Ponte sullo Stretto — La società Stretto di Messina Spa respinge le critiche e ribadisce una linea difensiva precisa: l’incremento del corrispettivo riconosciuto al contraente generale sarebbe dovuto quasi esclusivamente all’applicazione di clausole di indicizzazione già previste nel contratto originario del 2006. Secondo questa interpretazione, il passaggio da 3,9 miliardi a 10,5 miliardi non deriverebbe da modifiche progettuali o nuove opere, bensì dall’adeguamento ai prezzi aggiornati, influenzati dall’inflazione e dall’aumento dei costi delle materie prime.
Posizioni divergenti tra la società concessionaria e gli organi di controllo
Al centro del dibattito c’è l’impennata dei costi e la legittimità della procedura adottata per la riattivazione dei contratti storici.
La società sottolinea che le eventuali varianti relative ai lavori devono essere analizzate singolarmente e non in modo cumulativo. Questo approccio, secondo la concessionaria, escluderebbe automaticamente il superamento della soglia critica del 50%, prevista dalla normativa europea per determinare quando una modifica contrattuale diventa sostanziale.
Tuttavia, è proprio su questo punto che si concentra la principale contestazione delle autorità di vigilanza. La questione della mancata gara rappresenta infatti il nodo più delicato dell’intera operazione. Secondo l’Autorità competente, permangono forti dubbi sulla compatibilità dell’intervento con il quadro normativo europeo, in particolare con quanto stabilito dall’articolo 72 della direttiva appalti 2014/24/UE.
La norma è chiara: quando le modifiche a un contratto pubblico superano il 50% del valore originario, si configura una trasformazione sostanziale che impone l’avvio di una nuova procedura di gara. In questo caso, la riattivazione dei contratti risalenti al 2003, accompagnata da un significativo aggiornamento economico e tecnico, potrebbe rientrare proprio in questa fattispecie.
La Corte dei conti, in una recente delibera, ha evidenziato criticità rilevanti, sottolineando come l’operazione presenti i caratteri di una modifica sostanziale. Secondo i magistrati contabili, la portata delle variazioni introdotte non può essere considerata una semplice revisione economica, ma configura un cambiamento tale da richiedere una nuova gara pubblica, nel rispetto dei principi di concorrenza e trasparenza.
Il confronto si sposta quindi sul terreno dei numeri e delle interpretazioni giuridiche. Da un lato, la concessionaria difende la legittimità dell’operazione sulla base delle clausole contrattuali originarie; dall’altro, le istituzioni di controllo mettono in discussione l’intero impianto, evidenziando il rischio di violazione delle norme europee.
La partita resta aperta e avrà inevitabili ripercussioni sul futuro del progetto. La valutazione finale dipenderà dalla capacità di dimostrare se l’aumento dei costi sia realmente riconducibile a meccanismi automatici già previsti oppure se rappresenti, nei fatti, una trasformazione radicale dell’accordo iniziale.
Intanto, a fronte di un progetto ancora sospeso e segnato dall’incertezza legata a una possibile nuova gara, continua invece a crescere in modo significativo la spesa per il personale della società — dati marzo 2026 — in particolare, il peso maggiore è rappresentato dalle retribuzioni dei dirigenti: nel 2024 erano 19, con un costo complessivo pari a 4,5 milioni di euro, corrispondente a una media annua di circa 237 mila euro per ciascuno. Nel 2025 il numero dei dirigenti è salito a 23 unità, determinando un incremento della spesa fino a 6,1 milioni di euro e una retribuzione media che si attesta intorno ai 268 mila euro annui, pur con differenze interne tra le varie posizioni.
Parallelamente, si registra un ampliamento anche delle altre categorie professionali presenti nella società. Il numero dei quadri è passato da 48 nel 2024 a 66 nel 2025, con un aumento dei costi da 3,9 a 4,5 milioni di euro. Crescono anche gli impiegati, saliti da 17 a 27 unità, con una spesa complessiva che supera il milione di euro rispetto ai 754 mila euro dell’anno precedente. Nel complesso, il costo totale del personale ha raggiunto nel 2025 una soglia prossima ai 12 milioni di euro, in netto aumento rispetto ai 9,1 milioni del 2024 e ai 2,5 milioni registrati nel 2023, anno in cui era stato formalmente riavviato il progetto.
















