Villa San Giovanni – Si riaccende il dibattito sul Ponte sullo Stretto dopo la visita del 27 marzo dell’amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci. Un incontro che, secondo il segretario cittadino del Partito Democratico T. Giordano, Enzo Musolino, si sarebbe svolto lontano dai cittadini e senza un reale confronto pubblico.
Al centro delle critiche c’è il nuovo Decreto Ponte, attualmente in fase avanzata di conversione in legge, che introduce disposizioni urgenti su commissari straordinari e concessioni. Secondo Musolino, il provvedimento non chiarisce aspetti fondamentali e introduce strumenti amministrativi “endoprocedimentali”, non impugnabili autonomamente, per rispondere alle osservazioni della Corte dei Conti e prevenire ulteriori rilievi in sede CIPESS.
Iter amministrativo sotto accusa
Il segretario dem evidenzia come l’intero percorso amministrativo presenti lacune e rimandi poco trasparenti. “Si tratta di un impianto costruito sin dall’inizio con criticità evidenti”, afferma, sottolineando come le nuove misure previste dal Ministero delle Infrastrutture non cambierebbero la sostanza della questione.
Il nodo principale resta quello ambientale: la bocciatura legata alla tutela delle aree protette e al rispetto della Direttiva Habitat dell’Unione Europea. Per superare tali ostacoli, secondo il PD, il Governo ricorrerebbe a una deliberazione del Consiglio dei Ministri, definita “politica”, che stabilirebbe l’esistenza di motivi imperativi di rilevante interesse pubblico.
“Decisione politica non impugnabile”
Uno dei punti più controversi riguarda proprio la natura di questa decisione. Il decreto, infatti, la qualifica come “non provvedimentale”, rendendola di fatto non impugnabile davanti ai giudici amministrativi, nonostante l’impatto diretto sui territori e sui cittadini.
Per Musolino, si tratta di una scelta che limita il diritto al ricorso e riduce gli spazi di partecipazione democratica. “Un arbitrio politico verticistico”, lo definisce, aggravato dall’assenza di un vero dibattito pubblico, che – denuncia – sarebbe stato escluso per legge.
Dubbi sulla trasparenza tecnica
Altro elemento critico riguarda il ruolo degli atti tecnici che dovrebbero precedere la decisione finale del Governo. Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha già dichiarato più volte che non esistono alternative al Ponte, lasciando intendere che la realizzazione dell’opera sia ormai una scelta definitiva.
“Se la decisione è già presa, quale spazio resta per valutazioni realmente tecniche e indipendenti?”, si chiede Musolino. Secondo il PD locale, il rischio è che la cosiddetta discrezionalità tecnica venga sostituita da una “formalità amministrativa” che maschera una decisione politica già definita.
Il nodo dei costi e dell’impatto ambientale
Sul piano economico e ambientale, le critiche restano forti. Il progetto del Ponte sullo Stretto comporterebbe un investimento stimato in circa 14 miliardi di euro, con un impatto significativo su un ecosistema considerato tra i più delicati del Mediterraneo.
Musolino mette in dubbio l’effettiva utilità dell’opera, definendola “non necessaria” e parlando di un progetto più simbolico che infrastrutturale. “Non è un’opera tecnica, ma un simbolo politico”, sostiene.
Un “no” che guarda allo sviluppo alternativo
Il Partito Democratico di Villa San Giovanni ribadisce quindi la propria contrarietà al progetto, definendola una posizione “informata e pragmatica”. Un no che, secondo Musolino, non rappresenta una chiusura, ma l’apertura a modelli alternativi di sviluppo per il territorio dello Stretto.
L’obiettivo, conclude, è promuovere interventi realmente utili per la mobilità, l’ambiente e l’economia locale, evitando scelte calate dall’alto e prive di un confronto trasparente con cittadini e istituzioni.

















