Terremoto in Calabria, le onde sismiche viste dall’alto: il nuovo SHAKEMOVIE dell’INGV – VIDEO

Così il sisma Mw 5.1 del 10 gennaio 2026 si è propagato nel sottosuolo e sulla superficie terrestre
terremoto in calabria costa ionica

Alle ore 05:53 del 10 gennaio 2026 un terremoto di magnitudo Mw 5.1 (Ml 5.1) ha colpito il settore sud-orientale della Calabria, con epicentro localizzato al largo della costa ionica. A poche ore dall’evento, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha pubblicato uno SHAKEMOVIE, un’animazione scientifica che mostra la propagazione delle onde sismiche sulla superficie terrestre.

Non si tratta di una semplice ricostruzione grafica, ma della soluzione numerica delle equazioni fisiche che descrivono il moto del suolo durante un terremoto. Ogni secondo del video corrisponde a un secondo reale, permettendo di osservare in tempo quasi reale come l’energia sismica si è diffusa dal punto di origine verso le aree circostanti.

Cosa mostrano i colori dell’animazione

Nel video, le onde sismiche sono rappresentate attraverso una scala cromatica intuitiva:

  • Blu: movimento rapido del suolo verso il basso
  • Rosso: movimento rapido del suolo verso l’alto

L’intensità del colore è proporzionale alla velocità dello spostamento verticale del terreno. Questo consente di individuare con immediatezza le zone in cui il moto sismico è stato più marcato.

Perché le onde non si propagano in modo uniforme

Uno degli aspetti più interessanti dello SHAKEMOVIE è la chiara evidenza che non tutte le aree risentono del terremoto allo stesso modo, anche quando si trovano alla stessa distanza dall’epicentro. La velocità e l’ampiezza delle onde dipendono infatti da diversi fattori:

  • caratteristiche della sorgente sismica;
  • composizione e struttura del sottosuolo;
  • presenza di bacini sedimentari;
  • topografia superficiale.

Questi elementi possono amplificare o attenuare il moto del suolo, spiegando perché alcune zone avvertono scosse più intense di altre.

La novità: il modello Vs30 nel sottosuolo 3D

Rispetto alle precedenti animazioni, questo SHAKEMOVIE introduce un importante aggiornamento: l’integrazione del parametro Vs30 nel modello tridimensionale del sottosuolo. La Vs30 rappresenta la velocità media delle onde di taglio nei primi 30 metri di profondità ed è un indicatore chiave della rigidità del terreno superficiale.

  • Vs30 bassa: terreni alluvionali e sedimentari (sabbie, argille, depositi sciolti), più deformabili e soggetti a forte amplificazione sismica;
  • Vs30 alta: rocce compatte, che tendono a trasmettere le onde con minore amplificazione.

Grazie a questa rappresentazione più realistica delle condizioni geologiche superficiali, la simulazione riesce ora a riprodurre con maggiore affidabilità frequenze fino a 0,2 Hz, evidenziando gli effetti di amplificazione tipici di pianure e valli italiane.

Un’animazione preliminare, ma scientificamente solida

L’INGV sottolinea che l’animazione è preliminare: per terremoti di questa magnitudo, i dettagli del processo di rottura della faglia sono fondamentali per simulazioni ancora più accurate e saranno definiti nei prossimi giorni. Una volta completate le analisi, verrà realizzata una versione dello SHAKEMOVIE a risoluzione più elevata.

Modelli e strumenti utilizzati

La simulazione è stata realizzata attraverso strumenti di calcolo avanzati:

  • SPECFEM3D per la risoluzione delle equazioni delle onde sismiche;
  • modello tomografico IMAGINE_IT per la struttura tridimensionale del sottosuolo;
  • metodo TDMT per la determinazione della sorgente sismica;
  • Paraview per la generazione dell’animazione finale.

Il lavoro è stato curato dai ricercatori INGV Emanuele Casarotti, Federica Magnoni e Angela Stallone ed è supportato dall’ICSC – Centro Nazionale di Ricerca per HPC, Big Data e Quantum Computing, nell’ambito del programma europeo NextGenerationEU.

Perché questi video sono importanti

Gli SHAKEMOVIE non sono solo strumenti di divulgazione, ma rappresentano un supporto fondamentale per:

  • comprendere la dinamica dei terremoti;
  • migliorare le valutazioni di pericolosità sismica;
  • studiare gli effetti locali legati al tipo di terreno;
  • aumentare la consapevolezza del rischio sismico.


Osservare come il suolo “si muove” durante un terremoto aiuta a trasformare dati complessi in informazioni accessibili, rafforzando il legame tra ricerca scientifica e protezione civile.

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