Stanno rialzando la testa sul Ponte sullo Stretto. Tornano gli annunci, le promesse e una narrazione. Ma la questione, secondo Enzo Musolino, segretario cittadino del Circolo PD “T. Giordano” di Villa San Giovanni, è proprio questa: la finzione.
Il Ponte, sostiene Musolino, rischia di trasformarsi da grande infrastruttura a grande leva retorica della politica, utilizzata per proporre una soluzione apparentemente “semplice ed enorme” ai mali storici del Sud. Una formula capace di evocare lavoro, crescita e benessere senza affrontare, nel merito, la complessità delle scelte necessarie per ridurre le diseguaglianze e costruire sviluppo duraturo.
Il Ponte come promessa politica
Per Musolino, la forza della narrazione favorevole al Ponte non risiederebbe soltanto nei dati tecnici dell’opera, ma soprattutto nell’effetto simbolico prodotto dalla sua evocazione.
La grande opera diventa così una sorta di “Piramide” contemporanea: un progetto gigantesco al quale vengono associati automaticamente lavoro, benessere e futuro.
È proprio questa semplificazione a essere contestata. Perché lo sviluppo del Mezzogiorno, osserva Musolino, non può essere affidato a una sola infrastruttura né può prescindere da valutazioni tecniche, ambientali, economiche e sociali.
Il rischio è quello di trasformare il dibattito sul Ponte in una contrapposizione ideologica tra chi crede nell’opera e chi viene dipinto come contrario al progresso.
Le criticità al centro del dibattito
Nel suo intervento, Musolino richiama diverse questioni che, a suo giudizio, non possono essere messe in secondo piano: le criticità progettuali e contrattuali, il tema del franco navigabile e delle possibili ricadute sul sistema portuale di Gioia Tauro, l’impatto ambientale e sanitario dei cantieri e le conseguenze sulle comunità fortemente urbanizzate dello Stretto.
Sono temi che, nella sua lettura, dovrebbero essere affrontati con dati, competenze e confronto pubblico, senza lasciare che la dimensione simbolica dell’opera prevalga sulla discussione concreta.
Il punto, dunque, non sarebbe essere favorevoli o contrari al Ponte in astratto, ma chiedersi quale modello di sviluppo si vuole costruire attorno allo Stretto e per chi.
“Compensazioni” o diritti di cittadinanza?
Un altro passaggio centrale riguarda le cosiddette compensazioni destinate ai territori interessati dall’opera.
Musolino contesta l’idea che interventi come acqua, fognature e viabilità debbano essere presentati come una sorta di contropartita concessa alle comunità locali in cambio dell’accettazione del Ponte.
Sono, sostiene, diritti di cittadinanza, che dovrebbero essere garantiti indipendentemente dalla realizzazione di una grande infrastruttura.
La metafora utilizzata è quella del rapporto coloniale: territori ai quali vengono offerte “perline colorate” in cambio dell’accettazione di un progetto deciso altrove.
È una critica politica forte, che punta a ribaltare la prospettiva: Calabria e Sicilia non dovrebbero essere considerate aree da convincere attraverso compensazioni, ma territori nei quali investire stabilmente perché abitati da cittadini che hanno diritto a servizi, infrastrutture efficienti e opportunità di sviluppo.
Il tema degli espropri
Nel ragionamento di Musolino trova spazio anche la situazione dei proprietari interessati dai vincoli e dagli espropri collegati al progetto del Ponte.
Secondo il segretario cittadino del PD di Villa San Giovanni, molti cittadini avrebbero sopportato per anni gli effetti dei vincoli sulle proprie proprietà senza aver ricevuto adeguate risposte.
La questione degli espropri, quindi, diventa parte di un problema più ampio: chi sostiene concretamente i costi della grande opera?
Non soltanto in termini finanziari, ma anche sotto il profilo della qualità della vita, delle trasformazioni urbanistiche, dell’incertezza e dell’impatto sui territori.
Villa San Giovanni non è una colonia
La domanda conclusiva di Musolino è soprattutto politica: conviene davvero accettare questo scambio?
Da una parte la promessa di una grande opera capace di cambiare il volto dello Stretto; dall’altra la richiesta di servizi, infrastrutture e diritti che non dovrebbero dipendere dalla realizzazione del Ponte.
La sua risposta è netta: il territorio non può essere trattato come una periferia da conquistare attraverso promesse e compensazioni.
“Villa, Messina, Reggio, non sono colonie” è il messaggio che chiude la riflessione.
Il vero tema, allora, non è soltanto il Ponte sullo Stretto. È il rapporto tra grandi opere e territori, tra decisioni nazionali e comunità locali, tra promesse di sviluppo e diritti quotidiani.
Per Musolino, la sfida è quella di restituire centralità ai cittadini dello Stretto e alla loro capacità di partecipare alle scelte che riguardano il futuro del territorio.
Perché lo sviluppo del Sud, prima ancora di essere una questione di cemento e acciaio, è una questione di diritti, servizi, lavoro, partecipazione e responsabilità politica.

















