Ponte sullo Stretto, Corte dei Conti: senza bollinatura stop a progettazione e cantieri

Il parere vincolante della Corte dei Conti è decisivo per l’avanzamento del progetto. Un eventuale diniego può bloccare tutto l’iter amministrativo e costringere il Governo a rivedere strategia e tempistiche
guido carlino presidente corte dei conti

Roma — Il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina si trova in una fase cruciale del suo iter: l’attesa bollinatura da parte della Corte dei Conti. Sebbene non emergano ancora elementi specifici su un giudizio definitivo da parte della magistratura contabile, nel sistema italiano questo passaggio rappresenta molto più di un semplice adempimento tecnico.

La cosiddetta “bollinatura” è infatti un atto vincolante per qualsiasi spesa pubblica: senza l’approvazione della Corte, un provvedimento non può essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale e, di conseguenza, non può produrre effetti giuridici. Nel caso del Ponte sullo Stretto, questo significa che la progettazione esecutiva, le opere propedeutiche e le eventuali gare d’appalto restano bloccate.

I precedenti: la Corte aveva già bocciato il progetto nel 2023

Non è la prima volta che l’ambizioso progetto infrastrutturale incappa nei rilievi della Corte dei Conti. Nel novembre 2023, durante un’audizione congiunta davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, l’attuale presidente della Corte Guido Carlino espresse forti perplessità sulla sostenibilità finanziaria del ponte, definendo il contesto economico in cui si inseriva l’opera “estremamente ristretto”.

Nel documento ufficiale presentato in quell’occasione, la Corte sottolineava come la manovra economica per il triennio successivo si muovesse all’interno di “un sentiero molto stretto”, nel quale era difficile bilanciare priorità differenti. In particolare, le risorse stanziate per il Ponte — opera fortemente voluta dal vicepremier Matteo Salvini — venivano considerate un punto critico in una congiuntura economica e sociale definita “incerta e turbolenta”.

Cosa succede senza bollinatura

Un diniego o anche solo un ritardo da parte della Corte dei Conti comporta conseguenze immediate per l’iter amministrativo. Il primo effetto è il congelamento della procedura: niente pubblicazione ufficiale, niente avvio delle attività operative. Non solo. La Corte può anche decidere di rimandare indietro il dossier progettuale chiedendo chiarimenti, modifiche o integrazioni tecniche e finanziarie. In quel caso, il team incaricato dovrà rielaborare il materiale e ripresentarlo, allungando ulteriormente i tempi.

Ma l’impatto può essere anche politico. Se le osservazioni sollevate dalla Corte riguardano aspetti strutturali del progetto — come la sostenibilità economica, il rispetto delle normative ambientali o la coerenza con le risorse stanziate — il Governo potrebbe essere costretto a rimettere mano alla strategia complessiva, riconsiderando priorità, tempistiche e risorse.

Effetto domino sui tempi

Nel caso di un progetto così complesso e di rilevanza nazionale come il Ponte sullo Stretto, anche piccoli slittamenti possono generare un effetto domino su tutta la filiera: dalla cantierizzazione all’indizione delle gare, fino all’effettiva apertura dei lavori. E con un cronoprogramma già estremamente serrato, ogni ritardo rischia di avere impatti significativi.

Perché la bollinatura è decisiva

Il ruolo della Corte dei Conti è quello di vigilare sulla legittimità e sulla compatibilità finanziaria degli atti pubblici. Nel caso di grandi opere, la magistratura contabile verifica che il progetto rispetti i vincoli giuridici, contabili e di previsione di bilancio. Solo dopo questa valutazione, il provvedimento può ottenere il “via libera” necessario per essere messo a terra.

In sintesi, senza la bollinatura della Corte dei Conti, il Ponte sullo Stretto resta fermo ai blocchi di partenza. E, per quanto avanzato possa essere il lavoro politico e progettuale fin qui svolto, l’ultima parola — almeno per ora — spetta ai giudici contabili.

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