Si riaccende il dibattito sul progetto del Ponte sullo Stretto, tra rilievi istituzionali e nuove contestazioni politiche. Al centro della polemica, il mancato visto di legittimità da parte della Corte dei Conti e le recenti modifiche introdotte dal Decreto Legge 32 Commissari, ritenute da più parti insufficienti a garantire trasparenza e controllo.
A intervenire con una posizione netta è l’avvocato Ada Nicoletta Pavone, capogruppo di “Spazio Democratico”, che definisce “legittimo e fondato” il ricorso al TAR. Secondo Pavone, le ultime rimodulazioni normative rischiano di ridimensionare il ruolo del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, limitandone la funzione di verifica tecnica su un’opera di tale portata.
Un punto particolarmente critico riguarda quanto emerso in Commissione Ambiente al Senato durante l’audizione dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC). L’Autorità avrebbe infatti evidenziato la necessità di indire una nuova gara pubblica, alla luce di possibili violazioni delle norme europee, con riferimento specifico all’articolo 72 della Direttiva 2014/24 sugli appalti.
Secondo Pavone, si tratta di un passaggio cruciale che non può essere ignorato: “Senza una procedura conforme alle normative comunitarie, il rischio è quello di compromettere la legittimità dell’intero iter progettuale”.
Non meno rilevanti le criticità legate alla tutela del territorio. L’esponente politica sottolinea come il progetto, allo stato attuale, non offra adeguate garanzie in termini di sostenibilità ambientale e sicurezza delle comunità locali. Un tema che si intreccia con quello della partecipazione: “Non può esserci sviluppo sostenibile senza ascolto dei territori e analisi approfondite degli impatti ambientali”.
Sul piano sociale, vengono evidenziate anche le conseguenze dirette per i cittadini, tra vincoli di esproprio reiterati nel tempo e lungaggini burocratiche che hanno rallentato ogni fase del procedimento. A ciò si aggiunge, secondo Pavone, una carenza di approfondimenti nelle procedure VIA e VAS, strumenti fondamentali per la valutazione ambientale.
Infine, l’attenzione si sposta sulle ricadute economiche per Calabria e Sicilia. Il “congelamento” prolungato di risorse destinate allo sviluppo rappresenta, secondo la capogruppo, un ulteriore elemento di criticità: “I cittadini continuano a pagare un prezzo altissimo in termini di opportunità mancate e programmazione delle politiche pubbliche”.

















