Il sistema dei traghettamenti nello Stretto di Messina torna al centro del dibattito pubblico. Il Comitato Autotrasportatori Libera Concorrenza – Stretto di Messina ha diffuso un duro comunicato stampa nel quale denuncia quella che definisce una “forte concentrazione economica e operativa” nel settore dei collegamenti marittimi tra Sicilia e Calabria.
Secondo il Comitato, dall’analisi di documenti pubblici, relazioni ufficiali e atti portuali emergerebbe un quadro in cui il gruppo Caronte & Tourist risulterebbe presente contemporaneamente in numerosi segmenti strategici della filiera portuale e dei traghettamenti nello Stretto.
Nel mirino degli autotrasportatori finiscono in particolare:
- gestione dei traghettamenti;
- concessioni demaniali;
- autorizzazioni portuali;
- servizi e operazioni portuali;
- handling e attività di terra;
- gestione delle aree di imbarco;
- servizi svolti in regime di autoproduzione.
Secondo il Comitato, questa situazione avrebbe progressivamente ridotto il livello di concorrenza reale nei collegamenti marittimi dello Stretto di Messina, con conseguenze dirette sui costi sostenuti da cittadini, imprese e autotrasportatori.
“Non è normale che un unico gruppo economico riesca a controllare direttamente o indirettamente quasi tutti i principali punti di accesso marittimo della Sicilia orientale”, dichiarano gli autotrasportatori. “Lo Stretto rappresenta un’infrastruttura strategica nazionale e non può trasformarsi in un sistema chiuso”.
Le accuse all’Autorità di Sistema Portuale dello Stretto
Nel comunicato vengono sollevati interrogativi anche sul ruolo dell’Autorità di Sistema Portuale dello Stretto, accusata dal Comitato di aver consentito negli anni il consolidamento degli stessi operatori economici nei principali porti dell’area.
Il dossier cita inoltre diverse società che, secondo il Comitato, sarebbero riconducibili alla stessa area economica del gruppo Caronte & Tourist:
- C.M.T. S.r.l.;
- Servizi Norimberga S.p.A.;
- Caronte & Tourist S.p.A.;
- Caronte & Tourist Isole Minori S.p.A.
Secondo gli autotrasportatori, tali società opererebbero contemporaneamente nei traghettamenti, nelle concessioni portuali, nei servizi a terra e nelle operazioni portuali.
“Non riusciamo a comprendere come l’Autorità Portuale abbia consentito che nei principali porti strategici dello Stretto il medesimo soggetto economico risulti contemporaneamente armatore, vettore marittimo e concessionario delle aree portuali”, afferma il Comitato.
I porti coinvolti nello Stretto di Messina
Nel comunicato vengono indicati alcuni degli scali ritenuti strategici per il sistema dei collegamenti tra Sicilia e Calabria:
- Messina
- Tremestieri
- Rada San Francesco
- Milazzo
- Villa San Giovanni
- Reggio Calabria
Secondo il Comitato Autotrasportatori, l’assenza di un reale pluralismo operativo avrebbe prodotto negli anni:
- aumento dei costi del trasporto merci;
- limitazione dell’accesso al mercato;
- squilibri concorrenziali;
- dipendenza logistica della Sicilia da pochi operatori economici.
La richiesta: “Servono verifiche sulla concorrenza”
Gli autotrasportatori chiedono ora maggiore trasparenza sui criteri utilizzati per il rilascio delle concessioni e sulle modalità di controllo degli operatori concessionari.
Tra le richieste avanzate dal Comitato figurano:
- chiarimenti sui rapporti tra concessioni e autorizzazioni;
- verifiche sull’effettiva apertura del mercato;
- controlli sul rispetto dei principi di libera concorrenza;
- maggiore trasparenza nella gestione delle aree portuali strategiche.
“Lo Stretto di Messina non può essere governato come un sistema privatizzato di fatto”, conclude il Comitato. “Cittadini, imprese e autotrasportatori continuano a subire tariffe elevate e mancanza di alternative concrete”

















