Ponte sullo Stretto, il convegno dei Lincei del 1978 già segnalava criticità geologiche e sismiche

Negli atti scientifici dell’Accademia Nazionale dei Lincei emergono dubbi sui terreni di fondazione, sui condizionamenti geologici e sulla complessità del sottosuolo tra Calabria e Sicilia
ponte sullo stretto

Nel luglio del 1978, molto prima delle moderne simulazioni digitali e degli attuali dibattiti politici sul Ponte sullo Stretto, l’Accademia Nazionale dei Lincei dedicò un intero convegno scientifico alla fattibilità dell’attraversamento stabile tra Sicilia e Calabria.

Per tre giorni, dal 4 al 6 luglio, alcuni dei maggiori studiosi italiani di geologia, sismologia, meteorologia, ingegneria strutturale e costruzioni marittime si confrontarono a Roma durante il convegno “L’attraversamento dello Stretto di Messina e la sua fattibilità”.

A distanza di quasi cinquant’anni, gli atti di quel convegno assumono oggi un valore particolare, soprattutto alla luce delle questioni geologiche e geotecniche che continuano a emergere attorno al progetto del Ponte.

I grandi interrogativi sullo Stretto erano già noti nel 1978

Il programma del convegno dimostra come il mondo scientifico fosse già pienamente consapevole della complessità dell’area dello Stretto.

Tra gli interventi principali figuravano:

  • la sismologia dello Stretto di Messina;
  • la geologia e la sismotettonica;
  • le prospezioni geofisiche;
  • l’interazione tra struttura e suolo;
  • l’effetto del vento sulle grandi campate;
  • le condizioni marine e meteorologiche;
  • la navigazione nello Stretto;
  • la fattibilità di ponti sospesi, gallerie sommerse e gallerie subalvee.


Tra i protagonisti del convegno comparivano studiosi di primo piano come Michele Caputo, Raimondo Selli, Leo Finzi e Fritz Leonhardt, uno dei più importanti progettisti di ponti del Novecento.

Geologia e sismotettonica considerate fattori critici

Uno degli aspetti più rilevanti emersi dagli atti riguarda proprio le conclusioni scientifiche del convegno.

Le conclusioni dell’Accademia Nazionale dei Lincei riconoscevano infatti che i terreni interessati dalle opere di attraversamento dello Stretto risultavano “anche se scadenti” e che la geologia e la sismotettonica imponevano “severi condizionamenti” alla progettazione dell’opera.

Si tratta di un passaggio significativo perché dimostra che già nel 1978 il quadro geologico dell’area veniva considerato uno degli elementi più delicati per qualsiasi soluzione di attraversamento stabile.

Il riferimento assume oggi ulteriore importanza alla luce delle discussioni tecniche relative al sottosuolo compreso tra Punta Pezzo e Cannitello, dove alcuni geologi hanno ipotizzato la possibile presenza di torbe o livelli organici e compressibili.

Il tema delle torbe e dei terreni compressibili

Anche se tali livelli non risultano rappresentati esplicitamente nella cartografia geologica CARG di superficie, le note geologiche del Foglio 601 Messina–Reggio Calabria descrivono un contesto geomorfologico estremamente complesso.

L’area dello Stretto viene infatti caratterizzata da:

  • fondali articolati;
  • forti scarpate;
  • sedimenti eterogenei;
  • alternanza di sabbie e ghiaie;
  • intensa dinamica marina.

In questo quadro, la presenza di torbe o materiali organici compressibili non appare incompatibile con la documentazione geologica esistente.

Secondo alcune interpretazioni tecniche, i profili geologici di progetto PB_0010 segnalerebbero infatti livelli torbosi a differenti profondità. La mancata rappresentazione nella cartografia CARG non escluderebbe necessariamente la loro presenza, poiché tali materiali potrebbero trovarsi in livelli profondi o in lenti locali rilevabili esclusivamente tramite:

  • sondaggi;
  • carotaggi;
  • prove geotecniche;
  • stratigrafie dettagliate.


Ed è proprio attraverso queste indagini che tali elementi sarebbero stati individuati.

Un problema rilevante per le fondazioni lato Calabria

La possibile presenza di terreni organici compressibili assume particolare importanza soprattutto in relazione alle fondazioni della torre lato Calabria.

Anche nel caso in cui le fondazioni profonde superassero gli orizzonti torbosi, la presenza di materiali compressibili contribuirebbe comunque ad aggravare un contesto già definito dagli stessi Lincei come geologicamente e sismotettonicamente condizionante.

Lo Stretto di Messina rappresenta infatti una delle aree geologicamente più complesse del Mediterraneo, caratterizzata da elevata sismicità, intensa tettonica attiva e dinamiche sedimentarie estremamente variabili.

Per questo motivo, la qualità e la composizione del sottosuolo restano elementi centrali nella valutazione tecnica dell’opera.

Le conclusioni: servono verifiche stratigrafiche approfondite

Gli atti del convegno dei Lincei mostrano come il dibattito scientifico sulla fattibilità del Ponte sullo Stretto non sia affatto recente.

Già nel 1978 il mondo accademico evidenziava la necessità di affrontare con estrema cautela gli aspetti geologici e sismici dell’area.

In questo contesto, la mancata rappresentazione esplicita delle torbe nella carta geologica CARG non può essere considerata sufficiente per escluderne la presenza nel sottosuolo profondo.

Occorre invece verificare nel dettaglio le stratigrafie geologiche e geotecniche dell’area di fondazione attraverso ulteriori approfondimenti scientifici, inclusi prelievi selezionati dei livelli individuati e la loro eventuale datazione.

È proprio su questi elementi — più ancora che sulle immagini spettacolari del progetto — che continua a giocarsi una parte decisiva della discussione tecnica sul Ponte dello Stretto.

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