Ad Amendolara, nel Cosentino, la morte di quattro braccianti agricoli in un incendio riaccende i riflettori sul fenomeno del caporalato e sullo sfruttamento dei lavoratori migranti nelle campagne italiane. A intervenire con una dura presa di posizione è il Coordinamento regionale di Libera Calabria, che definisce l’accaduto «l’ennesima tragedia annunciata».
Secondo l’associazione, quanto avvenuto rappresenta il risultato di un sistema radicato di sfruttamento che continua a negare diritti fondamentali a migliaia di lavoratori. Un meccanismo che si alimenta attraverso salari inferiori a quelli previsti dai contratti collettivi, orari di lavoro estenuanti, assenza di adeguate tutele e condizioni di sicurezza spesso inesistenti.
Libera evidenzia come il caporalato costituisca uno dei settori più redditizi dell’economia criminale, capace di generare profitti sulla pelle delle persone più vulnerabili. Un sistema che, secondo quanto emerso anche dalle testimonianze legate alla tragedia di Amendolara, vede talvolta coinvolti gli stessi connazionali delle vittime nel ruolo di intermediari e sfruttatori.
L’associazione sottolinea inoltre il ruolo delle organizzazioni mafiose, sia internazionali sia locali, nel controllo dei flussi di manodopera e nella gestione di reti illegali che alimentano il lavoro nero e lo sfruttamento. Tuttavia, il problema non riguarda esclusivamente la criminalità organizzata. A prosperare, denuncia Libera, è anche una diffusa cultura dell’illegalità che antepone il profitto alla dignità umana e che coinvolge diversi livelli della filiera produttiva.
Il fenomeno non è nuovo. La Calabria, ricordano gli attivisti, figura tra le regioni maggiormente interessate dalle inchieste sullo sfruttamento lavorativo in agricoltura e in altri comparti produttivi. Una realtà già emersa in numerose operazioni investigative e in episodi analoghi verificatisi negli anni anche nelle regioni limitrofe.
Per Libera, il dolore e la commozione suscitati dalla morte dei quattro braccianti devono trasformarsi in azioni concrete. L’associazione richiama anzitutto le responsabilità della politica, accusata di non aver affrontato efficacemente le criticità legate all’immigrazione e all’integrazione dei lavoratori stranieri, spesso costretti a vivere in condizioni di marginalità, senza accesso a diritti essenziali e in alloggi degradati o sovraffollati.
Nel mirino anche la mancata piena applicazione della legge contro il caporalato, considerata uno strumento importante ma ancora insufficiente senza adeguati controlli e risorse. Libera chiama infine in causa l’intera società civile, dai consumatori alle imprese, fino alla grande distribuzione organizzata, invitando tutti gli attori coinvolti ad assumersi le proprie responsabilità.
«Servono più consapevolezza e impegno quotidiano», conclude l’associazione, affinché la morte dei quattro lavoratori di Amendolara non venga archiviata come un’altra tragedia destinata a essere dimenticata, ma diventi l’occasione per contrastare concretamente sfruttamento, caporalato e indifferenza.

















