Ponte sullo Stretto, i cavi del progetto sotto esame: Risitano chiede chiarezza sulle prove di fatica

Il Prof. Ing. Antonino Risitano solleva interrogativi sulla tenuta degli acciai da 1.960 MPa e sui tempi necessari per validare sperimentalmente i cavi del Ponte sullo Stretto
cavi del ponte sullo stretto di messina

Il tema della sicurezza e della durabilità dei cavi torna al centro del dibattito sul Ponte sullo Stretto di Messina. A sollevare nuovi interrogativi è il Prof. Ing. Antonino Risitano, che concentra la propria analisi su un aspetto eminentemente tecnico: la necessità di verificare sperimentalmente, attraverso prove e procedure adeguate, la capacità dei materiali previsti dal progetto di sopportare le sollecitazioni nel lungo periodo.

Il punto di partenza dell’ingegnere è netto: quando si affrontano questioni esclusivamente scientifiche e tecniche, sostiene Risitano, un’analisi condotta senza condizionamenti dovrebbe portare a conclusioni verificabili e, soprattutto, basate sui risultati sperimentali.

Il nodo degli acciai da 1.960 MPa

Al centro delle osservazioni ci sono gli acciai ad alta resistenza indicati per i cavi del progetto, con una resistenza nominale nell’ordine dei 1.960 MPa.

Secondo Risitano, occorre conoscere in modo trasparente gli esiti delle prove di fatica sui cavi e sui relativi elementi costruttivi, perché la semplice disponibilità di valori teorici di resistenza non sarebbe sufficiente a dimostrare l’affidabilità dell’intero sistema.

La questione è particolarmente delicata perché un ponte sospeso di dimensioni eccezionali deve garantire prestazioni dei cavi non soltanto nell’immediato, ma per una vita utile estremamente lunga. La fatica, quindi, rappresenta uno degli aspetti fondamentali da verificare attraverso campagne sperimentali coerenti con le condizioni reali di esercizio.

Risitano richiama inoltre le osservazioni attribuite al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici (CSLLPP) sulla necessità di effettuare verifiche e prove sui cavi. Nella sua interpretazione, senza una validazione sperimentale accompagnata da adeguati strumenti di calcolo e algoritmi di verifica, l’iter progettuale non potrebbe procedere regolarmente verso le successive fasi esecutive.

«Siamo all’anno zero?»

È proprio questo il passaggio che, secondo Risitano, merita maggiore attenzione.

Se le prove decisive sulla tenuta a fatica dei cavi devono ancora essere completate, sostiene l’ingegnere, si porrebbe un problema di sequenza progettuale: le verifiche sui materiali fondamentali di un’opera di queste dimensioni avrebbero dovuto rappresentare una delle basi iniziali della progettazione.

Da qui nasce la sua definizione provocatoria di «anno zero»: non nel senso che il progetto sarebbe necessariamente da abbandonare, ma perché la disponibilità di dati sperimentali certi sui cavi costituisce, nella sua lettura, una condizione preliminare per poter consolidare le successive scelte progettuali.

Lo scenario più critico: gli acciai non sufficienti

Risitano individua quindi diversi possibili scenari.

Il primo, e più problematico, sarebbe quello in cui gli acciai attualmente previsti non risultassero sufficientemente performanti rispetto alle verifiche richieste.

È importante sottolineare che questa eventualità, allo stato delle informazioni riportate nella nota dell’ingegnere, deve essere considerata come una ipotesi e non come un risultato sperimentale accertato. La mancata pubblicazione o presentazione di determinati risultati non equivale infatti, di per sé, alla dimostrazione che le prove abbiano dato esito negativo.

È proprio la disponibilità dei dati sperimentali che Risitano chiede di conoscere.

La possibile ricerca di nuovi acciai

Nel caso in cui gli acciai inizialmente individuati non dovessero soddisfare tutti i requisiti, si aprirebbe un secondo scenario: la ricerca e lo sviluppo di materiali ancora più performanti.

Nella sua analisi, Risitano richiama anche il possibile coinvolgimento della giapponese IHI, ipotizzando la ricerca di acciai con resistenze superiori ai 3.000 MPa.

Una simile strada, tuttavia, non sarebbe immediata. Un nuovo materiale destinato a un’opera infrastrutturale di questa importanza dovrebbe essere sottoposto a una complessa fase di caratterizzazione, verifica, produzione di elementi rappresentativi e campagne sperimentali.

Non basterebbe, in altre parole, individuare sulla carta un acciaio con una resistenza maggiore: sarebbe necessario dimostrare sperimentalmente che il materiale e il sistema costruttivo possano garantire le prestazioni richieste nelle effettive condizioni di esercizio.

Dalla ricerca alla certificazione: tempi potenzialmente lunghi

È su questo punto che Risitano esprime la previsione più drastica, arrivando a ipotizzare tempi dell’ordine di vent’anni per arrivare, nel caso peggiore, a individuare e validare materiali realmente idonei.

Si tratta, anche in questo caso, di una stima personale dell’ingegnere, non di una tempistica ufficiale del progetto.

Il problema tecnico, tuttavia, è concreto: tra la scoperta o selezione di un nuovo materiale e il suo eventuale impiego in un’opera unica per dimensioni e caratteristiche possono intercorrere numerose fasi di sperimentazione, qualificazione, progettazione e validazione.

Il ruolo di COWI e delle imprese

Un’altra questione sollevata da Risitano riguarda i soggetti chiamati a progettare e realizzare l’opera.

L’ingegnere sostiene che, di fronte a eventuali tempi molto lunghi legati alla ricerca e alla validazione dei materiali, sarebbe necessario verificare quale sia oggi il reale coinvolgimento dei progettisti e delle imprese interessate alla realizzazione del ponte.

Nella nota viene citata COWI per la progettazione e vengono richiamate le imprese che dovrebbero occuparsi della costruzione e delle lavorazioni specialistiche. Risitano ipotizza che eventuali difficoltà o ritardi prolungati possano modificare la disponibilità degli operatori coinvolti.

Anche questo punto, però, necessita di verifiche documentali e di riscontri ufficiali prima di poter parlare di un effettivo disimpegno o di un abbandono delle attività.

Ciucci: «Si tratta di temi su cui stiamo lavorando»

Nel dibattito assume quindi particolare rilievo la richiesta di chiarimenti rivolta da Risitano all’amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci, soprattutto sulle prove di fatica relative ai cavi previsti dal progetto.

La posizione attribuita a Ciucci — «Si tratta di temi su cui stiamo lavorando» — lascia aperta la questione centrale: quali sono i risultati delle prove effettuate, quali verifiche devono ancora essere completate e quando saranno disponibili i relativi dati?

Sono domande che riguardano direttamente la credibilità tecnica del percorso progettuale e che, proprio per la loro natura, dovrebbero trovare risposta attraverso documenti, relazioni, risultati sperimentali e valutazioni degli organismi competenti.

Il vero punto: dati pubblici e verificabili

Al di là delle diverse posizioni favorevoli o contrarie alla realizzazione del Ponte sullo Stretto, la questione posta da Risitano può essere ricondotta a un principio semplice: le prestazioni dei componenti strutturali fondamentali devono essere dimostrate attraverso verifiche tecniche adeguate.

La discussione pubblica rischia altrimenti di trasformarsi in uno scontro tra previsioni contrapposte.

Da una parte chi sostiene che le problematiche tecniche possano essere risolte nell’ambito dello sviluppo progettuale; dall’altra chi ritiene che alcune verifiche fondamentali non siano ancora sufficientemente consolidate.

La risposta, in questo caso, dovrebbe arrivare dai numeri: prove di fatica, caratteristiche dei materiali, modelli di calcolo, risultati sperimentali, coefficienti di sicurezza e valutazioni degli organismi tecnici competenti.

Ponte sullo Stretto, la questione resta aperta

La tesi di Risitano porta dunque alla formulazione di una domanda precisa: se i cavi rappresentano uno degli elementi strutturali fondamentali del Ponte sullo Stretto, quando saranno disponibili e pubblicamente verificabili tutti i risultati necessari a dimostrarne la durabilità e l’affidabilità?

Solo a quel punto sarà possibile distinguere tra una difficoltà tecnica ancora in fase di soluzione e un problema strutturale capace di modificare radicalmente il progetto.

Per ora, le ipotesi più radicali — dalla necessità di nuovi acciai fino a tempi di sviluppo pluridecennali e all’eventuale ricerca di una soluzione progettuale alternativa — restano scenari prospettati da Risitano e non fatti acquisiti.

Il punto decisivo, quindi, rimane uno solo: i risultati delle prove sui cavi devono parlare prima delle opinioni. Ed è su quei risultati che si giocherà una parte importante della discussione tecnica sul futuro del Ponte sullo Stretto.

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