Importante svolta giudiziaria, ma non sarà l’ultima, nella lunga controversia che vede contrapposti Caronte & Tourist e l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) sulla vicenda delle tariffe applicate per il traghettamento dei passeggeri con auto al seguito nello Stretto di Messina, annullando la sanzione da 3.719.787 di euro.
Con una articolata sentenza, il Consiglio di Stato ha accolto i principali motivi dell’appello presentato dalla compagnia di navigazione contro la decisione del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio che aveva confermato il provvedimento sanzionatorio dell’Antitrust per presunto abuso di posizione dominante.
La controversia nasce dal provvedimento adottato dall’AGCM nel marzo 2023, con il quale l’Autorità aveva contestato a Caronte & Tourist l’applicazione di prezzi ritenuti eccessivi e ingiustificatamente gravosi nei confronti dei passeggeri che attraversavano lo Stretto di Messina con il proprio veicolo tra il 2017 e il 2019, ipotizzando una violazione della normativa italiana sulla concorrenza relativa all’abuso di posizione dominante.
Nel ricorso, la società ha ricostruito l’evoluzione del servizio di traghettamento privato nello Stretto, ricordando di operare dal 1965 e descrivendo l’organizzazione dei collegamenti tra Villa San Giovanni, Messina Rada San Francesco e Tremestieri. La compagnia ha inoltre evidenziato come il mercato sia caratterizzato dalla presenza di altri operatori, tra cui Bluferries e Meridiano, sostenendo che il settore sia aperto alla concorrenza e non presenti ostacoli tali da impedire l’ingresso di nuovi concorrenti.
Secondo il Consiglio di Stato, uno degli aspetti centrali della controversia riguarda proprio la struttura del mercato. I giudici amministrativi hanno osservato che l’Autorità Antitrust non avrebbe svolto un’istruttoria sufficientemente approfondita per dimostrare che il mercato del traghettamento nello Stretto fosse realmente chiuso o non contendibile, elemento fondamentale per sostenere l’accusa di abuso di posizione dominante.
Nella sentenza viene evidenziato come, in presenza di un mercato realmente concorrenziale, eventuali prezzi elevati tendano normalmente ad attirare nuovi operatori, favorendo una naturale riduzione delle tariffe attraverso il gioco della concorrenza. Proprio per questo motivo il Consiglio di Stato sottolinea che, prima di affermare l’esistenza di un abuso, è necessario verificare in maniera rigorosa se il mercato sia effettivamente aperto oppure caratterizzato da ostacoli strutturali tali da impedire l’ingresso di nuovi concorrenti.
I giudici hanno inoltre rilevato che diversi documenti acquisiti nel procedimento sembrerebbero descrivere una realtà diversa rispetto a quella ricostruita dall’AGCM. In particolare vengono richiamate precedenti valutazioni dell’Autorità Portuale e della Capitaneria di Porto, secondo cui non esisterebbero vere barriere amministrative all’utilizzo delle infrastrutture portuali, grazie anche alle cosiddette clausole multi-vettore previste nelle concessioni, che consentirebbero l’accesso agli approdi anche ad altri operatori del settore.
Secondo il Consiglio di Stato, proprio questi elementi avrebbero richiesto ulteriori approfondimenti istruttori prima di giungere alla conclusione che il mercato fosse sostanzialmente chiuso. La sentenza osserva infatti che non risultano dimostrati casi concreti nei quali nuovi operatori abbiano realmente tentato di entrare nel mercato ricevendo un rifiuto di accesso agli approdi o alle infrastrutture disponibili.
La decisione dedica ampio spazio anche ai principi elaborati dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea in materia di abuso di posizione dominante. Viene ricordato come un prezzo possa essere considerato abusivo soltanto quando risulti privo di un ragionevole rapporto con il valore economico del servizio offerto e solo dopo un’attenta analisi dei costi, dei margini di profitto e del confronto con mercati realmente comparabili.
Il Consiglio di Stato evidenzia inoltre come la semplice presenza di prezzi elevati non costituisca automaticamente una violazione delle regole sulla concorrenza. Occorre infatti verificare tutte le circostanze del caso concreto, comprese la struttura del mercato, l’eventuale presenza di concorrenti, le possibilità di accesso di nuovi operatori e l’effettiva esistenza di ostacoli alla concorrenza.
La pronuncia rappresenta quindi un passaggio particolarmente rilevante nella giurisprudenza amministrativa in materia di concorrenza, poiché ribadisce che l’accertamento di un abuso di posizione dominante richiede un’istruttoria estremamente approfondita e basata su dati concreti, soprattutto quando si interviene in mercati complessi e strategici come quello dei collegamenti marittimi nello Stretto di Messina.
La sentenza costituisce un importante precedente anche per l’attività futura dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, chiamata a motivare in maniera dettagliata gli elementi che dimostrano l’effettiva assenza di concorrenza e la presenza di prezzi realmente abusivi prima di adottare provvedimenti sanzionatori. Seguiranno risvolti.

















