Le nuove dichiarazioni dell’amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci, che ha indicato il 2033 come data di conclusione dei lavori del Ponte sullo Stretto e il 2034 come primo anno di esercizio dell’infrastruttura, riaccendono il confronto tecnico e politico sull’opera.
Tra le voci più critiche c’è quella del professor Antonino Risitano, che contesta apertamente le tempistiche annunciate e soprattutto il silenzio su alcune questioni tecniche che, a suo giudizio e non solo, restano irrisolte.
Secondo Risitano, Ciucci «continua a fornire date prive di reale significato operativo», evitando di affrontare i nodi che riguardano la sostenibilità tecnica del progetto. Il riferimento è in particolare alle prove di fatica e di fretting effettuate sui cavi destinati a sostenere l’impalcato del ponte.
Il professore ricorda quanto emerso durante un incontro tecnico svoltosi a Roma il 18 novembre 2025, quando il professor Diana avrebbe affermato pubblicamente che i test eseguiti sui cavi previsti dal progetto avevano evidenziato criticità significative. In quella sede, sottolinea Risitano, non sarebbe arrivata alcuna contestazione da parte dei rappresentanti della società Stretto di Messina.
«I risultati di quelle prove non sono mai stati presentati pubblicamente», afferma Risitano, sostenendo che la mancata diffusione dei dati sarebbe dovuta alla loro presunta incompatibilità con le prestazioni richieste dal progetto.
Al centro delle contestazioni vi sarebbero i cavi in acciaio ad alta resistenza, caratterizzati da un carico di rottura pari a 1.960 MPa. Secondo l’interpretazione dell’ingegnere, i test avrebbero evidenziato problemi di durabilità tali da mettere in discussione l’idoneità del materiale individuato nella progettazione attuale.
Da qui la domanda che il docente rilancia con forza: se i cavi previsti dal progetto non garantissero i requisiti necessari, come può essere confermato un cronoprogramma che prevede la conclusione dell’opera entro il 2033?
Risitano richiama inoltre l’attenzione sull’articolo 1 del recente Decreto Infrastrutture, ritenendo che proprio la necessità di intervenire normativamente rappresenti un elemento che meriterebbe maggiori chiarimenti da parte della società concessionaria e del Governo.
Nel frattempo Ciucci conferma l’intenzione di riportare il progetto all’esame del CIPESS. «Torneremo all’esame del Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile entro il prossimo mese per una nuova delibera da trasmettere alla Corte dei Conti», ha dichiarato l’amministratore delegato.
Le prossime settimane potrebbero quindi risultare decisive per il futuro dell’opera. Da una parte il percorso amministrativo prosegue verso i passaggi autorizzativi finali; dall’altra restano aperte le contestazioni tecniche sollevate da una parte della comunità scientifica, che continua a chiedere la pubblicazione integrale dei risultati delle prove sui materiali destinati a sostenere quello che, se realizzato, sarà il ponte sospeso a campata unica più lungo del pianeta.

















