Ponte sullo Stretto, il PD di Villa San Giovanni accusa: “Così si aggirano controlli e magistratura”

Il presidente del Circolo PD “Tonino Giordano” denuncia il rischio di un commissariamento politico del progetto: “Si tenta di aggirare la Corte dei Conti e riabilitare una delibera CIPESS già bocciata dalla magistratura”
matteo salvini e il ponte sullo stretto

Sul progetto del Ponte sullo Stretto si apre un nuovo e delicato fronte politico e istituzionale. A lanciare l’allarme è il Circolo del Partito Democratico “Tonino Giordano” di Villa S. Giovanni, che interviene duramente sull’ipotesi di nominare Pietro Ciucci commissario governativo per il Ponte, come ipotizzato dal ministro Matteo Salvini.

Secondo il PD locale, l’operazione avrebbe un obiettivo preciso: riscrivere una Delibera CIPESS già oggetto di rilievi e bocciature da parte della magistratura, sottraendo al contempo alla Corte dei Conti il controllo sugli atti presupposti alla decisione finale del Consiglio dei Ministri.

«È come mettere la volpe nel pollaio e sostenere che siano stati i polli a chiederlo», afferma il segretario cittadino Enzo Musolino, che parla apertamente di una grave torsione dello Stato di diritto.

Il punto politico, sottolinea il Circolo PD, non riguarda soltanto il Ponte come infrastruttura, ma il metodo con cui si tenta di imporlo: attraverso decreti, commissariamenti e atti esecutivi che riducono o azzerano i meccanismi di controllo, le garanzie contabili e il ruolo delle istituzioni di vigilanza.

«Ogni voce contraria, ogni presidio di legalità e tutela dei conti pubblici, viene progressivamente silenziato», denuncia Musolino. Una strategia che, secondo il PD, richiama modelli già visti in altri contesti internazionali: l’uso sistematico del potere esecutivo per scavalcare territori, dissenso democratico e sentenze delle Corti.

In questo quadro, il Ponte sullo Stretto assumerebbe un valore che va ben oltre l’opera in sé: diventerebbe il simbolo di una deriva istituzionale, dove le regole democratiche vengono considerate un ostacolo e non una garanzia.

Il Circolo PD avverte inoltre di un rischio ulteriore: la criminalizzazione preventiva del dissenso. La mobilitazione popolare nonviolenta, spiegano, rischia di essere presentata come una minaccia all’ordine pubblico, alimentando un clima di tensione che ribalta la realtà dei fatti.

«Sono i cittadini, i comitati, i territori, i soggetti più deboli a essere dipinti come un problema, mentre il potere rivendica il diritto di procedere senza freni, senza bilanciamenti, senza controlli», prosegue la nota.

Da Villa San Giovanni a Messina, fino a Reggio Calabria, il timore è quello di un commissariamento sostanziale delle istituzioni locali, con decisioni calate dall’alto e strumenti straordinari sempre più invasivi.

«Con queste premesse – conclude Musolino – parlare di fantapolitica significa non voler vedere ciò che sta accadendo. Sullo Stretto si sta giocando una partita che riguarda la democrazia, non solo un ponte».

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