La Calabria torna a crescere. L’ultimo rapporto di Banca d’Italia registra un incremento del Pil regionale dell’1,3%, un risultato che supera la media del Mezzogiorno e contribuisce a delineare un quadro economico in miglioramento. Una ripresa sostenuta soprattutto dall’industria, dal settore delle costruzioni e da un export agroalimentare sempre più competitivo. Gli investimenti pubblici, in particolare quelli legati al PNRR, continuano a rappresentare un motore centrale: decine di nuovi appalti e cantieri stanno generando effetti tangibili su occupazione e attività d’impresa.
Segnali positivi emergono anche dal mercato del lavoro, con tassi di occupazione in aumento e una disoccupazione in calo. Cresce inoltre il reddito disponibile delle famiglie, che guadagna terreno dopo anni di stagnazione. Il comparto turistico, rafforzato dal ritorno stabile dei visitatori stranieri, conferma la propria vitalità con presenze in crescita e un traffico aeroportuale in forte espansione. Bene anche il porto di Gioia Tauro, che continua a macinare volumi in aumento e a consolidare il proprio ruolo strategico nel Mediterraneo.
Eppure, nonostante la fotografia complessiva sia incoraggiante, per molti negozianti la realtà quotidiana è molto diversa. A denunciarlo è Confcommercio Calabria, secondo la quale la crescita economica non si traduce in un aumento delle vendite al dettaglio. “La ripresa c’è, ma non arriva nei nostri registratori di cassa” – spiegano ai giornalisti dall’associazione – evidenziando come le famiglie, pur avendo un reddito leggermente più alto, continuino a mantenere comportamenti di spesa prudenti.
Il commercio tradizionale resta infatti uno dei settori più fragili. I consumi interni non mostrano la stessa vivacità di altri comparti, e molti piccoli imprenditori lamentano una crescente difficoltà a competere con le piattaforme digitali e con i grandi poli della distribuzione organizzata. La fiducia dei consumatori rimane debole, e il ricorso al credito per sostenere le spese quotidiane rischia di diventare un’arma a doppio taglio.
Un altro punto critico riguarda la forte dipendenza del settore edilizio e di parte dell’economia regionale dagli investimenti pubblici: un eventuale rallentamento dei flussi potrebbe ridurre l’effetto trainante osservato nell’ultimo anno. Confcommercio teme che, senza un miglioramento reale del potere d’acquisto e senza politiche specifiche per il commercio al dettaglio, i piccoli esercenti continueranno a essere gli “esclusi dalla ripresa”.
Il quadro che emerge è quindi a due velocità, una Calabria che cresce grazie a investimenti e comparti forti, e un tessuto commerciale che fatica a trasformare i progressi macroeconomici in benefici concreti. Per gli analisti del settore serviranno misure mirate, incentivi ai consumi interni e strumenti di sostegno per modernizzare i negozi, se si vuole evitare che la ripresa resti solo sulla carta.

















