MESSINA – Il caro carburanti incide sui collegamenti marittimi, ma sullo Stretto di Messina gli aumenti recenti sarebbero rimasti contenuti. È quanto sostiene Vincenzo Franza, amministratore delegato di Caronte & Tourist, intervenuto durante la presentazione della nuova piattaforma digitale della compagnia.
Secondo Franza, l’aumento applicato alle tariffe per l’attraversamento tra Villa San Giovanni e Messina sarebbe inferiore al 2%, con un rincaro di meno di un euro per le automobili e di circa un euro e mezzo per i mezzi pesanti.
Tuttavia, al di là degli ultimi adeguamenti, resta aperta una questione storica e complessa: il costo complessivo dei traghetti sul collegamento Villa San Giovanni-Messina continua a essere considerato tra i più elevati d’Europa in rapporto alla distanza percorsa. Una tratta di pochi chilometri che da anni alimenta polemiche tra pendolari, lavoratori, famiglie e imprese.
Una traversata breve ma costosa
Il collegamento tra Calabria e Sicilia rappresenta uno snodo essenziale per la mobilità di cittadini e merci. Nonostante la brevissima percorrenza, i prezzi dei biglietti vengono spesso giudicati sproporzionati rispetto ad altre tratte europee, anche di durata ben superiore.
È questo il punto che continua a generare malcontento: non soltanto i rincari legati al carburante, ma il livello generale delle tariffe, ritenuto da molti utenti e associazioni non più sostenibile.
Franza: “Aumenti limitati”
Nel suo intervento, Franza ha sottolineato che nello Stretto la tariffa base resta invariata e che a variare è soltanto la componente legata al costo del combustibile. Una spiegazione che, però, non cancella il dibattito pubblico sul prezzo finale pagato dagli utenti.
Per chi attraversa quotidianamente lo Stretto per lavoro o studio, anche piccoli aumenti si sommano infatti a una spesa già elevata su base mensile o annuale.
Il problema di pendolari e residenti
Lo stesso amministratore delegato ha ricordato che il collegamento opera in regime di libero mercato e senza specifiche tutele pubbliche per pendolari e residenti, a differenza di quanto avviene in altri collegamenti con le isole.
Un aspetto che pesa soprattutto su chi utilizza frequentemente il servizio. Da anni viene chiesto un sistema di sconti strutturali, agevolazioni permanenti o contributi pubblici per abbassare il costo della mobilità nello Stretto.
Isole minori e autostrade del mare
Franza ha poi evidenziato le difficoltà legate ai collegamenti di lunga percorrenza e alle isole minori, dove il caro carburanti potrebbe tradursi in aumenti o riduzione delle tratte se non arriveranno sostegni istituzionali.
Prezzi e mobilità, il vero tema resta aperto
Se gli ultimi rincari vengono definiti contenuti dall’azienda, il problema centrale resta il costo strutturale della tratta Villa San Giovanni-Messina: pochi minuti di navigazione, ma un prezzo che continua a essere percepito tra i più alti d’Europa.
Ed è proprio questo il nodo che cittadini e imprese chiedono di affrontare: garantire un collegamento strategico tra Sicilia e continente a tariffe più eque e accessibili.
Conclusione
Resta quindi una domanda centrale per utenti e pendolari dello Stretto: come si spiegano i rincari dei biglietti accumulati nel corso degli anni anche in periodi di relativa stabilità del prezzo del carburante? Se oggi l’aumento dei costi energetici viene indicato come motivazione principale, in passato le tariffe sulla tratta Villa San Giovanni-Messina sono cresciute progressivamente senza che si verificassero crisi internazionali paragonabili a quelle attuali. Un elemento che alimenta dubbi sulla reale incidenza del carburante sul prezzo finale del biglietto e rafforza le richieste di maggiore trasparenza nella formazione delle tariffe applicate su uno dei collegamenti marittimi più strategici del Paese.
















