrano l’elaborazione del Piano di Bacino, del Piano Assetto Idrogeologico (PAI), del Piano di Gestione delle Acque e del Piano di Gestione del Rischio Alluvioni, strumenti destinati a fornire agli enti territoriali il quadro conoscitivo necessario per la prevenzione del rischio idrogeologico.

L’Autorità precisa quindi di non avere competenze operative e di non poter effettuare interventi di pronto intervento, di somma urgenza o di ripristino dello stato dei luoghi.

Allo stesso modo non dispone di poteri di vigilanza, di accertamento ispettivo, di ordinanze contingibili e urgenti o di sanzioni relativamente alle opere realizzate sul demanio idrico o marittimo.

Neppure le verifiche dirette sullo stato dei luoghi rientrano tra le attribuzioni ordinarie dell’Ente, salvo quelle finalizzate all’aggiornamento del quadro conoscitivo utilizzato nella pianificazione.

Il quadro delle competenze: Regione, Città Metropolitana, Comune e Consorzi

La nota dedica ampio spazio anche al riparto delle competenze previsto dalla normativa vigente.

Secondo quanto richiamato dall’Autorità, gli articoli 86 e 89 del Decreto Legislativo 112 del 1998 attribuiscono alle Regioni la gestione del demanio idrico, la polizia idraulica, la manutenzione e la sistemazione dei corsi d’acqua.

La Regione Calabria, attraverso la legge regionale n. 34 del 2002, ha successivamente ripartito tali funzioni a livello locale.

Le competenze di gestione e vigilanza sul demanio idrico e quelle relative alla polizia idraulica sono attribuite alle Province, oggi Città Metropolitana, mentre ai Comuni spettano funzioni concorrenti di polizia idraulica e di pronto intervento.

L’Autorità richiama inoltre la recente legge regionale n. 39 del 2023, modificata nel giugno 2026, che disciplina le funzioni attribuite ai Consorzi di Bonifica.

Particolare rilievo viene attribuito anche ai poteri del Sindaco, che quale autorità territoriale di Protezione Civile può adottare ordinanze contingibili e urgenti, ai sensi degli articoli 50 e 54 del Testo Unico degli Enti Locali, per prevenire o eliminare situazioni di grave pericolo per l’incolumità pubblica.

Disponibilità ai sopralluoghi e ai tavoli tecnici

Pur ribadendo di non possedere competenze operative dirette, l’Autorità di Bacino conclude la propria risposta assicurando la piena disponibilità a collaborare con gli enti competenti.

L’Ente conferma infatti la volontà di partecipare ad eventuali sopralluoghi congiunti, tavoli tecnici e momenti di confronto istituzionale, mettendo a disposizione il proprio patrimonio conoscitivo e gli elementi contenuti negli strumenti di pianificazione di bacino.

Una disponibilità che, pur nel rispetto delle competenze attribuite dalla legge, rappresenta un’apertura alla collaborazione istituzionale per approfondire le criticità segnalate dal Comitato e valutare gli eventuali interventi di competenza degli enti chiamati ad operare sul territorio.

La risposta dell’Autorità di Bacino non entra quindi nel merito della fondatezza tecnica delle presunte ostruzioni denunciate né esprime valutazioni sulla regolarità delle opere realizzate nell’area portuale, ma conferma ufficialmente che le foci dei torrenti Campanella e Immacolata insistono in un’area già classificata dagli strumenti di pianificazione come ad elevatissimo rischio idraulico, demandando agli enti competenti ogni attività di verifica, vigilanza ed eventuale intervento.

La nota trasmessa a tutte le istituzioni competenti

La nota dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale è stata trasmessa, per quanto di rispettiva competenza, alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, alla Presidenza della Regione Calabria, alla Città Metropolitana di Reggio Calabria, al Comune di Villa San Giovanni, alla Capitaneria di Porto di Reggio Calabria, al Comando Provinciale dei Carabinieri forestali di Reggio Calabria, nonché al Comitato firmatario dell’esposto, quale soggetto istante. La comunicazione mira a definire con chiarezza il quadro delle competenze istituzionali e a richiamare gli enti preposti alle verifiche e agli eventuali interventi sul territorio, ribadendo al contempo la disponibilità dell’Autorità di Bacino a partecipare a sopralluoghi congiunti e tavoli tecnici.

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