Risitano: “Il rinvio al 2030 è la prova del fallimento del ponte a campata unica”

Il professore e ingegnere Antonino Risitano interpreta il nuovo decreto come una vittoria tecnica e politica: “Servono nuovi materiali e una completa riprogettazione. Così com’è, il ponte non può garantire sicurezza e affidabilità”
ponte sullo stretto di messina

Il rinvio dei lavori del Ponte sullo Stretto al 2030 accende nuovamente il dibattito tecnico e politico attorno all’opera. A intervenire con toni duri è il professor ingegner Antonino Risitano, pontista e storico critico del progetto a campata unica, che in una lunga nota definisce lo slittamento “la certificazione del fallimento tecnico del ponte così come concepito oggi”.

Secondo Risitano, il decreto recentemente approvato dal Governo rappresenterebbe un cambio di scenario molto più profondo di quanto appaia. “Lo slittamento non è casuale – sostiene – ma sarebbe stato necessario per prendere tempo davanti a risultati tecnici che nessuno voleva affrontare pubblicamente”.

Il professore punta il dito soprattutto sulla questione dei materiali e della sicurezza strutturale di una campata unica da record mondiale. A suo giudizio, le tecnologie e gli acciai attualmente disponibili non sarebbero ancora sufficienti a garantire gli standard di affidabilità richiesti da un’infrastruttura di questa portata.

Nel mirino finisce anche il coinvolgimento della giapponese HI, alla quale – secondo Risitano – il nuovo cronoprogramma concederebbe tre anni aggiuntivi per sviluppare materiali innovativi e nuove soluzioni ingegneristiche. “Parliamo probabilmente di acciai con composizioni completamente differenti rispetto a quelli oggi esistenti”, afferma.

Ma il nodo non sarebbe soltanto tecnico. Per Risitano, infatti, eventuali nuove ricerche, test e verifiche farebbero inevitabilmente lievitare i costi oltre il limite dei 13,5 miliardi fissato dal decreto. Uno scenario che, sempre secondo il docente, potrebbe portare in futuro alla necessità di una nuova gara e persino di una riprogettazione complessiva dell’opera.

Parole forti, che il professore accompagna con una rivendicazione personale: “Il gladiatore solitario ha vinto”, scrive nella nota, riferendosi alle battaglie portate avanti negli anni contro il progetto del ponte a campata unica.

Risitano lancia infine un appello a un confronto pubblico diretto sul tema, auspicando un faccia a faccia tecnico e istituzionale che coinvolga anche l’ingegnere Sciacca, oggi impegnato in politica locale. “Solo un dibattito pubblico e trasparente – conclude – può chiarire ai cittadini cosa sia realmente possibile costruire sullo Stretto e a quali condizioni di sicurezza”.

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