Una discussione ampia e trasversale sul Ponte sullo Stretto, sulle criticità del progetto e sulle prospettive reali di sviluppo del territorio dello Stretto di Messina. È questo il filo conduttore della riunione online organizzata dal Circolo PD Marconi di Roma e dal Circolo PD T. Giordano di Villa San Giovanni, che ieri, 18 novembre, ha visto collegati amministratori, parlamentari, associazioni, rappresentanti del mondo accademico e diversi comitati civici. Un confronto non ideologico, come sottolineato dagli organizzatori, ma orientato a valutare nel merito il progetto e a proporre alternative concrete per Villa San Giovanni, Reggio e Messina.
Ad aprire l’analisi è stata la relazione del prof. Guido Signorino, ordinario di Economia Applicata all’Università di Messina, che ha evidenziato come l’attuale proposta di Ponte presenti “lacune ingegneristiche, giuridiche ed economiche tali da impedirne la reale cantierabilità”. Un documento, ha spiegato, “non strutturato come un vero progetto” ma funzionale più alle “narrative politiche” che alle esigenze del territorio.
Nel dibattito sono intervenuti rappresentanti delle Federazioni Metropolitane PD di Reggio Calabria e Messina, con Armando Hyerace e Peppe Panetta, oltre a numerosi parlamentari e consiglieri. Presenti anche WWF, CGIL e i comitati civici impegnati da anni nel monitoraggio dei rischi collegati all’opera.
Particolarmente significativi gli interventi di Rossella Bulsei, presidente del comitato villese “Titengostretto” e tra i soggetti inseriti nella procedura espropriativa, e della sindaca di Villa San Giovanni, Giusy Caminiti. Entrambe hanno richiamato l’urgenza di tutelare uno Stretto fragile, dove un’opera così invasiva rischia di aggravare criticità strutturali già esistenti. “Il territorio non è preparato – hanno ribadito – e la priorità deve restare la sicurezza e la qualità della vita dei cittadini”.
Tra i nodi sollevati è emerso anche l’impatto sul sistema portuale e sul traffico marittimo. I parlamentari Nicola Irto e Nico Stumpo hanno sottolineato come il progetto ammetta un franco navigabile ridotto, potenzialmente incompatibile con il passaggio delle grandi navi operative nello Stretto. Un limite che potrebbe penalizzare infrastrutture strategiche come il porto di Gioia Tauro, compromettendo la competitività dell’intero corridoio logistico.
Il dibattito ha toccato anche il piano politico-istituzionale, con critiche alle recenti polemiche contro la Corte dei Conti, accusata dal Governo di rallentare la procedura attraverso rilievi di legittimità. Un attacco giudicato “ingiustificato e pericoloso”, inserito in un clima più generale di tensione verso gli organismi di controllo.
A conclusione della riunione, i circoli PD e le associazioni aderenti al fronte critico hanno ribadito la volontà di proporre un percorso alternativo di sviluppo: investimenti sulla mobilità locale, sul potenziamento dei collegamenti marittimi e stradali, e sulla rigenerazione delle aree costiere. “Non si può spacciare per progresso un’illusione priva di fondamento”, dichiara Enzo Musolino, segretario del Circolo PD T. Giordano. “Gli abitanti dello Stretto – gli ‘Strettesi’, come li ha chiamati la sindaca Caminiti – meritano opportunità reali di lavoro, innovazione e crescita, non un azzardo da 14 miliardi”.
Musolino chiude con un messaggio chiaro: “Abbiamo messo in campo serietà, dati e buon senso. Ora serve che il Governo ascolti ciò che il territorio sta dicendo con forza: lo Stretto non può permettersi un progetto così fragile e costoso”.

















