Il Consiglio comunale di Villa San Giovanni ha approvato le tariffe Tari per il 2026 nell’ambito della presa d’atto del Piano Economico Finanziario (PEF) 2026-2029. Una seduta caratterizzata da un lungo confronto politico tra amministrazione e opposizione, con al centro l’aumento della tassa sui rifiuti, il costo del servizio e la qualità della raccolta sul territorio.
La posizione della maggioranza
Nel corso del dibattito, la sindaca Giusy Caminiti ha riconosciuto che il nuovo piano comporterà un incremento della bollettazione per cittadini e imprese, attribuendolo principalmente all’aumento dei costi di conferimento dei rifiuti, in particolare dell’indifferenziato destinato in discarica.
La prima cittadina ha ribadito che l’Amministrazione ha confermato le scelte già adottate con il PEF del 2024, mantenendo invariata la ripartizione dei costi tra utenze domestiche e non domestiche nella misura del 60% e del 40%.
Secondo la sindaca, le famiglie continueranno a beneficiare dell’aliquota minima consentita dalla normativa, una decisione definita di natura politica e motivata dall’esigenza di tutelare i nuclei familiari, considerati anche protagonisti del miglioramento della raccolta differenziata registrato negli ultimi anni.
Per quanto riguarda le attività economiche, invece, l’Amministrazione ha scelto di concentrare gli aumenti soprattutto sulle categorie ritenute maggiormente produttrici di rifiuto indifferenziato. Una misura che, nelle intenzioni della maggioranza, vuole anticipare il principio della futura tariffazione puntuale, premiando chi differenzia correttamente e facendo gravare maggiormente i costi su chi conferisce più rifiuti non riciclabili.
Le critiche dell’opposizione
Di segno opposto gli interventi dei consiglieri di minoranza.
Ada Nicoletta Pavone, capogruppo di “Spazio Democratico”, ha contestato la rappresentazione di un servizio rifiuti in costante miglioramento, sostenendo che la situazione vissuta quotidianamente dai cittadini sarebbe ben diversa.
Secondo la consigliera, l’aumento della Tari dovrebbe essere accompagnato da un evidente incremento della qualità del servizio, elemento che, a suo giudizio, non trova riscontro nella realtà. Tra le criticità evidenziate figurano la presenza di microdiscariche, ritardi nella consegna dei mastelli, il mancato avvio dell’isola ecologica e alcuni servizi accessori, come la pulizia delle spiagge e la manutenzione del verde, ritenuti non ancora pienamente soddisfacenti.
Pavone ha inoltre sottolineato come professionisti e attività economiche si trovino oggi a sostenere costi più elevati senza percepire un corrispondente miglioramento del servizio offerto.
Siclari: “Aumenti molto pesanti per alcune categorie”
Anche il consigliere Daniele Siclari, del gruppo Forza Italia, ha espresso perplessità sul nuovo piano tariffario.
Nel suo intervento ha richiamato l’esperienza delle precedenti campagne di distribuzione dei mastelli, ricordando come in passato il nuovo sistema avesse consentito di individuare numerose utenze non iscritte ai ruoli Tari. Ha quindi evidenziato i ritardi ancora presenti nella consegna dei nuovi contenitori alle attività commerciali e le difficoltà operative segnalate da molti esercenti.
Entrando nel merito delle tariffe, Siclari ha illustrato alcuni dati contenuti nella documentazione tecnica, evidenziando incrementi che, per le utenze domestiche, oscillano dal 15% fino a oltre il 25% a seconda del numero dei componenti del nucleo familiare.
Per le attività economiche gli aumenti risultano ancora più consistenti, con incrementi superiori al 27% per ristoranti e pizzerie, oltre il 34% per alberghi e supermercati, fino a superare il 50% per alcune attività industriali.
Secondo il consigliere, applicare aumenti così elevati a intere categorie economiche rischia di penalizzare indistintamente anche le imprese virtuose che effettuano correttamente la raccolta differenziata, con possibili ripercussioni sull’occupazione e sul tessuto produttivo locale.
La richiesta di modificare le scadenze
Nel corso della discussione, Siclari ha avanzato anche una proposta relativa al calendario dei pagamenti della Tari.
Il consigliere ha osservato che le tre rate previste, di cui: il 31 dicembre 2026, il 31 gennaio 2027 e il 28 febbraio 2027 risultano troppo ravvicinate, chiedendo una diversa distribuzione delle scadenze, ogni 60 giorni, per concedere a famiglie e imprese un intervallo temporale più ampio tra un versamento e l’altro.
Un confronto destinato a proseguire
L’approvazione delle tariffe Tari 2026 conferma l’impostazione scelta dalla maggioranza già nel precedente Piano Economico Finanziario, puntando sulla tutela delle utenze domestiche e su una maggiore incidenza dei costi per le categorie produttive considerate più impattanti nella produzione di rifiuti indifferenziati.
L’opposizione, invece, continua a chiedere che gli aumenti siano accompagnati da un sensibile miglioramento del servizio di raccolta e decoro urbano, ritenendo che, allo stato attuale, la qualità delle prestazioni offerte non giustifichi il maggiore peso economico richiesto a cittadini e imprese.

















