Il Comitato Pendolari dello Stretto: “Il problema è il sottoutilizzo delle rotte”

Il Comitato Pendolari dello Stretto chiede di riattivare i collegamenti per i veicoli civili e di sfruttare tutte le rotte disponibili: “Soluzioni immediate e a costo zero per lo Stato”
caronte e tourist stretto di messina

Stretto di Messina – Le code interminabili agli imbarchi sullo Stretto di Messina tornano periodicamente al centro del dibattito pubblico. Ma secondo il Comitato Pendolari dello Stretto, il problema non dovrebbe essere ricondotto esclusivamente alla contrapposizione tra favorevoli e contrari al Ponte sullo Stretto.

In una nota sui social, il Comitato sposta l’attenzione sulla gestione attuale dei collegamenti marittimi e, in particolare, sul sottoutilizzo delle rotte disponibili per attraversare lo Stretto.

“Ogni anno la stampa locale strumentalizza i periodi di code interminabili in maniera politica”, sostiene il Comitato, secondo cui il rischio è quello di alimentare una contrapposizione tra posizioni pro e contro il Ponte, senza affrontare le criticità che oggi interessano quotidianamente pendolari e viaggiatori.

Quattro rotte, ma una sola per le auto civili

Il punto centrale della nota riguarda le quattro direttrici marittime individuate dal Comitato. Secondo i pendolari, attualmente soltanto una viene utilizzata per il trasporto delle automobili civili, lasciando di fatto inutilizzata una parte della capacità disponibile.

Il Comitato cita in particolare:

  • Villa San Giovanni – Messina Porto Storico, collegamento che, secondo la nota, è stato chiuso nel 2017;
  • Villa San Giovanni – Tremestieri, destinato al traffico pesante;
  • Reggio Calabria – Tremestieri, utilizzato, secondo il Comitato, da anni prevalentemente per il trasporto dei mezzi pesanti;
  • Villa San Giovanni – Rada San Francesco, indicata come l’unica opzione oggi disponibile per il passaggio dei veicoli civili.


È proprio quest’ultimo collegamento, secondo il Comitato, a rappresentare oggi il principale punto di concentrazione del traffico privato, con conseguenze sui tempi di attesa e sui costi sostenuti dagli utenti.

“Una situazione che si trascina da anni”

Per il Comitato Pendolari dello Stretto, l’attuale configurazione dei collegamenti sarebbe il risultato di una situazione consolidata nel tempo e peggiorata, a loro giudizio, a partire dal 2017.

La nota pone inoltre l’attenzione sul ruolo degli operatori e sulla disponibilità delle navi. Il Comitato sostiene che alcune unità navali rimangano inutilizzate e collega questa situazione alla mancata riattivazione del collegamento tra Villa San Giovanni e il porto storico di Messina.

Si tratta di affermazioni che chiamano in causa direttamente l’organizzazione del servizio e che, per il Comitato, meritano un confronto pubblico basato sui dati relativi a rotte, capacità di trasporto, frequenze e domanda effettiva.

Il dibattito sul Ponte non basta

La posizione espressa dai pendolari non coincide con una contrarietà alla realizzazione del Ponte sullo Stretto. Al contrario, nella nota il Comitato definisce l’opera “utile e necessaria” e sottolinea che, una volta realizzato il collegamento stabile, l’obiettivo sarebbe quello di poter attraversare lo Stretto in pochi minuti.

Ma, nel frattempo, secondo i pendolari, occorre intervenire sul sistema dei collegamenti esistente.

Il confronto tra “Ponte” e “No Ponte”, si legge nella nota, rischierebbe di oscurare il problema concreto vissuto ogni giorno da centinaia di migliaia di passeggeri: la possibilità di utilizzare in maniera più efficiente tutte le infrastrutture e le rotte già disponibili.

Le due proposte del Comitato

La soluzione indicata dal Comitato viene definita semplice, immediata e senza costi aggiuntivi per lo Stato.

Le richieste sono principalmente due:

  1. riammettere i veicoli civili sulla rotta Reggio Calabria – Tremestieri;
  2. riattivare per tutto l’anno il collegamento Bluferries tra Villa San Giovanni e il porto storico di Messina.


Secondo i pendolari, una maggiore distribuzione del traffico tra le diverse rotte potrebbe contribuire a ridurre la pressione sull’unico collegamento oggi utilizzato dai veicoli civili, migliorando la gestione dei flussi e riducendo i disagi per chi attraversa quotidianamente lo Stretto.

La richiesta: superare la contrapposizione e intervenire sui servizi

Il messaggio del Comitato è quindi rivolto soprattutto alla gestione dell’emergenza quotidiana. In attesa delle grandi opere e delle decisioni strategiche sul futuro dell’attraversamento dello Stretto, i pendolari chiedono di intervenire sulle infrastrutture e sui servizi già esistenti.

Il tema, secondo la loro posizione, non dovrebbe essere soltanto Ponte sì o Ponte no, ma anche come rendere più efficiente, nell’immediato, il sistema dei traghetti.

La questione resta dunque aperta e riguarda non soltanto il dibattito politico sul futuro dello Stretto, ma anche la mobilità quotidiana di lavoratori, studenti, residenti, pendolari e viaggiatori che ogni giorno devono attraversare il tratto di mare tra Sicilia e Calabria.

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