Una piazza gremita e un pubblico particolarmente attento hanno accolto a Villa San Giovanni Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Napoli e figura da anni impegnata sul fronte del contrasto alla criminalità organizzata. L’incontro, inserito nel programma di “Cantiere Legalità”, promosso dal Comune e rivolto soprattutto ai giovani tra i 18 e i 30 anni, è diventato l’occasione per affrontare alcuni dei principali nodi che riguardano il futuro del Paese.
Ad aprire l’appuntamento è stato il saluto della sindaca Giusy Caminiti. A dialogare con Gratteri la giornalista Paola Bottero, che ha guidato una conversazione articolata tra giustizia, formazione, sicurezza, mafie, infrastrutture e responsabilità collettiva.
Educazione e scuola al centro del futuro
Uno dei passaggi più significativi dell’incontro ha riguardato il ruolo dell’istruzione. Per Gratteri, infatti, la prevenzione della devianza e della criminalità non può cominciare quando il reato è già stato commesso, ma deve partire molto prima, attraverso un investimento costante sulla formazione.
Il magistrato ha criticato un modello scolastico sempre più orientato alla moltiplicazione dei progetti, sottolineando invece la necessità di rafforzare le basi dell’apprendimento e il tempo dedicato alla scuola.
Da qui la sua indicazione netta: per costruire una prospettiva diversa per l’Italia bisogna partire dall’infanzia.
L’attenzione, secondo Gratteri, dovrebbe concentrarsi anche sul sostegno alle famiglie, sulla presenza di figure professionali come gli psicologi all’interno degli istituti e su una maggiore capacità della scuola di intercettare per tempo le situazioni di fragilità.
Un ragionamento che non riguarda soltanto i più giovani. Nel corso dell’incontro è emersa infatti anche l’importanza dell’educazione degli adulti, considerata parte integrante di una strategia più ampia di crescita civile e di rafforzamento della cultura della legalità.
Giovani e prevenzione: la risposta non può essere soltanto repressiva
L’abbassamento dell’età in cui si verificano episodi di devianza e anche reati gravi impone, secondo il procuratore, una riflessione sulle cause profonde del fenomeno.
La risposta dello Stato non può limitarsi alla repressione. Servono invece strumenti educativi, sociali e culturali capaci di intervenire prima che una situazione di disagio si trasformi in un percorso criminale.
In questa prospettiva assumono un ruolo importante anche il terzo settore e il volontariato, realtà che operano quotidianamente nei territori e che, proprio per questo, necessitano di risorse adeguate per poter continuare la propria attività.
Sicurezza, più videosorveglianza nelle città
Altro tema affrontato durante il confronto è stato quello della sicurezza urbana. Gratteri ha posto l’accento sulla necessità di evitare una politica basata esclusivamente sull’intervento successivo alle emergenze.
Tra gli strumenti indicati dal magistrato c’è anche la videosorveglianza. Le nuove tecnologie, grazie a sistemi sempre più evoluti, possono rappresentare secondo Gratteri uno strumento efficace per monitorare il territorio e supportare le attività investigative.
Il tema, dunque, viene inserito in una riflessione più generale sulla gestione delle risorse pubbliche: alcune spese potrebbero essere ripensate per destinare maggiori fondi a strumenti permanenti di prevenzione e sicurezza.
La ‘ndrangheta e il rapporto con il territorio
Non poteva mancare un approfondimento sulla criminalità organizzata. Gratteri ha ribadito quanto la ‘ndrangheta sia profondamente inserita nel tessuto economico e sociale dei territori nei quali opera.
Il rapporto con il territorio rappresenta infatti uno degli elementi che consentono alle organizzazioni criminali di consolidare la propria presenza e costruire relazioni, interessi e connessioni.
Per questo la lotta alle mafie non può essere affidata esclusivamente alle forze dell’ordine e alla magistratura. È necessario rafforzare anche il tessuto sociale, sostenendo quelle realtà che rappresentano presidi di partecipazione, solidarietà e cittadinanza attiva.
Il Ponte sullo Stretto e la questione delle priorità
Nel corso dell’intervista è stato affrontato anche uno dei temi più discussi in Calabria e Sicilia: il Ponte sullo Stretto.
Gratteri ha evitato di impostare il ragionamento esclusivamente sulla contrapposizione tra favorevoli e contrari all’opera. Il punto, nella sua prospettiva, deve essere piuttosto la valutazione della sua effettiva utilità e il confronto con le altre necessità infrastrutturali dei territori.
La domanda da porsi, quindi, è se un’opera sia realmente necessaria e dove debbano essere indirizzate prioritariamente le risorse pubbliche.
Il tema si intreccia con problemi ancora aperti in Calabria e Sicilia: dalla gestione delle risorse idriche alla rete infrastrutturale, fino alle difficoltà che interessano il sistema sanitario.
«Non si può dire che un’opera non si fa perché c’è la ‘ndrangheta»
Sul rapporto tra grandi opere e criminalità organizzata, Gratteri ha indicato una linea di ragionamento precisa: la presenza della ‘ndrangheta non può diventare automaticamente l’argomento per bloccare un’infrastruttura.
La questione deve essere affrontata valutando la necessità dell’opera, i costi, i benefici e le modalità con cui garantire trasparenza e legalità durante tutte le fasi della sua realizzazione.
È quindi il principio delle priorità a dover guidare le decisioni pubbliche, insieme alla capacità di intervenire sulle emergenze strutturali che da anni condizionano la vita quotidiana dei cittadini.
“Cantiere Legalità”, un confronto rivolto ai giovani
L’incontro di Villa San Giovanni si è inserito nel percorso di “Cantiere Legalità”, progetto pensato per creare occasioni di confronto e formazione sui temi della giustizia, della cittadinanza attiva e del contrasto alle mafie.
La presenza di numerosi giovani ha dato all’appuntamento un significato particolare. Il messaggio emerso dalle parole di Gratteri è che la legalità non può essere considerata soltanto una materia da affrontare quando si parla di criminalità.
È piuttosto un percorso che coinvolge scuola, famiglia, istituzioni, associazioni e cittadini e che deve iniziare molto presto.
Perché, nella visione del procuratore di Napoli, costruire un futuro diverso significa soprattutto investire sulle persone prima ancora che sulle emergenze. E la prima vera infrastruttura da rafforzare, ha lasciato intendere nel confronto di Villa San Giovanni, resta quella educativa.
















