VILLA SAN GIOVANNI (RC) – Non esiste città senza comunità. È questo il messaggio al centro della riflessione di Giusy Caminiti, sindaca di Villa San Giovanni, che richiama il ruolo della politica e delle istituzioni locali in una fase storica segnata da scelte decisive per il futuro dei territori, a partire dalla questione del Ponte sullo Stretto di Messina.
Un tema che, da anni, attraversa il dibattito pubblico e che continua a incidere sulla vita dei cittadini, in particolare su quella delle persone interessate dagli espropri, oltre che sulle prospettive di sviluppo urbanistico ed economico dell’area dello Stretto.
Secondo Caminiti, l’attuale fase del confronto sul Ponte ha messo in evidenza una questione fondamentale: la comunità non può accontentarsi di essere rappresentata sul piano amministrativo e istituzionale, ma ha bisogno di risposte concrete. Risposte che, sottolinea la sindaca, le istituzioni di livello superiore non sempre riescono o intendono fornire.
Villa San Giovanni e il bisogno di ascolto dei cittadini
Nel suo intervento, Caminiti parte dalla riflessione sul rapporto tra le città e la storia per evidenziare le difficoltà di Villa San Giovanni, territorio calabrese direttamente coinvolto nel dibattito sul collegamento stabile tra Sicilia e Calabria.
In una vicenda tanto delicata e divisiva, la domanda della sindaca è chiara: chi si è occupato realmente della vita delle persone e dei bisogni quotidiani della comunità?
La politica, osserva, rischia di concentrarsi sulle grandi decisioni e sulle questioni considerate epocali, trascurando ciò che dovrebbe rappresentare la sua priorità: la qualità della vita dei cittadini, soprattutto di quelli più vulnerabili.
Bambini, anziani, persone con disabilità, cittadini emarginati, immigrati e famiglie prive di reddito sono le categorie che necessitano di maggiore attenzione. Accanto a loro ci sono gli invisibili, persone che, per dignità, pudore o necessità, spesso non riescono neppure a esprimere il proprio disagio o a rivendicare i diritti di cui sono titolari.
È proprio in questa dimensione che, per Caminiti, si misura il valore dell’azione politica e amministrativa: nella capacità di individuare i bisogni, ascoltare chi non ha voce e costruire risposte efficaci.
Il peso dei Comuni e la carenza di risorse
In prima linea, nella ricerca quotidiana delle risposte ai bisogni sociali, ci sono i sindaci e le amministrazioni comunali. Una posizione che, secondo la sindaca di Villa San Giovanni, si accompagna sempre più spesso a risorse insufficienti, carenza di personale e difficoltà nel coinvolgere una comunità attiva e partecipe.
Gli amministratori locali sono chiamati a resistere alle difficoltà, ma anche a continuare a progettare il futuro. Sono loro a cercare finanziamenti attraverso bandi, a elaborare proposte e a inseguire opportunità per riqualificare gli spazi pubblici, riaprire scuole e migliorare le infrastrutture, fino a interventi essenziali come la manutenzione delle strade.
Un lavoro quotidiano che, nelle parole di Caminiti, non ha nulla di eroico: chi sceglie di amministrare una città non deve essere considerato un eroe, ma una persona chiamata ad assumersi responsabilità precise nei confronti dei cittadini.
La difficoltà, tuttavia, è riuscire a esercitare questo ruolo senza sentirsi soli, soprattutto quando le decisioni da prendere sono impopolari o richiedono di sacrificare un risultato immediato per raggiungere un obiettivo più importante nel lungo periodo.
«La nostra forza è essere cittadini tra i cittadini»
Il punto di partenza, sostiene Caminiti, deve essere la consapevolezza che un sindaco non può amministrare efficacemente senza il sostegno e la partecipazione della comunità che rappresenta.
La responsabilità di chi governa una città consiste anche nel riconoscere i propri limiti, trovare il coraggio di assumere decisioni difficili e condividere una visione capace di guardare oltre le emergenze del presente.
Il sindaco è il primo cittadino, ma non deve perdere il legame con gli altri cittadini. Caminiti richiama, in questo senso, il significato dell’espressione latina primus inter pares, primo tra pari: una definizione che restituisce l’idea di un’amministrazione fondata sulla vicinanza, sulla responsabilità e sul rapporto diretto con la comunità.
Una prospettiva particolarmente impegnativa nei momenti in cui occorre scegliere tra il consenso immediato e l’interesse collettivo, ma necessaria per garantire una rappresentanza autentica.
La dignità dell’azione amministrativa, sottolinea la sindaca, si rafforza quando chi governa può presentarsi ai tavoli istituzionali come rappresentante di una comunità libera, che non chiede favori ma pretende il rispetto delle regole democratiche.
Sindaci calabresi, superare le divisioni politiche
La riflessione si allarga quindi al ruolo dei sindaci calabresi, spesso alle prese con difficoltà simili e con la necessità di individuare proposte comuni per affrontare i problemi dei territori.
Nonostante la condivisione delle criticità, il rischio è quello di rimanere divisi dalle appartenenze partitiche, finendo per cercare nella propria collocazione politica la forza necessaria per incidere sulle decisioni.
Per Caminiti, si tratta di un errore di prospettiva. La vera forza degli amministratori locali non deriva dalle appartenenze, ma dai valori e dai principi della comunità che rappresentano.
I cittadini, in questa visione, non possono essere considerati un semplice bacino elettorale da mobilitare in occasione delle elezioni. Sono, al contrario, un investimento per il futuro, il fondamento sul quale costruire politiche pubbliche credibili e durature.
Giustizia sociale e partecipazione per rilanciare la democrazia
Nel suo intervento, la sindaca richiama anche la riflessione di Filippo Veltri sul legame tra le parole sindacato e sindaco, ricondotte alla radice greca syn, insieme, e dike, giustizia.
Un richiamo che diventa un invito ad accettare una sfida comune: rafforzare la partecipazione democratica e rilanciare luoghi di confronto politico e programmatico capaci di coinvolgere tutti gli attori della società.
Partiti, associazioni, sindacati, movimenti e singoli cittadini devono poter contribuire alla costruzione di proposte condivise, in un dialogo che restituisca dignità a ogni soggetto coinvolto e superi le divisioni che indeboliscono la rappresentanza.
Equità e giustizia sociale devono diventare, in questa prospettiva, i principi guida dell’azione politica.
Il messaggio di Giusy Caminiti parte da Villa San Giovanni, attraversa le difficoltà dei Comuni calabresi e si rivolge al sistema istituzionale nel suo complesso. Al centro non ci sono soltanto le grandi opere o le decisioni destinate a segnare la storia, ma soprattutto le persone che vivono quotidianamente le conseguenze delle scelte politiche.
Perché una città non si costruisce soltanto attraverso le infrastrutture, i finanziamenti o i progetti di sviluppo. Si costruisce anche attraverso l’ascolto, la solidarietà, la partecipazione e la capacità di non lasciare indietro nessuno.
Non esiste città senza comunità: è da questo legame che, secondo la sindaca di Villa San Giovanni, deve ripartire una politica capace di tutelare la democrazia e restituire centralità ai cittadini.















