In Commissione Ponte del Consiglio Comunale di Messina, si è tornati a parlare di espropri per il Ponte sullo Stretto di Messina. Al centro della discussione, le modalità per “evitare contenziosi” e spingere verso accordi bonari con i proprietari, magari offrendo “bonus aggiuntivi” a chi accetterà di consegnare subito i propri beni.
Ma fuori da quelle stanze, il malcontento cresce. E si fa voce collettiva.
Il comitato NOPONTE Capo Peloro (Me) ha diffuso un comunicato durissimo, in risposta a quella che viene percepita come una vera e propria violazione dei diritti e della dignità delle persone coinvolte. Parole chiare, nette, che mettono in luce il sentimento di chi rischia di perdere la propria casa, il proprio lavoro, la propria terra per far spazio a un’opera imposta dall’alto:
“Non ci facciamo comprare. Le recenti notizie sugli “indennizzi generosi” per gli espropri del Ponte sullo Stretto sono l’ennesimo tentativo di dare un prezzo alla nostra terra, alle nostre case, alle nostre vite.
Ma i nostri luoghi non sono in svendita, e nessuno è disposto a barattare dignità con denaro. Pensano di zittirci con qualche assegno, ma sbagliano bersaglio: chi resiste lo fa per amore, non per interesse.
Nessuna cifra potrà mai cancellare il legame profondo che ci unisce a queste comunità, a questi paesaggi, a questa storia.
Gli espropri non sono un’opportunità, sono un sopruso.
E chi pensa di comprare il silenzio, troverà invece una resistenza ancora più forte.
Non ci pieghiamo, non arretriamo. Il Ponte è un’imposizione, e noi non siamo merce.”
Una dichiarazione che risuona con forza tra chi, in questi mesi, ha partecipato alle assemblee pubbliche, alle manifestazioni e ai presìdi contro il progetto del ponte. In particolare, all’assemblea “Siamo tutti espropriandi” del 2024, dove centinaia di persone si sono ritrovate per dire no a quello che considerano uno scempio ambientale, sociale e culturale.
Il messaggio è chiaro: la resistenza contro il Ponte sullo Stretto di Messinanon si ferma, anzi, si rafforza proprio di fronte ai tentativi di comprare il consenso con offerte economiche. Per molti cittadini e cittadine, non si tratta di soldi, ma di diritti e radici.
Mentre le istituzioni parlano di accelerare le procedure espropriative, sul territorio si organizza la mobilitazione. Il comitato No Ponte Capo Peloro, insieme ad altri gruppi di attivisti, annuncia nuove iniziative di lotta e denuncia l’assenza di reale confronto con le comunità locali.
Il Ponte sullo Stretto continua a dividere, ma anche a unire chi difende il territorio da un’opera giudicata inutile, dannosa e imposta dall’alto. E in questa battaglia, la voce degli espropriandi si fa sempre più forte: “Non ci facciamo comprare”.
















