Reggio Calabria – Dopo otto ore di attesa al Pronto Soccorso del Grande Ospedale Metropolitano (GOM), una cittadina reggina affida a uno sfogo pubblico il proprio dolore e la propria indignazione. Un atto di denuncia che chiama in causa direttamente i vertici locali, regionali e nazionali: “Fossi io un amministratore locale, calabrese o appartenente al Governo italiano, mi vergognerei e chiederei le dimissioni”.
Scene “da Terzo Mondo”, come le definisce la stessa cittadina, tra barelle nei corridoi, urla di dolore e personale sanitario ridotto all’osso. “Poveri medici, poveri operatori sanitari. C’è una carenza di personale da far paura. E noi cittadini restiamo impotenti davanti a tutto questo”, racconta.
Nel mirino anche il presidente della Regione e commissario alla Sanità calabrese, Roberto Occhiuto: “Quando si è trattato di difendersi in televisione, con scene madri è stato bravissimo. Ma da commissario cosa ha fatto, e soprattutto, cosa intende fare?”.
Una domanda retorica che si conclude con un’accusa durissima: “Io ho una sola parola in mente: VERGOGNA!”.
Parole amare che rispecchiano il sentimento di frustrazione e abbandono di tanti cittadini del Sud, stanchi di dover affrontare ogni volta un sistema sanitario che non riesce a garantire nemmeno i servizi essenziali.
Mentre la politica discute, chi lavora in corsia ogni giorno combatte una guerra silenziosa e spesso dimenticata. E chi soffre resta in attesa, letteralmente.

















