Autotrasporti siciliani, il presidente del comitato attacca: «La protesta non diventi uno strumento per gli interessi di pochi»

Il presidente del Comitato Autotrasportatori Libera Concorrenza Regione Sicilia critica la gestione della mobilitazione e chiede verifiche sulle tariffe marittime, sui finanziamenti del Sea Modal Shift e sui rapporti tra grandi operatori e piccoli trasportatori. Nel mirino il gruppo Grimaldi, la rappresentanza di Totò Bella e le condizioni economiche delle imprese che lavorano su strada
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Autotrasporto siciliano, si accende il confronto sulla rappresentanza della categoria e sulla gestione della protesta. Francesco Caruso, presidente del Comitato Autotrasportatori Libera Concorrenza Regione Sicilia, prende posizione a sostegno della prosecuzione della mobilitazione e solleva interrogativi sulla destinazione degli incentivi pubblici per l’intermodalità, sulle tariffe del trasporto marittimo e sulle condizioni economiche in cui operano le piccole e medie imprese del settore.

Secondo Caruso, la protesta degli autotrasportatori siciliani rischierebbe di essere utilizzata per sostenere soprattutto gli interessi di un gruppo ristretto di grandi operatori dell’intermodalità, anziché affrontare le difficoltà che gravano quotidianamente sulle migliaia di imprese che lavorano prevalentemente o esclusivamente su strada.

Il nodo della rappresentanza: chi tutela gli autotrasportatori siciliani?

La prima questione sollevata dal presidente del Comitato riguarda il ruolo di Totò Bella nella gestione della mobilitazione.

«Chi rappresenti veramente? Gli autotrasportatori siciliani oppure gli interessi di alcuni grandi operatori dell’intermodalità, legati al mondo ALIS?», è la domanda posta da Caruso, che contesta una linea sindacale e associativa che, a suo giudizio, non darebbe sufficiente spazio alle esigenze dei piccoli e medi autotrasportatori.

Al centro della critica ci sono i benefici economici legati al Sea Modal Shift, il programma di incentivi pubblici destinato a favorire il trasferimento del trasporto merci dalla strada al mare, già noto come Marebonus.

Caruso sostiene che le richieste di finanziamento per l’intermodalità debbano essere valutate anche alla luce delle condizioni delle imprese che continuano a sostenere direttamente i costi del trasporto su gomma.

La sua contestazione non riguarda il trasporto marittimo in quanto tale, ma il rischio che gli strumenti pubblici di sostegno finiscano per favorire soprattutto gli operatori di maggiori dimensioni, lasciando in secondo piano le necessità dei piccoli trasportatori.

Tariffe marittime e gruppo Grimaldi: chieste verifiche sulla concorrenza

Un altro punto centrale della presa di posizione riguarda il trasporto marittimo delle merci e il ruolo del gruppo Grimaldi nei collegamenti utilizzati dagli autotrasportatori siciliani.

Caruso richiama l’attenzione su una presunta crescita delle tariffe negli ultimi dieci anni e riferisce di aver ricevuto segnalazioni da parte di alcuni operatori del settore.

Tra gli importi indicati figura il costo del trasporto di un semirimorchio da 13,50 metri sulle tratte Ravenna-Catania e Catania-Ravenna:

  • Ravenna-Catania: 1.650 euro, IVA compresa.
  • Catania-Ravenna: 1.550 euro, IVA compresa.


Si tratta di cifre riferite da alcuni autotrasportatori e che, secondo Caruso, dovrebbero essere verificate e confrontate con le tariffe applicate negli anni precedenti. Per accertare l’andamento dei prezzi sarebbe necessario disporre di dati storici omogenei, tenendo conto delle condizioni commerciali e dei servizi inclusi.

Da qui l’interrogativo sulla concorrenza effettiva nei collegamenti marittimi interessati, anche alla luce del ridimensionamento della presenza di Tirrenia su alcune rotte.

«Dove erano questi grandi autotrasportatori quando le tariffe marittime aumentavano? Perché non hanno chiesto all’Antitrust di verificare le condizioni di concorrenza?», domanda il presidente del Comitato.

Caruso ritiene che il sistema debba essere sottoposto a un esame approfondito per verificare se esistano condizioni in grado di penalizzare le imprese più piccole. Le sue affermazioni costituiscono una richiesta di accertamento e non dimostrano, di per sé, l’esistenza di violazioni della concorrenza o di comportamenti illeciti da parte degli operatori citati.

Grandi imprese e piccoli padroncini: il divario delle condizioni commerciali

Secondo Caruso, le differenze dimensionali tra le imprese incidono in maniera significativa sulla capacità di competere nel mercato del trasporto merci.

I grandi operatori, grazie ai volumi movimentati, possono avere maggiori margini negoziali nelle trattative commerciali e nell’acquisto dei servizi. I piccoli autotrasportatori, al contrario, devono affrontare costi di esercizio elevati e dispongono spesso di una minore capacità contrattuale.

Il rischio denunciato dal Comitato è che questa disparità si traduca in una progressiva difficoltà per le imprese individuali e per quelle di dimensioni ridotte, fino a comprometterne la sostenibilità economica.

È in questo contesto che Caruso contesta la centralità attribuita alle richieste di nuovi incentivi per l’intermodalità, sostenendo che le esigenze dei trasportatori che operano su strada debbano ricevere altrettanta attenzione.

«Non siamo contrari al trasporto marittimo», è la posizione espressa dal presidente, che chiede tuttavia di evitare che una mobilitazione presentata come rappresentativa dell’intera categoria finisca per concentrarsi prevalentemente sulle esigenze economiche di una quindicina di grandi operatori.

Grande distribuzione organizzata, tariffe e pagamenti: le criticità denunciate

La presa di posizione si estende ai rapporti commerciali tra autotrasportatori e grande distribuzione organizzata (GDO), un ambito nel quale, secondo Caruso, emergerebbero ulteriori difficoltà per le imprese più piccole.

Il presidente riferisce di casi in cui il trasporto verrebbe remunerato con tariffe di circa 1,20 euro al chilometro e segnala lamentele relative a tempi di pagamento che arriverebbero a 90 o persino 120 giorni.

Si tratta di condizioni riferite dal Comitato, che richiederebbero verifiche sui singoli rapporti contrattuali, sulle percorrenze effettive, sui servizi richiesti e sui costi sostenuti dalle imprese.

Caruso solleva inoltre interrogativi sulle modalità di fornitura del gasolio da parte di alcune grandi aziende ai piccoli trasportatori, con particolare riferimento alla fatturazione e al recupero delle accise.

Anche su questo punto, il presidente chiede approfondimenti per accertare la correttezza delle procedure adottate e l’eventuale presenza di condizioni contrattuali penalizzanti.

«Perché non si affrontano questi problemi? Perché non si denunciano nelle sedi competenti le eventuali condizioni contrattuali scorrette? Perché non si chiede il rispetto di tariffe sostenibili e tempi di pagamento certi?», è la serie di interrogativi con cui Caruso richiama l’attenzione sulle difficoltà economiche della categoria.

Il sostegno alla protesta e la posizione di Pippo Richichi

Sul fronte della mobilitazione, Francesco Caruso dichiara il proprio sostegno alla posizione di Pippo Richichi, presidente dell’AIAS, condividendone la volontà di proseguire lo stato di fermo insieme agli autotrasportatori calabresi e agli altri operatori aderenti alla protesta.

Per il Comitato, la mobilitazione deve continuare a rappresentare un’occasione per ottenere risposte concrete sui costi di esercizio, sulla remunerazione dei servizi di trasporto e sulle condizioni contrattuali delle imprese.

Caruso precisa, al tempo stesso, che la protesta deve svolgersi nel rispetto della legge e della libertà di circolazione.

Nel documento viene chiamato in causa anche il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, al quale il presidente del Comitato chiede risposte puntuali alle rivendicazioni degli autotrasportatori siciliani e calabresi.

Tra le priorità indicate figurano interventi sui costi di esercizio, condizioni economiche sostenibili per il trasporto merci, tempi di pagamento certi e maggiori tutele per le piccole e medie imprese.

La richiesta di un’inchiesta istituzionale e l’intervento dell’Antitrust

La proposta conclusiva di Caruso è l’apertura di un approfondimento istituzionale, anche attraverso gli strumenti previsti dalla legge per eventuali commissioni d’inchiesta, oltre al coinvolgimento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM).

Il Comitato chiede che siano esaminate le condizioni concorrenziali del trasporto marittimo, le tariffe applicate dal gruppo Grimaldi, i benefici economici collegati al Sea Modal Shift e i rapporti commerciali tra alcune grandi imprese di autotrasporto del Catanese e i piccoli operatori.

L’obiettivo dichiarato è verificare se esistano distorsioni del mercato e se le attuali misure di sostegno garantiscano condizioni adeguate anche alle imprese di minori dimensioni.

Le questioni sollevate richiedono l’acquisizione di dati, documenti tariffari, contratti e informazioni sui beneficiari degli incentivi. Un eventuale accertamento dovrà distinguere le criticità denunciate dalle violazioni effettivamente riscontrate, nel rispetto delle competenze delle autorità interessate.

«La nostra battaglia è per chi lavora e rischia il proprio capitale»

Nella parte finale del suo intervento, Francesco Caruso prende le distanze dalla rappresentanza di Totò Bella, contestando quella che considera una gestione della protesta orientata a privilegiare gli interessi di pochi operatori.

La linea del Comitato, afferma, è invece quella di tutelare gli autotrasportatori che investono risorse proprie, sostengono quotidianamente i costi del trasporto e affrontano un mercato sempre più difficile.

La richiesta è quella di una rappresentanza capace di dare voce all’intera categoria, senza trascurare le imprese più piccole e quelle che non possono contare sui volumi e sul potere negoziale dei grandi gruppi.

La posizione di Caruso riporta così al centro del dibattito il rapporto tra trasporto stradale e intermodalità, la distribuzione degli incentivi pubblici e la necessità di garantire condizioni di concorrenza eque.

Il confronto resta aperto: da una parte, la necessità di sostenere il trasporto marittimo e le soluzioni intermodali; dall’altra, la richiesta che i benefici delle politiche pubbliche non lascino indietro le imprese che operano su strada.

Per il presidente del Comitato Autotrasportatori Libera Concorrenza Regione Sicilia, la priorità è chiara: libera concorrenza, tariffe giuste, pagamenti certi e una rappresentanza forte e credibile per tutti gli autotrasportatori.

Francesco Caruso – Presidente del Comitato Autotrasportatori Libera Concorrenza Regione Sicilia

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