Il Porto di Tremestieri torna al centro del dibattito sul futuro dei collegamenti nello Stretto di Messina. A riaccendere la discussione è stato Francesco Caruso, presidente del Comitato Autotrasportatori Libera Concorrenza, che in un intervento pubblico ha ricostruito — sulla base di documenti che dichiara essere reperibili presso registri pubblici e atti amministrativi — le principali tappe della gestione del terminal dedicato al traffico pesante.
Al centro della contestazione ci sono due aspetti: la velocità con cui sarebbe stata avviata la prima concessione nel 2005 e il ruolo dominante che, secondo il Comitato, il gruppo Caronte & Tourist avrebbe consolidato negli anni nel sistema dei traghettamenti tra Sicilia e Calabria.
La nascita del porto e la concessione del 2005
Il Porto di Tremestieri nasce con un obiettivo preciso: alleggerire il traffico pesante all’interno del centro urbano di Messina, spostando il flusso degli autotrasportatori verso un’infrastruttura dedicata.
Secondo la ricostruzione illustrata dal Comitato, la società Terminal Tremestieri Srl sarebbe stata costituita nell’ottobre del 2005 con una tempistica particolarmente ravvicinata rispetto all’avvio operativo del porto.
La sequenza evidenziata da Caruso è la seguente:
- costituzione della società il 20 ottobre 2005;
- iscrizione presso la Camera di Commercio il 26 ottobre 2005;
- avvio attività il 27 ottobre 2005;
- assegnazione dell’occupazione anticipata dell’approdo nello stesso periodo.
Per il Comitato, questa successione temporale rappresenterebbe un elemento da approfondire sul piano amministrativo e politico. Caruso sostiene che tempi così rapidi abbiano favorito un accesso privilegiato alla gestione dell’infrastruttura. Secondo quanto sostenuto nel video, la società sarebbe stata costituita con un capitale di 900 mila euro e tra i soggetti coinvolti figurerebbero società riconducibili al gruppo Caronte & Tourist insieme alla componente ferroviaria.
Va precisato che tali osservazioni rappresentano la posizione espressa dal Comitato e non costituiscono accertamenti giudiziari.
Il nodo della concorrenza nello Stretto di Messina
La seconda questione riguarda il mercato dei traghettamenti.
Secondo Caruso, nel corso degli anni si sarebbe consolidato un assetto capace di concentrare una parte significativa del traffico commerciale e logistico dello Stretto attorno al gruppo Caronte & Tourist e alle società collegate.
Il Comitato sostiene che questo modello avrebbe ridotto gli spazi per una reale concorrenza tra operatori, con effetti diretti sugli autotrasportatori siciliani e sulla possibilità di scegliere condizioni economiche e operative differenti.
Tra i punti contestati vengono citati:
- il ruolo delle società partecipanti nella gestione del terminal;
- l’assenza di una concorrenza effettiva nel traffico merci;
- la gestione dei titoli di viaggio per gli autotrasportatori;
- la struttura dei bandi successivi per l’assegnazione delle concessioni.
Secondo il Comitato, il risultato sarebbe stato il consolidamento di una posizione dominante nello scenario dello Stretto.
Le gare successive e il tema dell’accesso al mercato
Un altro elemento evidenziato riguarda le gare per la gestione del porto negli anni successivi.
Caruso sostiene che alcuni requisiti tecnici e organizzativi previsti nei bandi abbiano reso particolarmente difficile la partecipazione di nuovi soggetti.
Tra le contestazioni viene richiamato il tema dell’avvalimento — il meccanismo che consente a più imprese di utilizzare requisiti condivisi per partecipare a una procedura pubblica — che, secondo il Comitato, avrebbe potuto ampliare il livello di concorrenza.
Secondo questa lettura, l’assenza di strumenti che favorissero l’ingresso di nuovi operatori avrebbe contribuito al mantenimento di un assetto stabile nel tempo.
Il caso dragaggi e le nuove contestazioni
Nel video viene affrontato anche il tema dei costi di manutenzione del porto, con particolare riferimento alle attività di dragaggio.
Il Comitato sostiene che negli anni il modello gestionale sarebbe cambiato fino ad attribuire una parte maggiore dei costi all’Autorità portuale rispetto al concessionario.
Su questo punto Caruso annuncia iniziative di verifica e richieste formali di chiarimento, dichiarando inoltre di aver trasmesso documentazione agli organi competenti.
Anche in questo caso si tratta di affermazioni e valutazioni politiche espresse dal Comitato e non di conclusioni ufficiali di autorità giudiziarie o amministrative.
Una questione che torna al centro del dibattito
La gestione del Porto di Tremestieri resta uno dei temi più sensibili per la logistica siciliana e per l’equilibrio dei collegamenti nello Stretto di Messina.
Da una parte c’è chi sostiene che il sistema abbia garantito continuità operativa e organizzazione dei flussi; dall’altra emergono richieste di maggiore apertura del mercato, trasparenza nelle concessioni e nuove condizioni di accesso per gli operatori.
Il confronto resta aperto e, come spesso accade nello Stretto, riguarda non solo i traghetti ma il modello stesso di sviluppo della mobilità tra Sicilia e continente.

















