Sistema Cerbero a Villa San Giovanni, Codacons accusa la Prefettura: “Silenzio istituzionale”

L’associazione dei consumatori punta il dito contro la Prefettura di Reggio Calabria: “Mancata vigilanza su videosorveglianza e lettura targhe, a rischio i diritti fondamentali dei cittadini”
cerbero sistema di videosorveglianza a villa san giovanni

Il sistema di videosorveglianza e lettura targhe “Cerbero”, attivato dal Comune di Villa San Giovanni, finisce nuovamente al centro delle polemiche. A sollevare forti criticità è il Codacons, che denuncia una gestione definita “grave” da parte della Prefettura di Reggio Calabria, chiamata – secondo l’associazione – a svolgere un ruolo di vigilanza che non sarebbe stato esercitato.

Secondo quanto affermato dall’avvocato Antonia Condemi, responsabile provinciale del Codacons, la vicenda non può essere ridotta a un semplice aspetto tecnico legato al Codice della Strada. Al contrario, il sistema Cerbero coinvolgerebbe diritti fondamentali tutelati dall’ordinamento europeo, primo fra tutti il diritto alla protezione dei dati personali sancito dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea e dal Regolamento UE 2016/679 (GDPR).

Il nodo centrale riguarda le presunte carenze nei presidi di tutela della privacy. Il Codacons evidenzia come, già nell’ottobre scorso, abbia formalmente investito della questione la Prefettura, chiedendo un intervento urgente per bloccare il sistema. Tra le criticità segnalate figurerebbero l’assenza della Valutazione d’Impatto sulla Protezione dei Dati (DPIA), la mancata nomina del Data Protection Officer (DPO) e la non chiara individuazione dei responsabili del trattamento dei dati, in violazione delle linee guida del Comitato Europeo per la Protezione dei Dati (EDPB).

Tuttavia, secondo l’associazione, la Prefettura avrebbe aggirato il tema della protezione dei dati personali, concentrandosi esclusivamente su ulteriori richieste di chiarimento al Ministero in merito agli aspetti del Codice della Strada. Un approccio che, sempre secondo il Codacons, avrebbe trascurato profili altrettanto rilevanti legati al Codice dei Contratti Pubblici e alle norme in materia di anticorruzione.

Un ulteriore elemento di criticità emergerebbe dalla documentazione acquisita tramite accesso civico. Su alcuni atti ufficiali sarebbero presenti annotazioni manoscritte interne, che farebbero riferimento a valutazioni condivise ai vertici dell’ufficio prefettizio e al coinvolgimento dell’area legale. Circostanza che, secondo il Codacons, dimostrerebbe come la questione fosse ritenuta delicata e meritevole di attenzione istituzionale.

Proprio per questo, l’associazione dei consumatori afferma di non comprendere le ragioni per cui, a fronte di una consapevole analisi interna, non sia stato esercitato alcun potere di vigilanza né assunta una posizione formale e motivata sulla questione principale sollevata.

“La Prefettura – sottolinea il Codacons – è un organo dello Stato deputato a garantire il rispetto della legalità e la tutela dei diritti fondamentali, soprattutto quando sono coinvolti sistemi tecnologici invasivi come la videosorveglianza e la lettura automatica delle targhe”. Il rischio, conclude l’associazione, è che la legalità venga trattata come una variabile organizzativa e non come un principio inderogabile.

Il caso di Villa San Giovanni, secondo il Codacons, supera i confini locali e solleva interrogativi più ampi sul rapporto tra amministrazioni pubbliche, controllo istituzionale e tutela dei diritti dei cittadini nell’era delle tecnologie di sorveglianza.

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