Ospedale di Scilla, sanità negata, pronto soccorso chiuso: sono parole che ormai risuonano come un mantra in tutta la Costa Viola. Lo sfogo dell’ex assessore alle politiche sociali del Comune di Bagnara, Silvana Ruggiero, ricorda con lucidità e amarezza lo stato attuale della struttura: non un ospedale che “muore lentamente”, ma un presidio sanitario ormai considerato morto, in silenzio, nel cuore di una comunità che per decenni lo ha considerato un punto di riferimento vitale.
L’insegna “Casa della Salute”, sbattuta dal vento contro la facciata, sembra il simbolo di una promessa tradita. Un luogo dove si nasceva, ci si curava, si trovava soccorso, oggi appare come un gigante vuoto, incapace persino di garantire una sala d’attesa dignitosa per le poche attività ambulatoriali rimaste.
Da ospedale operativo a struttura inagibile
Negli ultimi anni, l’ex ospedale “Scillesi d’America” ha subito una lenta ma inesorabile chiusura. Intere ali sono state dichiarate non sicure a causa del degrado strutturale che ha interessato diversi corpi dell’edificio. Questa valutazione tecnica ha portato allo spostamento del personale, alla progressiva chiusura dei servizi e al completo smantellamento del punto di primo intervento.
Oggi Scilla non ha più un pronto soccorso, né un presidio in grado di gestire emergenze. Le persone devono percorrere chilometri fino a Reggio Calabria per ottenere assistenza, con tempi di attesa e rischi che possono diventare fatali.
Una Casa della Salute che non è mai nata
La trasformazione promessa in “Casa della Salute” è rimasta sulla carta. Nessun vero progetto è stato implementato, nessuna ristrutturazione avviata, nessuna programmazione pubblica trasparente condivisa con il territorio.
Il risultato è una struttura imponente ma ormai fantasma, che continua a degradarsi mentre la popolazione attende risposte concrete.
La comunità non si arrende
Comitati civici, associazioni e semplici cittadini continuano a chiedere con forza il ripristino dei servizi minimi indispensabili: un punto di primo intervento, un ambulatorio diagnostico operativo, un presidio per le emergenze del territorio.
Il malcontento cresce, e insieme ad esso la richiesta di giustizia. Per molti, la chiusura dell’ospedale non è solo una scelta sanitaria, ma un atto politico che ha privato decine di migliaia di persone della possibilità di essere curate in tempi adeguati.
Quando un ospedale muore, muore un pezzo di comunità
A Scilla non è stato abbandonato solo un edificio, ma un diritto. La perdita dell’ospedale ha creato un vuoto che nessuna promessa ha saputo colmare. Significa tempi di soccorso più lunghi, rischio maggiore per chi vive tra Scilla, Bagnara, Campo Calabro e l’intera Costa Viola, e un generale senso di isolamento sanitario.
Il grido dell’ex assessore è quello di un territorio ferito:
“L’Ospedale di Scilla urla vendetta”.
Ed è un appello che nessuna istituzione dovrebbe ignorare ancora.
















