Ponte sullo Stretto: il parere ART e i nuovi interrogativi su espropri e avvio dei cantieri

Il parere n. 39/2026 dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti evidenzia aspetti ancora da definire sul piano economico e tariffario dell’opera. Crescono le richieste di verifica sulla legittimità dell’avvio delle attività esecutive
vista sullo stretto di messina

Il dibattito sul Ponte sullo Stretto di Messina si arricchisce di nuovi elementi dopo la pubblicazione del parere n. 39/2026 dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti (ART), documento che alcuni osservatori ritengono destinato ad avere rilevanti conseguenze sul percorso autorizzativo e realizzativo dell’infrastruttura.

Secondo questa lettura, il contenuto del parere evidenzierebbe l’esistenza di aspetti ancora non definitivamente risolti riguardanti il quadro economico-finanziario e tariffario dell’opera, elementi che potrebbero incidere sulla valutazione della legittimità dell’avvio dei cantieri, delle occupazioni d’urgenza e delle procedure espropriative previste da Stretto di Messina S.p.A.

L’Autorità precisa che la propria attività di valutazione riguarda profili quali trasparenza, sostenibilità tariffaria, orientamento ai costi, tutela dell’utenza, efficienza gestionale e corretta allocazione dei rischi. Tuttavia, nel documento vengono richiamati alcuni aspetti che richiederanno ulteriori approfondimenti e aggiornamenti nelle fasi successive del progetto.

Tra i punti maggiormente discussi vi è il fatto che il Piano economico-finanziario dovrà essere aggiornato in prossimità dell’entrata in esercizio dell’infrastruttura, quando saranno disponibili dati più consolidati relativi ai costi operativi, ai flussi di traffico effettivi, alle modalità di gestione e alla ripartizione delle componenti stradali e ferroviarie.

Secondo i critici del progetto, tale circostanza dimostrerebbe che il quadro economico e tariffario non risulta ancora definitivamente verificato. Vengono inoltre richiamati altri elementi considerati rilevanti, tra cui il forte apporto di risorse pubbliche al finanziamento dell’opera, l’assenza di recuperi di efficienza già accertati e il rinvio di alcune valutazioni economiche a fasi future.

Da queste considerazioni nasce la tesi secondo cui un procedimento ancora caratterizzato da verifiche successive e da dati non pienamente consolidati non potrebbe costituire una base sufficiente per l’adozione di provvedimenti particolarmente invasivi, come espropri e occupazioni d’urgenza, destinati a incidere direttamente sui diritti dei cittadini e dei proprietari interessati.

Nel dibattito vengono richiamati anche principi costituzionali quali legalità, ragionevolezza, proporzionalità e buon andamento dell’amministrazione pubblica, sanciti dagli articoli 3, 42 e 97 della Costituzione. Secondo questa impostazione, l’avvio delle attività esecutive prima della completa definizione delle criticità evidenziate potrebbe esporre il procedimento a contestazioni sotto il profilo della legittimità amministrativa e costituzionale.

Le osservazioni non riguardano esclusivamente il diritto interno. Viene infatti richiamata anche la normativa europea in materia di concorrenza, appalti pubblici, concessioni, aiuti di Stato e utilizzo efficiente delle risorse pubbliche. In tale contesto, alcuni soggetti chiedono che la Commissione europea approfondisca la conformità dell’intero impianto finanziario e regolatorio del progetto ai principi dell’Unione europea.

Tra le richieste avanzate figura inoltre quella di un intervento del Presidente della Repubblica, nella sua funzione di garante dell’ordinamento costituzionale, affinché siano valutati gli eventuali profili di criticità derivanti dall’avvio delle procedure esecutive in presenza di un quadro istruttorio ritenuto non ancora definitivo.

Viene infine ricordato il ruolo della Corte di Giustizia dell’Unione europea, competente a garantire l’interpretazione uniforme del diritto europeo e a pronunciarsi, nei casi previsti dai Trattati, su eventuali violazioni degli obblighi derivanti dalla normativa dell’Unione.

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