Il dibattito sul Ponte sullo Stretto di Messina torna ad accendersi con dichiarazioni pesanti da parte del professor Antonino Risitano, che mette in discussione la solidità tecnica dell’intero progetto.
Secondo l’ingegnere, l’articolo 1 del decreto dell’11 marzo 2026, n. 32 rappresenterebbe l’ennesimo tentativo di guadagnare tempo su una questione cruciale: la tenuta dei cavi principali della struttura. Un punto che, se confermato, metterebbe in discussione le fondamenta stesse del progetto approvato dalla Stretto di Messina S.p.A..
Il nodo tecnico: le prove di fatica da fretting
Al centro della critica vi sono le cosiddette prove di “fatica da fretting”, ovvero test che simulano l’usura da micro-movimenti tra superfici a contatto, come nel caso dei cavi portanti e delle loro sedi di appoggio.
Secondo Risitano, queste prove – condotte per quasi due anni con tecnologie avanzate – non avrebbero prodotto risultati “presentabili”. Un’assenza di dati pubblici che, per l’ingegnere, è già di per sé significativa.
Il punto più critico riguarda le alte temperature generate nei punti di contatto: condizioni che, sempre secondo l’analisi, potrebbero compromettere l’integrità dei fili metallici che compongono i cavi.
Il ruolo dei test giapponesi e i dubbi sui risultati
Le prove sarebbero state eseguite anche da IHI Corporation, gruppo internazionale con grande esperienza nelle infrastrutture sospese.
Risitano sostiene che già nelle prime fasi dei test sarebbe stato possibile rilevare un segnale chiaro: temperature troppo elevate e potenziale danneggiamento dei materiali. Una conclusione sintetizzata in modo netto dall’ingegnere:
“I cavi non tengono.”
Se questa interpretazione fosse confermata, le implicazioni sarebbero rilevanti: necessità di riprogettazione e possibile apertura di una nuova gara.
Decreto 2026: soluzione o rinvio?
Il decreto dell’11 marzo 2026 viene interpretato da Risitano come il quarto intervento normativo utile più a rinviare che a risolvere. L’obiettivo, secondo questa lettura, sarebbe guadagnare tempo per individuare soluzioni tecniche ancora mancanti.
Un’accusa che si inserisce in un contesto già complesso, tra iter autorizzativi, vincoli ambientali e dibattiti politici.
Il silenzio degli esperti e la richiesta di chiarimenti
Nella sua nota sui social, Risitano chiama in causa anche figure di vertice come Pietro Ciucci e Giuseppe Recchi, chiedendo risposte tecniche precise.
Critica inoltre il ruolo del gruppo di esperti coinvolti dalla società concessionaria, accusati di non aver fornito chiarimenti sostanziali sulle prove effettuate.
Una questione ancora aperta
Al momento, le affermazioni del professor Risitano rappresentano una posizione critica e non una conclusione ufficiale. Non risultano infatti conferme pubbliche definitive sui risultati dei test né dichiarazioni tecniche dettagliate da parte delle istituzioni o dei soggetti coinvolti.
Tuttavia, il tema sollevato – la resistenza dei cavi principali – resta uno degli aspetti più delicati per un’opera di questa portata.
Conclusione
Il futuro del Ponte sullo Stretto continua a oscillare tra ambizione ingegneristica e interrogativi tecnici. Le dichiarazioni di Risitano riaprono una questione fondamentale:
il progetto è davvero pronto per essere realizzato, o necessita ancora di profonde revisioni?
In attesa di eventuali smentite o chiarimenti ufficiali – il confronto resta aperto.

















