Roma – Il Ponte sullo Stretto di Messina, infrastruttura simbolo da decenni nei dibattiti nazionali, resta al centro delle tensioni politiche e istituzionali italiane. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha ribadito a più riprese che “il ponte si può fare”, ma con un avvertimento netto: non così, e soprattutto non senza controlli robusti lungo tutto l’iter procedurale dell’opera.
La recente discussione sul decreto Infrastrutture, che tornerà all’esame del Consiglio dei Ministri, è la cartina di tornasole dello scontro. Secondo Salvini, non è mai esistita una norma che limitasse i poteri di controllo della Corte dei Conti, e nessuna riduzione delle verifiche legali sarà inserita nel testo finale. Il ministro ha chiarito che le misure previste dagli uffici erano inesistenti e legali, e che il Ministero delle Infrastrutture si farà carico dell’intero iter amministrativo per rispettare le richieste istituzionali.
La linea del Quirinale e del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha imposto un rigore stringente, stoppando deroghe potenziali ai controlli e ribadendo che ogni opera pubblica, soprattutto di portata strategica come quella del ponte, deve rimanere soggetta alle norme antimafia e alla piena vigilanza contabile.
Una delle novità più rilevanti riguarda la decisione di non nominare un commissario straordinario per accelerare l’opera — proposta che aveva acceso critiche e dubbi, soprattutto sulla concentrazione di poteri. La gestione dell’iter sarà affidata alle procedure ordinarie, senza figure eccezionali di “uomo solo al comando”.
Il quadro politico e regionale
Il dibattito, oltre che politico, ha un forte risvolto regionalistico. Per Calabria e Sicilia, l’opera è vista da molti come un elemento chiave di sviluppo economico e infrastrutturale. Salvini ha più volte sottolineato che il ponte servirebbe non solo per collegare geograficamente le due regioni, ma anche per rilanciare l’economia del Mezzogiorno.
Tuttavia, non mancano critiche da parte delle opposizioni e delle forze civiche locali. Alcuni gruppi insistono che i fondi potrebbero essere meglio impiegati per scuole, ospedali e strade, e contestano la visione infrastrutturale dello Stato, definendola irresponsabile in un momento di emergenze sociali ed economiche.
Stop giudiziari e prospettive
La vicenda ha avuto anche una forte componente giudiziaria: la Corte dei Conti ha in passato bocciato la delibera di visto di legittimità per la delibera Cipess relativa al ponte, sollevando obiezioni sui costi, procedura e rispetto delle direttive comunitarie.
Nonostante ciò, Salvini e il governo hanno assicurato che non intendono fermarsi, ma risponderanno punto per punto alle osservazioni giudiziarie per poter avviare i cantieri nel rispetto della legalità e delle normative vigenti.

















