Messina — Sul porto di Tremestieri, il Comitato Autotrasportatori Libera Concorrenza – Stretto di Messina solleva interrogativi per la gestione economica dei dragaggi e sulla ripartizione degli oneri tra concessionario e Autorità di Sistema Portuale.
Il tema è delicato perché tocca un’infrastruttura strategica per i collegamenti nello Stretto e perché riguarda una voce di costo — quella del mantenimento dei fondali — che può incidere in modo significativo sui bilanci pubblici.
La segnalazione del Comitato: costi aumentati e possibile cambio di modello
Secondo quanto riportato nella nota del presidente Francesco Caruso, negli ultimi anni si sarebbe verificato un cambiamento rilevante nella gestione del dragaggio del porto.
Il Comitato evidenzia un confronto economico:
- circa 3,43 milioni di euro per la concessione quadriennale assegnata a COMET S.r.l.;
- circa 2,39 milioni di euro per interventi di dragaggio e manutenzione dei fondali a carico dell’Autorità Portuale;
- un quadro economico complessivo vicino ai 3 milioni di euro.
La domanda posta dagli autotrasportatori è diretta: se in passato il dragaggio risultava a carico del gestore e con costi più contenuti, perché oggi viene finanziato con risorse pubbliche e con importi più elevati?
La concessione COMET: cosa prevedono gli atti ufficiali
Il quadro amministrativo è definito dal Decreto n. 70 del 28 marzo 2024, con cui l’Autorità di Sistema Portuale dello Stretto ha aggiudicato la concessione a COMET S.r.l., unica partecipante alla gara.
L’oggetto dell’affidamento comprende:
- gestione commerciale del porto;
- custodia e sicurezza dello scalo;
- attività di manutenzione dell’area portuale.
Proprio la definizione di “manutenzione” rappresenta uno dei punti centrali dell’analisi: nei documenti pubblici non emerge in modo esplicito un riferimento diretto all’obbligo di sostenere integralmente le operazioni di dragaggio dei fondali.
Questa distinzione è cruciale perché separa la gestione operativa del terminal dalle attività infrastrutturali più complesse.
Il dragaggio 2025: intervento pubblico autorizzato
Parallelamente alla concessione, l’Autorità di Sistema Portuale ha attivato un intervento di ripristino dei fondali del porto di Tremestieri, autorizzato tramite procedura ambientale ai sensi dell’art. 109 del D.Lgs. 152/2006.
L’intervento riguarda il “ripristino del passo di accesso al porto mediante rimozione dei materiali accumulati nei fondali”, con un quadro tecnico ed economico che, secondo gli atti disponibili, si colloca nell’ordine di alcuni milioni di euro.
Si tratta di operazioni che oggi rientrano in procedure ambientali complesse, con obblighi di caratterizzazione dei sedimenti, monitoraggi e gestione del materiale escavato.
Il punto sollevato dal Comitato: continuità o cambio di oneri?
La questione posta dagli autotrasportatori non riguarda solo i costi attuali, ma la loro distribuzione nel tempo.
Il Comitato sottolinea infatti che in passato il dragaggio fosse in capo al concessionario, mentre oggi risulterebbe finanziato dall’ente pubblico.
Tale ricostruzione confermata documentalmente, si tratterebbe non necessariamente di un’irregolarità, ma di un cambio di modello gestionale dell’infrastruttura portuale.
Resta però un punto aperto: nei documenti attuali la manutenzione è attribuita al concessionario, ma non risulta chiaramente definito se ciò includa anche il dragaggio dei fondali o solo le attività operative interne allo scalo.
Esposto alla Corte dei Conti: chiesto il controllo sul possibile cambio di regime dei costi
Il quadro del dibattito si è ulteriormente ampliato dopo la comunicazione del Comitato Autotrasportatori Libera Concorrenza – Stretto di Messina, che ha reso noto di aver presentato un esposto alla Procura Regionale della Corte dei Conti per la Sicilia.
L’iniziativa punta a verificare la legittimità e la convenienza economica delle scelte amministrative che, secondo il Comitato, avrebbero determinato un possibile trasferimento degli oneri di manutenzione e dragaggio dei fondali del porto di Tremestieri dal concessionario privato all’Autorità di Sistema Portuale dello Stretto.
Nella ricostruzione riportata, il Comitato richiama anche una storica segnalazione dell’AGCM del 2014, secondo cui tali costi sarebbero stati in passato integralmente a carico del concessionario.
L’attenzione si concentra inoltre sul più recente assetto gestionale, in particolare sul Decreto n. 96 del 12 giugno 2026, che avrebbe approvato un accordo quadro quadriennale per la manutenzione dei fondali per circa 2,95 milioni di euro, configurando — secondo i firmatari dell’esposto — un possibile cambio di modello con impatto sulle risorse pubbliche.
L’esposto chiede quindi alla magistratura contabile di verificare eventuali profili di danno erariale, la coerenza delle scelte amministrative e la corretta imputazione dei costi tra pubblico e privato.
Un tema comune a molti porti italiani
La situazione di Tremestieri non è isolata.
In diversi scali nazionali la gestione dei dragaggi è oggi suddivisa tra:
- Autorità portuali, per interventi infrastrutturali e di mantenimento della navigabilità;
- operatori privati, per attività interne alle concessioni;
- enti pubblici, per interventi straordinari o ambientali.
L’aumento dei vincoli ambientali e dei costi tecnici ha reso queste operazioni più complesse rispetto al passato, rendendo spesso difficile il confronto diretto tra diverse epoche gestionali.
Conclusione
Il caso del porto di Tremestieri assume ora una dimensione più ampia, dopo l’esposto alla Corte dei Conti che introduce formalmente il tema della verifica contabile e della possibile evoluzione del modello di gestione.
Dalla documentazione amministrativa emergono due livelli interpretativi: da un lato una concessione che attribuisce al gestore compiti estesi di manutenzione e gestione operativa; dall’altro interventi di dragaggio qualificati come opere infrastrutturali autonome, oggi finanziate dall’Autorità Portuale.
La questione centrale, sollevata anche dal Comitato, riguarda quindi non soltanto l’entità dei costi, ma la loro corretta allocazione nel tempo e la coerenza del sistema concessorio rispetto ai benefici economici derivanti dalla gestione dello scalo.
L’eventuale istruttoria della Corte dei Conti potrà chiarire se si sia trattato di una fisiologica evoluzione normativa e tecnica nella gestione dei porti, oppure di un mutamento sostanziale nella distribuzione degli oneri tra soggetti privati e collettività pubblica.

















