Ponte sullo Stretto – Cambio ai vertici della Stretto di Messina Spa, il presidente Paolo Recchi ha rassegnato le dimissioni a pochi giorni dal rinnovo del Consiglio di amministrazione, mentre è in corso il passaggio parlamentare del decreto commissari, provvedimento chiave per l’avanzamento dell’opera.
Una decisione che, secondo quanto filtra dalla stampa, non sarebbe legata a frizioni dirette con il Governo, ma che arriva comunque in una fase complessa del dossier. Il progetto del Ponte sullo Stretto torna infatti al centro del dibattito politico e tecnico, con una serie di criticità ancora da sciogliere e un confronto sempre più acceso tra maggioranza e opposizione, in un momento particolarmente sensibile per il futuro del collegamento stabile tra Calabria e Sicilia.
Le dimissioni di Recchi si inseriscono in un contesto in cui la governance della società è destinata a essere ridefinita. Il rinnovo del CdA rappresenterà un passaggio cruciale per imprimere una nuova direzione operativa e accelerare, nelle intenzioni dell’esecutivo, le procedure necessarie alla realizzazione dell’infrastruttura.
Sul piano politico, l’uscita del presidente alimenta le polemiche. Le forze di opposizione parlano di segnali di incertezza e gestione poco lineare del progetto, mentre dalla maggioranza si tende a ridimensionare la portata dell’evento, sottolineando la continuità dell’impegno istituzionale e strategico sull’opera.
Nel frattempo, il decreto commissari resta un tassello fondamentale. Il provvedimento punta a rafforzare i poteri straordinari per snellire iter autorizzativi e superare gli ostacoli burocratici, ma il confronto parlamentare evidenzia ancora divergenze su tempi, costi e impatti ambientali.
A rendere il quadro più articolato contribuiscono anche le questioni tecniche e finanziarie. Il progetto, pur aggiornato rispetto alle versioni precedenti, deve confrontarsi con l’evoluzione normativa, le prescrizioni europee e le osservazioni degli enti territoriali coinvolti. Non mancano inoltre interrogativi sulla sostenibilità economica complessiva e sulle ricadute effettive per il territorio.
Intanto, al dibattito si aggiungono anche voci critiche dal mondo accademico. Tra queste quella del professor ingegner Antonino Risitano, che in una nota diffusa pubblicamente rivendica le proprie precedenti prese di posizione sulla gestione del progetto.
Secondo Risitano, le dimissioni rappresenterebbero un primo segnale di consapevolezza rispetto alle criticità sollevate negli ultimi mesi: “Deducevo che i miei commenti, anche severi sulle attività del presidente e dell’amministratore delegato, non fossero inutili. Qualcuno sta iniziando a comprendere dove questa situazione potrebbe condurre”.
Il docente sottolinea inoltre le difficoltà incontrate nel portare il proprio punto di vista nel dibattito pubblico, lamentando la mancanza di spazi di confronto sui media locali e nazionali, e dichiarando di aver diffuso le proprie analisi prevalentemente attraverso i social network.
Nel merito tecnico, le osservazioni si concentrano sulla natura del progetto approvato nel febbraio 2024, definito “non realmente definitivo”. Secondo Risitano, l’assenza, a distanza di oltre due anni, di un progetto esecutivo completo rappresenterebbe un segnale delle criticità ancora irrisolte.
Tra i punti evidenziati, anche questioni legate ai materiali e alla progettazione strutturale, con riferimento alla necessità di modifiche sugli acciai previsti e alle difficoltà nel garantire prestazioni adeguate rispetto alle sollecitazioni previste. Criticità che, sempre secondo il professore, coinvolgerebbero anche partner internazionali impegnati nelle attività di progettazione.
Le dichiarazioni assumono toni particolarmente duri quando si affronta il tema delle verifiche tecniche e delle prove sui componenti principali dell’infrastruttura, ritenute insufficienti o non pienamente trasparenti. Da qui la richiesta di un cambio di rotta netto nella gestione del progetto e una maggiore chiarezza sui risultati finora ottenuti.
Nel quadro complessivo, le dimissioni di Recchi si intrecciano quindi con un clima di crescente attenzione e tensione attorno al Ponte sullo Stretto. Da un lato, il Governo ribadisce la volontà di procedere con l’opera considerata strategica; dall’altro, si moltiplicano le richieste di approfondimento e verifica, sia sul piano politico che su quello tecnico che amministrativo.
In questo scenario, la sostituzione al vertice della società potrebbe rappresentare un punto di svolta oppure un ulteriore elemento di incertezza, a seconda delle scelte che verranno adottate nelle prossime settimane. Molto dipenderà dalla capacità del nuovo management di gestire una fase che si preannuncia decisiva.
















