Il dibattito sul Ponte sullo Stretto di Messina si arricchisce di un nuovo e rilevante contributo tecnico.
Con una nota formale indirizzata al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici (CSLLPP), il professor ingegner Antonino Risitano, già ordinario di Costruzione di Macchine presso il Politecnico di Torino e l’Università di Catania, riporta l’attenzione su uno degli elementi più critici dell’intero progetto: i cavi principali di sospensione.
La lettera, datata 28 gennaio 2026, solleva interrogativi cruciali sulla sicurezza, affidabilità e durabilità dei cavi che dovrebbero sostenere l’opera per almeno 200 anni, senza possibilità di sostituzione.
Il punto centrale: conoscere davvero la resistenza dei cavi
Secondo Risitano, la conoscenza completa delle caratteristiche meccaniche dei cavi portanti non è un dettaglio progettuale, ma un prerequisito indispensabile per stabilire la fattibilità stessa del ponte.
Già in precedenti interventi tecnici e in una relazione trasmessa alla Commissione VIA-VAS del MASE nell’ottobre 2024, l’ingegnere aveva evidenziato che:
le caratteristiche di resistenza dei cavi non sono oggi conosciute con sufficiente certezza;
non esistono, allo stato, programmi di prova completi e adeguati;
procedere senza tali verifiche comporterebbe il rischio di opere incompiute, spreco di risorse pubbliche e danni ambientali irreversibili.
Osservazioni che, inizialmente, la Società Stretto di Messina (SdM) e i progettisti avevano respinto, sostenendo l’inutilità di nuove prove sperimentali.
La svolta al Senato: “Le prove sono in corso”
Un passaggio chiave della nota riguarda quanto avvenuto il 18 novembre 2025, durante un incontro al Senato della Repubblica, organizzato dalla senatrice Elena Cattaneo.
In quell’occasione, Risitano ha chiesto pubblicamente se fossero finalmente iniziate le prove di fatica e di fretting sui cavi principali.
La risposta del professor Giorgio Diana, esperto della SdM, ha segnato una svolta inattesa: le prove sono effettivamente in corso.
Un’ammissione avvenuta alla presenza dell’amministratore delegato di SdM, Pietro Ciucci, e del suo staff tecnico.
Prove affidate a IHI: un segnale non secondario
Dalle informazioni successive, provenienti da ambienti vicini alla stessa SdM, emerge che le prove sarebbero affidate alla società giapponese IHI, oggi associata a Webuild nel progetto del ponte.
Un dettaglio tutt’altro che marginale: si tratta infatti di test estremamente complessi e costosi, difficilmente avviabili per semplice eccesso di prudenza.
Per Risitano, questo equivale a un riconoscimento implicito di due aspetti fondamentali:
i cavi previsti in progetto non garantiscono i coefficienti di sicurezza richiesti dalle normative vigenti (UNI, DIN, ASME);
date le caratteristiche uniche del ponte, è indispensabile ricorrere a una progettazione a fatica, basata su prove sperimentali complete di fatica e fretting.
Un appello al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici
La nota si chiude con un appello diretto al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, chiamato a esprimere un parere tecnico su un’opera di portata storica.
Risitano chiede che il CSLLPP:
riconosca la centralità del problema dei cavi portanti;
pretenda di conoscere i risultati completi e finali delle prove in corso;
valuti la fattibilità dell’opera solo alla luce di dati sperimentali certi.
Perché, come sottolinea l’ingegnere, dalla sicurezza dei cavi dipende non solo la durata, ma l’esistenza stessa del Ponte sullo Stretto di Messina.

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