Il presidente del Comitato Autotrasportatori Libera Concorrenza – Stretto di Messina, Francesco Caruso, ha diffuso un comunicato stampa relativo al fascicolo investigativo denominato “Scilla e Cariddi”, collegato al procedimento penale n. 2351/15 RGNR DDA, riguardante il sistema dei traghettamenti tra Sicilia e Calabria e le dinamiche economiche sviluppatesi negli ultimi vent’anni nello Stretto di Messina.
Secondo quanto riportato dal Comitato, il fascicolo conterrebbe ricostruzioni investigative elaborate nell’ambito delle indagini della Direzione Investigativa Antimafia e della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, con riferimento al presunto controllo del mercato dei collegamenti marittimi tra Villa San Giovanni e Messina.
Tra gli elementi ritenuti più rilevanti emergerebbe il ruolo attribuito dagli investigatori all’ingegnere Vincenzo Franza, proprietario e principale esponente del gruppo Caronte & Tourist, in relazione a presunte attività di raccolta di informazioni su imprenditori, armatori e società considerate concorrenti o interessate a entrare nel mercato dei traghettamenti sullo Stretto di Messina.
Il presunto sistema di dossieraggio
Secondo la ricostruzione contenuta negli atti richiamati dal Comitato, sarebbero stati acquisiti documenti societari, dati economici, fiscali e patrimoniali riguardanti soggetti operanti o intenzionati a operare nel settore dei collegamenti marittimi tra Sicilia e Calabria.
Gli investigatori descriverebbero tale attività come un presunto sistema di dossieraggio finalizzato al controllo del mercato dello Stretto.
Nel comunicato si evidenzia inoltre che i fatti contestati riguarderebbero prevalentemente il periodo 2005-2006 e che il procedimento “Scilla e Cariddi” si riferirebbe a ipotesi investigative relative a fatti risalenti nel tempo.
Le ipotesi investigative sull’uso di banche dati riservate
Uno dei passaggi più delicati richiamati nel fascicolo riguarda la provenienza delle informazioni utilizzate nelle attività investigative ricostruite dagli inquirenti.
Secondo quanto riportato negli atti, alcune informazioni sarebbero state ottenute attraverso interrogazioni effettuate su banche dati pubbliche riservate da soggetti dotati di accesso istituzionale o appartenenti alle forze dell’ordine.
Gli investigatori ipotizzano quindi un sistema nel quale dati provenienti da circuiti informativi istituzionali sarebbero successivamente confluiti nella disponibilità di soggetti privati coinvolti nelle dinamiche concorrenziali dello Stretto di Messina.
Il ruolo di Antonino Repaci nelle indagini
Nel fascicolo investigativo emergono inoltre riferimenti ad Antonino Repaci, storico amministratore del gruppo Caronte & Tourist per oltre cinquant’anni.
Secondo gli investigatori, Repaci avrebbe rappresentato una figura centrale nella gestione dei rapporti economici, societari e operativi legati al sistema dei traghettamenti nello Stretto.
Il comunicato richiama inoltre l’operazione “Cenide” della DDA di Reggio Calabria, nell’ambito della quale Antonino Repaci venne arrestato nel 2019.
Ad oggi il procedimento risulta ancora nella fase del giudizio di primo grado e, come ricordato nel comunicato, resta valido il principio costituzionale della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

Secondo gli atti investigativi richiamati dal fascicolo “Scilla e Cariddi”, il cosiddetto “sistema Repaci” avrebbe costituito un modello di relazioni e influenza sviluppato attorno alla gestione dei traghettamenti, delle concessioni portuali e dei rapporti commerciali nello Stretto di Messina.
Le intercettazioni richiamate nel fascicolo “Scilla e Cariddi”
Tra gli elementi riportati nel comunicato figurano anche alcune intercettazioni richiamate dagli investigatori.
In una conversazione attribuita al cosiddetto “sistema Repaci” compare la frase:
“i nemici o si pagano o si eliminano”.
Un’altra intercettazione riportata negli atti riguarderebbe invece Vincenzo Franza nel contesto della prospettiva di acquisizione dei servizi Siremar per i collegamenti con le isole minori siciliane.
Secondo quanto riportato nel fascicolo, un interlocutore avrebbe affermato:
“ormai non lasciamo niente a nessuno in Sicilia… perché come vedi appena si apre uno spazio si ficca di mezzo qualcuno”.
Secondo la ricostruzione investigativa, tali conversazioni indicherebbero la volontà di impedire l’ingresso di concorrenti nel mercato dei collegamenti marittimi siciliani.
Le società fiduciarie e le compagnie richiamate dagli investigatori
Gli atti investigativi ricostruiscono inoltre presunti assetti societari che, secondo gli inquirenti, sarebbero stati utilizzati per schermare la riconducibilità di alcune compagnie di navigazione al gruppo Caronte & Tourist.
Nel fascicolo viene citata Meridiano Lines, le cui quote sarebbero risultate in larga parte intestate a società fiduciarie riconducibili al gruppo.
Tra le società richiamate compaiono anche BN Navigazione e altre strutture societarie che, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbero state collegate indirettamente al medesimo gruppo imprenditoriale.
Il caso delle navi Matacena e il controllo del mercato dello Stretto
Secondo quanto riportato nel fascicolo, gli investigatori avrebbero inoltre ricostruito la progressiva uscita dal mercato di compagnie considerate potenziali concorrenti nel sistema dei traghettamenti dello Stretto di Messina.
Tra i casi citati vi sarebbe quello delle navi riconducibili al gruppo Matacena Amedeo, che sarebbero state inizialmente noleggiate dal gruppo Caronte & Tourist, successivamente acquistate e infine dismesse e demolite all’estero.
Secondo la ricostruzione contenuta negli atti investigativi, tali operazioni avrebbero contribuito al consolidamento di una posizione dominante nel mercato dei collegamenti marittimi tra Sicilia e Calabria.
Il riferimento investigativo al tentato omicidio di Francesco Caruso
Nel procedimento richiamato dal Comitato compare inoltre la vicenda relativa al tentato omicidio dell’imprenditore Francesco Caruso, ex armatore sullo Stretto di Messina.
Secondo quanto riportato negli atti investigativi, l’episodio sarebbe stato attribuito investigativamente ad amministratori riconducibili al gruppo Caronte & Tourist.
Il comunicato precisa tuttavia che, relativamente a tale vicenda, non risulterebbe un definitivo accertamento giudiziario sui fatti e sulle eventuali responsabilità.
Il tema della concorrenza nei collegamenti marittimi tra Sicilia e Calabria
Per il Comitato Autotrasportatori Libera Concorrenza, quanto emerso dal fascicolo “Scilla e Cariddi” rappresenterebbe un tema di enorme interesse pubblico, in quanto riguarderebbe il controllo del sistema dei traghettamenti nello Stretto di Messina, la libera concorrenza e il diritto di cittadini e imprese a un mercato aperto e trasparente.
Secondo il Comitato, il gruppo Caronte & Tourist avrebbe progressivamente consolidato una posizione dominante nei collegamenti marittimi dello Stretto e successivamente anche nel settore delle tratte verso le isole minori siciliane.
Il Comitato sostiene inoltre che esisterebbe oggi un problema di concentrazione del mercato e di assenza di reale concorrenza, con possibili effetti sulle tariffe applicate a cittadini, autotrasportatori e imprese.
Nel comunicato si sottolinea infine che tutte le circostanze riportate derivano esclusivamente dal contenuto degli atti investigativi e dalle ricostruzioni formulate dagli organi inquirenti, mentre ogni valutazione definitiva spetta esclusivamente all’Autorità giudiziaria.
In allegato il fascicolo investigativo “Scilla e Cariddi” della DIA di Reggio Calabria, composto da circa 160 pagine.
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Le circostanze riportate nell’articolo derivano esclusivamente dagli atti investigativi allegati e dalle ricostruzioni formulate dagli organi inquirenti. Ogni eventuale valutazione definitiva resta demandata esclusivamente all’Autorità giudiziaria competente.

















