Torna ad accendersi il confronto tra il Comitato Autotrasportatori Libera Concorrenza Stretto di Messina e il gruppo Caronte & Tourist, questa volta con un affondo mirato sul sistema portuale delle due sponde dello Stretto.
Dopo aver sollevato il caso relativo a Meridiano Lines, compagnia ritenuta formalmente indipendente ma ritenuta dal Comitato parte di un presunto assetto oligopolistico nei collegamenti marittimi tra Sicilia e Calabria, l’associazione di categoria amplia ora il perimetro dell’analisi. Al centro dell’attenzione finiscono le società che gestiscono gli approdi portuali, considerate un tassello decisivo per comprendere i reali equilibri del mercato.
Secondo quanto ricostruito dal Comitato, Caronte & Tourist eserciterebbe un controllo diretto sugli approdi di Rada San Francesco a Messina e di Villa San Giovanni, mentre risulterebbe presente anche nella gestione di altri due snodi strategici: il Molo Norimberga, dove detiene oltre il 31% della società Servizi Norimberga, e il porto di Tremestieri, attraverso una partecipazione del 24% nella Comet Maritime Terminals.
Una presenza capillare che, secondo gli autotrasportatori, finirebbe per ridurre gli spazi di manovra per nuovi operatori, rafforzando un oligopolio di fatto non solo sul piano dei servizi di traghettamento, ma anche su quello delle infrastrutture.
“La criticità non è solo commerciale, ma strutturale – sottolinea il Comitato – perché le barriere all’ingresso non sono rappresentate da limiti tecnici o di mercato, bensì da concessioni demaniali di lunga durata che concentrano l’accesso alle banchine nelle mani di pochi soggetti”.
Nel mirino finisce anche l’integrazione verticale tra servizi di traghettamento e gestione degli approdi, con lo stesso gruppo presente sia come vettore marittimo sia come soggetto concessionario degli approdi. Una situazione che, secondo il Comitato, rischia di compromettere la neutralità dell’infrastruttura portuale, che in un mercato realmente concorrenziale dovrebbe restare separata dall’erogazione del servizio.
“Nel contesto dello Stretto – afferma il presidente Francesco Caruso – diventa sempre più difficile capire dove finisca il terminal e dove inizi il traghetto. Questa contiguità societaria solleva interrogativi legittimi sul funzionamento del mercato e sul ruolo di chi è chiamato a vigilare”.
Da qui la domanda rivolta direttamente all’Autorità di Sistema Portuale dello Stretto di Messina, chiamata in causa per chiarire quale sia la propria posizione rispetto a un assetto che, secondo gli autotrasportatori, limita il pluralismo e ostacola la libera concorrenza.
Il Comitato chiede inoltre maggiore trasparenza sulla struttura proprietaria di Meridiano Lines, in particolare sull’identità dei soggetti che fanno capo alla fiduciaria Aletti, titolare di una quota rilevante della compagnia.
Una nuova puntata, dunque, di una vertenza che va oltre il singolo operatore e punta a rimettere al centro il tema della governance dei porti dello Stretto, in un’area strategica per la mobilità, la logistica e l’economia dell’intero Mezzogiorno.

















