Ponte sullo Stretto, il nodo militare: “Progetto da rifare se inserito tra le spese Nato”

Il sottosegretario Prisco apre alla possibilità di considerare l'opera strategica per la difesa. Bonelli avverte: “Non rispetta i criteri Nato, serve una nuova progettazione”
ponte sullo strtetto attraversato da carri armati progetto militare

Il Ponte sullo Stretto torna al centro del dibattito politico, stavolta non per i suoi costi o l’impatto ambientale, ma per il suo possibile ruolo all’interno della strategia militare dell’Alleanza Atlantica. Durante un’interpellanza alla Camera, il sottosegretario all’Interno Emanuele Prisco ha infatti ammesso che il Ponte “può essere considerato ai fini della sicurezza integrata”, in linea con le direttive europee e Nato sulla mobilità strategica.

A sollevare la questione è stato Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, che ha ricevuto risposta ufficiale dal governo e ha deciso di scrivere alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Il cuore del problema? Se il Ponte venisse inserito tra le infrastrutture militari per contribuire al raggiungimento del target di spesa Nato del 5% del Pil, la progettazione andrebbe rifatta da zero.

“La classificazione dell’opera come infrastruttura militare comporterebbe l’applicazione di standard progettuali molto più rigorosi rispetto a quelli civili”, ha sottolineato Bonelli. E aggiunge: “Sarebbe quindi impossibile procedere all’approvazione definitiva del progetto attuale, che è stato sviluppato per scopi esclusivamente civili”.

La Commissione Europea aveva già chiarito che la scelta spetta al governo italiano, ma l’inclusione del Ponte nel Military Mobility Action Plan 2024 potrebbe innescare una serie di conseguenze tecniche e politiche non secondarie. La corsa all’approvazione in sede Cipess – prevista nelle prossime settimane – rischia dunque di arenarsi su una nuova questione: il conflitto tra la natura civile dell’opera e le eventuali ambizioni strategico-militari.

Intanto, dal governo non arrivano smentite, ma neppure chiarimenti definitivi. E la domanda rimane sospesa: il Ponte sarà un corridoio di collegamento per auto e treni o un’infrastruttura militare travestita da opera pubblica?

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