Villa San Giovanni – Torna al centro del dibattito politico il progetto del Ponte sullo Stretto, dopo l’approvazione in Senato del nuovo decreto promosso dal governo. Il provvedimento, destinato a passare anche alla Camera entro il 10 maggio, riaccende le tensioni sul futuro delle infrastrutture nel Mezzogiorno.
A intervenire è il circolo PD “T. Giordano” di Villa San Giovanni, attraverso il segretario cittadino Enzo Musolino, che punta l’attenzione su un aspetto ritenuto cruciale: la rimodulazione delle risorse economiche previste per l’opera.
Secondo quanto evidenziato nella nota stampa, il decreto prevede una riduzione dei fondi immediatamente disponibili per il 2025 e il 2026, accompagnata da uno spostamento delle risorse verso un orizzonte temporale più lontano, tra il 2030 e il 2034. Una scelta che, di fatto, confermerebbe il rinvio dei cantieri e alimenterebbe dubbi sulla reale tempistica dell’intervento.
Nel mirino delle critiche c’è soprattutto la destinazione dei circa 2,8 miliardi di euro rimodulati. Per il circolo democratico, si tratta di risorse originariamente legate allo sviluppo dello Stretto che rischiano ora di essere impiegate altrove, senza ricadute dirette sui territori di Calabria e Sicilia.
“La domanda è semplice – sottolinea Musolino –: perché non utilizzare questi fondi per opere concrete e immediate a Villa San Giovanni, Messina e Reggio Calabria?”. Tra le priorità indicate figurano interventi su viabilità, infrastrutture portuali e progetti strategici come l’autoporto, ritenuti fondamentali per il rilancio dell’area.
Le perplessità aumentano anche alla luce delle osservazioni della Corte dei Conti sulla precedente delibera CIPESS relativa al Ponte, che avrebbe evidenziato criticità nell’impianto amministrativo. Un elemento che, secondo il PD locale, renderebbe ancora più urgente una revisione complessiva delle scelte finanziarie.
Il nodo centrale resta dunque quello della coerenza nell’utilizzo delle risorse: fondi pensati per lo sviluppo dello Stretto devono restare sul territorio o possono essere riallocati su altri progetti nazionali?
Il decreto, destinato a diventare legge nelle prossime settimane, rappresenta quindi non solo un passaggio tecnico, ma anche un banco di prova politico sul rapporto tra governo centrale e territori del Sud. E mentre il dibattito prosegue, da Villa San Giovanni si alza una richiesta chiara: trasformare le risorse disponibili in interventi concreti e immediati, capaci di rispondere alle reali esigenze infrastrutturali dell’area.
















