Ponte sullo Stretto, scoppia il caso sul decreto: “Norma manifesto” secondo gli ambientalisti

Le associazioni ambientaliste attaccano il Governo guidato da Matteo Salvini e denunciano l’assenza di urgenza e il rischio di aggirare norme ambientali e controlli sul progetto del Ponte sullo Stretto
ponte sullo stretto di Messina

Nuove tensioni sul progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, tornato al centro del dibattito politico dopo la presentazione del decreto-legge 32/2026. Il provvedimento, promosso dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, punta a rilanciare l’iter dell’opera, fermo da mesi tra criticità tecniche, rilievi istituzionali e ostacoli ambientali.

Ma la risposta delle principali associazioni ambientaliste è netta: secondo Greenpeace Italia, Legambiente, WWF Italia e LIPU, l’articolo 1 del decreto rappresenta più un’operazione politica che una reale necessità normativa.

Dubbi su urgenza e contenuti

Uno dei punti più contestati riguarda la natura stessa del decreto-legge. Le associazioni sottolineano l’assenza dei requisiti di necessità e urgenza, indispensabili per giustificare questo tipo di strumento. In assenza di tali condizioni, l’intervento normativo rischia di apparire come una forzatura istituzionale.

Nel merito, il testo non introdurrebbe innovazioni sostanziali, limitandosi invece – secondo i critici – a ribadire norme già esistenti o a modificare equilibri delicati, in particolare sul fronte dei controlli e delle autorizzazioni.

Nodo autorizzazioni e ruolo del CIPESS

Tra gli aspetti più delicati c’è il rafforzamento del ruolo del CIPESS (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile). Il decreto attribuirebbe alle sue delibere un valore sostitutivo rispetto a qualsiasi altro parere o autorizzazione, riducendo di fatto gli spazi di opposizione e ricorso.

Una scelta che, secondo le associazioni, rischia di comprimere le garanzie procedurali e il diritto al contenzioso amministrativo, soprattutto in un’opera così complessa e impattante.

Ambiente: il nodo della deroga europea

Altro punto critico riguarda la procedura di deroga alla normativa europea prevista dalla Direttiva Habitat 92/43/CEE. Il progetto del ponte, infatti, ha ricevuto un parere negativo nella Valutazione di incidenza ambientale (VIncA), aprendo la strada a un iter straordinario basato sui cosiddetti “motivi imperativi di rilevante interesse pubblico” (IROPI).

Secondo il Governo, il decreto servirebbe a colmare un vuoto normativo su questa procedura. Ma le associazioni contestano questa lettura: le linee guida nazionali già esistono dal 2019 e definiscono chiaramente modalità e limiti delle deroghe.

Inoltre, viene ribadito che prima di qualsiasi deroga andrebbero rispettate integralmente le procedure ordinarie di valutazione ambientale, su cui l’ISPRA aveva già espresso rilievi critici.

Contenziosi e ricorsi in arrivo

La vicenda è destinata a proseguire anche nelle sedi giudiziarie. I ricorsi presentati al TAR – inizialmente giudicati prematuri – potrebbero essere riproposti dopo una eventuale nuova delibera del CIPESS. Parallelamente, restano aperti i reclami alla Commissione europea, che potrebbe intervenire sulla compatibilità del progetto con il diritto comunitario.

Infrastrutture connesse e timori sociali

Particolarmente controversa è anche la previsione di commissariamento delle opere ferroviarie collegate al ponte. Una misura ritenuta prematura, considerando che il progetto definitivo non è ancora approvato e che mancano studi completi sulla fattibilità delle infrastrutture accessorie.

Le associazioni evidenziano inoltre possibili ricadute sociali, con espropri e impatti diretti su numerose famiglie, in assenza di un quadro progettuale definitivo.

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