Il 2025 rischia di diventare un anno spartiacque per il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. Secondo il Comitato No Ponte di Capo Peloro (Messina), la sequenza di eventi istituzionali che si è accumulata negli ultimi mesi dimostra come l’opera continui a poggiare su basi fragili, sia dal punto di vista giuridico che finanziario.
Alla mancata registrazione da parte della Corte dei Conti della delibera Cipess relativa all’atto aggiuntivo della convenzione tra il Ministero delle Infrastrutture e Stretto di Messina Spa, si è infatti aggiunto il definanziamento di circa 3 miliardi di euro, risorse ora riallocate all’interno della legge di Bilancio.
Corte dei Conti, atto aggiuntivo e nodi irrisolti
Il punto centrale resta il no al visto di legittimità da parte della magistratura contabile, un passaggio che ha di fatto bloccato l’efficacia dell’atto aggiuntivo alla convenzione. Senza questo via libera, l’iter amministrativo del Ponte non può procedere.
Le motivazioni ufficiali della Corte dei Conti non sono ancora note, ma sono attese a breve. Per i No Ponte, proprio questo pronunciamento potrebbe chiarire definitivamente le criticità già sollevate negli anni su costi, coperture finanziarie e solidità dell’impianto contrattuale.
Fondi spostati e manovra rivista
In parallelo, la manovra economica ha previsto una riprogrammazione delle risorse originariamente destinate al Ponte, per un importo stimato intorno ai 3 miliardi di euro. Il governo parla di una scelta tecnica e temporanea, legata allo slittamento del cronoprogramma.
Secondo il movimento No Ponte, invece, si tratta di un segnale politico chiaro: senza certezze contabili e giuridiche, l’opera non riesce a sostenere il proprio peso finanziario e viene progressivamente messa in secondo piano rispetto ad altre priorità.
I No Ponte: “Il 2025 come anno del definitivo no”
Per il Comitato di Capo Peloro, questi passaggi rappresentano il terzo stop in una catena ormai evidente: prima le difficoltà procedurali, poi i rilievi della Corte dei Conti, infine il definanziamento.
Da qui l’idea di un fine 2025 simbolicamente all’insegna del No al Ponte, non come semplice protesta, ma come richiesta politica di una scelta alternativa: investire le risorse pubbliche su trasporti locali, messa in sicurezza del territorio, manutenzione delle infrastrutture esistenti e servizi essenziali per Sicilia e Calabria.
Un progetto ancora al centro dello scontro politico
Mentre il governo continua a ribadire la volontà di realizzare il Ponte sullo Stretto, il fronte contrario sottolinea come i continui rallentamenti dimostrino l’assenza di una reale sostenibilità dell’opera nel breve periodo.
Con l’attesa delle motivazioni della Corte dei Conti e una copertura finanziaria sempre più incerta, il 2025 si profila come un anno decisivo, segnato da un confronto politico e territoriale che appare tutt’altro che chiuso.

















