Il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina viene da oltre trent’anni ciclicamente riproposto come opera strategica per il Paese. Tuttavia, dietro le dichiarazioni ufficiali e le riattivazioni legislative, permangono criticità tecniche mai realmente risolte. Secondo il professor ingegnere Antonino Risitano, il cuore del problema riguarda un aspetto fondamentale: la sicurezza strutturale dei cavi principali, elemento portante dell’intera infrastruttura.
Una questione che, a oggi, rende il cosiddetto “progetto definitivo” qualcosa di ben diverso: un progetto di massima presentato come definitivo.
Il nodo originario: il coefficiente di sicurezza dei cavi
Già nel 1992, William Brown, primo progettista del ponte, individuò una criticità decisiva. Il coefficiente statico di sicurezza previsto per i cavi principali era pari a 1,35, un valore estremamente basso per una struttura di questa scala. Una soglia che Brown stesso ritenne incompatibile con la prosecuzione del progetto senza prima condurre prove di fatica sui cavi.
Quelle prove furono richieste, ma i risultati non sono mai stati resi pubblici. Un elemento che, secondo Risitano, indicava già allora l’assenza delle condizioni necessarie per garantire la sicurezza strutturale dell’opera.
Un progetto utile alla politica, non all’ingegneria
Nonostante le evidenti perplessità tecniche, il progetto continuò a essere mantenuto in vita come strumento politico. Nessun governo, sottolinea Risitano, sembrava realmente convinto della sua realizzazione, ma tutti ne traevano vantaggio in termini di consenso e visibilità.
Nel 2002, con la ripresa del progetto sotto la gestione di Stretto di Messina S.p.A. e Impregilo, Brown non venne riconfermato. Si proseguì utilizzando il suo progetto preliminare, concentrando l’attenzione soprattutto sulle prove aerodinamiche, mentre le complesse e lunghe prove sui cavi rimasero di fatto irrealizzate.
Anche nel progetto del 2011 tali test risultavano formalmente previsti, ma senza una reale valutazione della loro concreta eseguibilità, che avrebbe richiesto anni di sperimentazione.
Dal decreto Ponte 2023 alle nuove prove sperimentali
Con il decreto Ponte del 2023, il progetto del 2011 viene nuovamente ripreso e presentato come base per la realizzazione dell’opera. È in questa fase che Risitano approfondisce ulteriormente il problema e, già nel marzo 2023, afferma pubblicamente che il ponte non potrà mai essere costruito per la mancanza di certezze sulla sicurezza dei cavi principali.
Il fattore di sicurezza pari a 1,35 viene definito apertamente inadeguato, accettabile — ironizza il professore — solo per “lo stendino della nonna”. Da quel momento, il dibattito tecnico si fa più acceso, accompagnato anche da attacchi personali, rafforzando però la determinazione di Risitano nel dimostrare l’inconsistenza scientifica del progetto.
Le prove in corso e il concetto di “falso definitivo”
Attualmente sono in corso, da oltre un anno e mezzo, nuove prove sperimentali sui cavi, finalizzate a ottenere dati di resistenza a fatica che consentano di evitare l’applicazione delle normative vigenti, le quali prevedono coefficienti di sicurezza molto più elevati, fino a valori pari a 6.
Ma proprio l’esistenza di queste prove dimostra, secondo Risitano, un punto fondamentale: un progetto che necessita ancora di dati sperimentali essenziali non può essere definito definitivo.
È questo il senso del concetto di “falso definitivo”.
Una tesi che ha trovato ulteriore conferma durante l’evento tecnico di Roma del 18 novembre 2025, quando il professor Diana, rispondendo a una domanda diretta, ha di fatto riconosciuto la natura di progetto di massima dell’attuale soluzione progettuale.
Conclusione: un limite strutturale non superabile
L’obiettivo delle prove in corso è verificare se sia possibile progettare il ponte passo dopo passo sulla base della resistenza a fatica dei cavi, evitando l’applicazione delle severe normative sulle funi.
Ma per il professor Risitano il verdetto è chiaro: con gli acciai attualmente disponibili è impossibile ottenere dati tali da giustificare la prosecuzione dell’opera in condizioni di sicurezza accettabili.
In assenza di certezze strutturali, il Ponte sullo Stretto resta quindi, ancora una volta, più un progetto politico che un progetto ingegneristico realmente realizzabile.

















