Stretto di Messina — Con l’ultimo aumento delle tariffe applicato da Caronte & Tourist, il costo del biglietto andata e ritorno in giornata ha raggiunto i 46,80 euro, una cifra ormai vicina alla soglia simbolica dei 50 euro.
A denunciare la situazione è il Comitato “Pendolari dello Stretto”, che parla apertamente di “amarezza e frustrazione” per una spesa considerata sempre più insostenibile per chi ogni giorno attraversa il tratto tra Messina e Villa San Giovanni per lavoro, salute o necessità familiari.
Secondo il Comitato, il trend dei rincari non è recente. Già nel luglio 2023 il prezzo era salito a 39,30 euro, segnando l’inizio di una serie di aumenti progressivi. Da allora, tra ritocchi diretti e costi aggiuntivi come il carburante, il prezzo complessivo è cresciuto di circa il 19%.
Una crescita che, secondo i pendolari, non sarebbe giustificata né dall’inflazione né dall’andamento delle materie prime, ma favorita da una domanda “rigida”: chi attraversa lo Stretto spesso non ha alternative reali.
Sulla carta esiste un’alternativa: Bluferries. Tuttavia, nei fatti il servizio presenta tempi e condizioni meno competitivi. Le navi impiegano circa 50 minuti e fanno scalo a Tremestieri, un porto considerato ancora poco funzionale per chi deve raggiungere rapidamente il centro cittadino.
Diverso il caso di Caronte, che garantisce una traversata in circa 20 minuti grazie all’utilizzo della rada di San Francesco, posizione strategica che la rende di fatto la scelta obbligata per migliaia di utenti.
Il fenomeno riguarda numeri tutt’altro che marginali. Sono circa 74.500 i pendolari che utilizzano regolarmente il servizio, molti dei quali iscritti al sistema di sconti “Navigo”.
Un piano tariffario che però viene definito “limitato” dal Comitato: le condizioni per ottenere reali risparmi, come vincoli temporali stringenti sugli acquisti, risultano difficili da rispettare per gran parte degli utenti.
Nel frattempo, i dati economici mostrano un’azienda in salute. Caronte & Tourist ha chiuso il 2024 con un fatturato di oltre 93 milioni di euro e un utile netto di circa 16 milioni, pari a un’incidenza del 17%, considerata molto elevata nel settore marittimo.
Numeri che rafforzano le critiche dei pendolari, convinti che ci siano margini per una politica tariffaria più equa.
Il Comitato lancia quindi un appello alle istituzioni e agli operatori del settore. Tra i destinatari figurano Francesco Rizzo, chiamato a intervenire sul fronte regolatorio, e Federico Basile, invitato a rappresentare le esigenze dei cittadini coinvolti.
Un appello viene rivolto anche ai vertici di Bluferries, con la richiesta di riattivare stabilmente la tratta tra Villa San Giovanni e il porto storico di Messina, considerata l’unica vera alternativa per riequilibrare il mercato.
Al centro della protesta resta un punto chiave: il diritto alla mobilità. Per migliaia di persone attraversare lo Stretto non è una scelta, ma una necessità quotidiana.
E proprio per questo, secondo i pendolari, il collegamento marittimo non può essere trattato come un semplice servizio commerciale, ma come un’infrastruttura essenziale che dovrebbe garantire accessibilità e prezzi sostenibili.

















