Tra due terre che si allontanano: la verità geologica sotto il Ponte sullo Stretto

Sotto lo Stretto di Messina si muovono faglie attive, mentre Sicilia e Calabria si allontanano lentamente. Il ponte sarà in grado di reggere questo sistema tettonico complesso? I pareri
Ponte sullo stretto di Messina

Nel cuore dello Stretto di Messina si nasconde una delle strutture geologiche più delicate e complesse d’Europa. Studi geofisici recenti, condotti da un team italo-tedesco, hanno confermato l’esistenza di una faglia attiva, chiamata West Fault, responsabile del devastante terremoto del 1908. Questa struttura – lunga oltre 34 km e inclinata verso la Calabria – taglia il fondale marino e, in parte, anche la terraferma, contribuendo al progressivo allontanamento tra la Sicilia e la Calabria.

Lo studio, pubblicato su Earth-Science Reviews da Giovanni Barreca e Carmelo Monaco dell’Università di Catania, in collaborazione con INGV e Università di Kiel, ha rivelato con altissima precisione l’assetto stratigrafico dello Stretto grazie a ecografie sismiche capaci di scandagliare fino a 10 km di profondità. Le immagini mostrano una faglia attiva, estensionale e transtensiva, che ha creato nel tempo uno “scalino” sul fondale di circa 80 metri attraverso movimenti progressivi, lenti ma continui, avvenuti in migliaia di anni.

Sotto la West Fault è stata anche individuata una seconda faglia, asismica, che pur non causando terremoti diretti, genera squilibri profondi che stimolano l’attività delle faglie superiori. Siamo quindi in presenza di un sistema tettonico multilivello che agisce sia in orizzontale (traslazione) sia in verticale (subsidenza e sollevamento), mettendo in crisi qualunque idea di stabilità a lungo termine.

A questa dinamica si aggiunge un altro elemento: Sicilia e Calabria si stanno lentamente allontanando. Secondo dati geodetici rilanciati da INGV e Geopop, lo spostamento è stimato attorno a 1 cm l’anno. In due secoli, si traduce in uno scarto strutturale di circa 2 metri, che qualsiasi infrastruttura permanente – ponte compreso – dovrà prevedere nei suoi margini di tolleranza.

Il parere della società proponente: “Nessuna criticità per il progetto”

In risposta alla diffusione delle notizie sulla faglia e sull’allontanamento delle coste, Stretto di Messina S.p.A. ha pubblicato un comunicato ufficiale (6 settembre 2024), in cui ridimensiona l’impatto geologico sul piano strutturale del ponte.

Secondo la società, l’allontanamento tra le sponde è noto e già considerato nel progetto definitivo del 2011 e nel suo aggiornamento del 2024. Basandosi su studi del Dipartimento di Scienze della Terra della Sapienza e dell’INGV, con dati GNSS della rete RING, la nota afferma che il movimento differenziale effettivo tra i due piloni stimati è inferiore a 1 mm/anno. Tali valori – ritenuti minimi – non influirebbero sulla fattibilità tecnica dell’opera, già progettata per assorbire movimenti crostali e sollecitazioni sismiche.

Geopop: il terreno si muove, ma servono scelte informate

Il geologo e divulgatore scientifico Andrea Moccia, nel suo video di analisi pubblicato su Geopop e YouTube, ha mostrato i modelli tridimensionali della faglia sotto lo Stretto, spiegandone la natura estensionale e il contesto sismotettonico. Pur evitando di prendere posizione netta sulla costruzione del ponte, ha sottolineato la complessità geodinamica dell’area e la necessità di coinvolgere esperti in ingegneria strutturale e sismica per verificare la solidità delle soluzioni proposte.

Moccia ha invece escluso con decisione l’ipotesi alternativa del tunnel sommerso: attraverserebbe direttamente la faglia, esponendosi a rischi molto più alti rispetto al ponte.

Una sfida ingegneristica tra geologia e politica

Il nodo centrale resta aperto: la presenza di una faglia attiva e lo spostamento lento ma costante delle zolle continentali rappresentano una sfida ingegneristica reale, e impongono un approccio di adattamento dinamico. L’interruzione della rete di monitoraggio GNSS, decisa dalla stessa Stretto di Messina S.p.A., ha suscitato critiche: rinunciare alla raccolta di dati in tempo reale, in un contesto geologicamente instabile, potrebbe privare i progettisti di informazioni cruciali nel lungo termine. In relazione a questo monitoraggio, è certo che Stretto di Messina S.p.A. ha dichiarato di aver “ampiamente considerato” l’allontanamento delle coste e utilizzato dati GNSS per la progettazione.

Al netto delle rassicurazioni tecniche, molti geologi ritengono che i rischi strutturali non siano stati ancora affrontati in modo inoppugnabile, soprattutto considerando i margini di incertezza nella previsione di eventi sismici forti (magnitudo stimata 6.9–7.1 nella zona dello Stretto).

In definitiva, il ponte potrebbe anche essere realizzabile. Ma realizzarlo senza ascoltare la terra sotto i piedi, senza monitorarla costantemente, sarebbe come progettare un grattacielo senza tener conto del vento. E in questo caso, il vento si chiama tettonica.

News

Consulta gli argomenti trattati

salute e Benessere