Stretto di Messina, sui traghetti è scontro totale: Musolino (Italia Viva) e il Comitato Autotrasportatori sbugiardano BluFerries

La senatrice di Italia Viva e il presidente Francesco Caruso accusano la società del gruppo FS di privilegiare i mezzi pesanti e ridurre di fatto il servizio ai passeggeri. Nel mirino numeri, frequenze, gestione della flotta e continuità territoriale
nave ibrida Sikania II RFI Bluferries STRETTO DI MESSINA

Nuova bufera sui collegamenti marittimi nello Stretto di Messina. Al centro delle polemiche c’è BluFerries, la società del gruppo Ferrovie dello Stato Italiane che gestisce parte dei collegamenti tra Sicilia e Calabria.

Dopo la difesa ufficiale dell’azienda — che rivendica conti in utile, investimenti per 64 milioni di euro e una flotta rinnovata — arrivano le accuse incrociate della senatrice di Italia Viva Dafne Musolino e del presidente del Comitato Autotrasportatori Libera Concorrenza, Francesco Caruso.

Il nodo? Frequenze, priorità ai mezzi pesanti, attese per le auto private e, soprattutto, il rispetto del principio di continuità territoriale.

La versione di BluFerries: “Servizio regolare e bilanci in crescita”

Nella propria nota ufficiale appresa dalla stampa, BluFerries respinge le accuse di tagli alle corse e parla di partenze ogni ora, 24 ore su 24, sia da Villa San Giovanni sia dal porto di Tremestieri.

L’azienda sottolinea di poter incrementare le navi operative nelle fasce diurne, passando da due fino a quattro unità in base ai flussi di traffico. Dal 2018, inoltre, sarebbero stati investiti 64 milioni di euro autofinanziati per tre nuove navi definite moderne ed ecologiche.

I numeri economici vengono messi in primo piano: ricavi in crescita del 60% nel periodo 2013-2025 e bilanci costantemente in utile. Un modello di business che, però, la stessa società ammette essere orientato principalmente ai mezzi commerciali, pur prevedendo sconti online per le autovetture.

Ed è proprio su questo punto che si concentra l’attacco politico.

Musolino: “I loro numeri confermano le criticità”

Per la senatrice Dafne Musolino, la replica aziendale rappresenta un boomerang.

Secondo l’esponente di Italia Viva, il fatto che le partenze siano cadenzate ogni ora — rispetto ai 40 minuti garantiti dal concorrente privato — dimostrerebbe una minore frequenza del servizio pubblico.

Ancora più pesante l’interrogativo sulla gestione della flotta: perché utilizzare solo due navi quando la disponibilità sarebbe di cinque? È questa la domanda che Musolino rilancia pubblicamente, chiedendo chiarimenti al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti attraverso un’interrogazione parlamentare.

Nel mirino c’è la scelta strategica di privilegiare i tir rispetto alle auto private e ai pendolari. “Sono navi progettate anche per le automobili”, sostiene la senatrice, denunciando disagi segnalati da utenti e associazioni.

Il Comitato Autotrasportatori: “Continuità territoriale compromessa”

Sul fronte imprenditoriale interviene con toni ancora più duri il Comitato Autotrasportatori Libera Concorrenza Stretto di Messina. Il presidente Francesco Caruso parla di una situazione “di eccezionale gravità” nei collegamenti marittimi tra Calabria e Sicilia, sostenendo che il diritto alla continuità territoriale per i passeggeri nello Stretto di Messina sia stato di fatto svuotato.

Secondo il Comitato, le navi di BluFerries — società controllata da Ferrovie dello Stato Italiane — erano state presentate come un potenziamento strutturale del trasporto pubblico, capaci di imbarcare automobili e centinaia di passeggeri per ogni traversata. Nella pratica operativa, però, verrebbero utilizzate quasi esclusivamente per il traffico dei mezzi pesanti o resterebbero ferme per lunghi periodi, con una drastica riduzione dell’offerta dedicata a cittadini e pendolari.

Altro punto critico indicato da Caruso è la gestione del porto di Tremestieri, infrastruttura strategica sul versante siciliano. La scelta di concentrare lo scalo prevalentemente sul traffico commerciale, secondo l’esposto inviato al Ministero, avrebbe escluso di fatto passeggeri e autovetture da un’alternativa efficiente, generando un sistema sbilanciato a favore della movimentazione industriale.

In questo scenario, il traffico di auto e viaggiatori sarebbe confluito quasi interamente verso Caronte & Tourist, che eserciterebbe così — sempre secondo il Comitato — un monopolio di fatto su un segmento strategico per la mobilità tra le due sponde dello Stretto.

Da qui le richieste formali: ripristino pieno del servizio passeggeri pubblico, utilizzo integrale della flotta disponibile, apertura di un’inchiesta ministeriale e dimissioni dell’amministratore delegato Giuseppe Sciumè. Una posizione netta che alza ulteriormente il livello dello scontro istituzionale e imprenditoriale su un’infrastruttura cruciale per il Sud Italia.

Nell’esposto si chiede:

  • un’inchiesta ministeriale sulla gestione dei collegamenti;
  • la cessazione delle presunte pratiche discriminatorie;
  • l’accertamento delle responsabilità gestionali;
  • le dimissioni dell’amministratore delegato Giuseppe Sciumè.


Sindacati e lavoratori: tensione interna

A complicare il quadro, anche una procedura di raffreddamento e conciliazione avviata dai sindacati, che denunciano turnazioni gravose per il personale. Un elemento che, secondo i critici, inciderebbe indirettamente sulla qualità del servizio e sull’organizzazione delle corse.

Il risultato è uno scenario in cui numeri economici positivi e investimenti strutturali si scontrano con le segnalazioni di disagi operativi, tempi di attesa e riduzione percepita del servizio ai cittadini.

La partita passa anche al Ministero

La vicenda dei traghetti nello Stretto di Messina si trasforma così in un caso politico e infrastrutturale di primo piano. Da un lato, BluFerries rivendica solidità finanziaria e continuità operativa; dall’altro, Musolino e il Comitato Autotrasportatori parlano di contraddizioni evidenti tra dichiarazioni ufficiali e realtà quotidiana.

Al centro resta una domanda chiave per cittadini e pendolari: il servizio pubblico nello Stretto sta davvero garantendo pari accesso a mezzi commerciali, automobili e passeggeri?

La risposta ora è attesa dal Ministero, chiamato a fare chiarezza su numeri, frequenze e gestione di un’infrastruttura cruciale per la mobilità tra Sicilia e Calabria.

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