In Calabria cresce l’attenzione verso l’energia dal mare, le piattaforme marine multifunzionali e le energie rinnovabili a basso impatto ambientale, un settore in cui l’Università Mediterranea di Reggio Calabria si distingue da oltre vent’anni per competenza, innovazione e risultati scientifici riconosciuti a livello internazionale. Un primato confermato dal progetto europeo The Blue Growth Farm, finanziato dal programma Horizon2020, che ha portato allo sviluppo di una piattaforma off-shore capace di integrare sistemi per l’acquacoltura e impianti per la produzione di energia rinnovabile.
Il tema energetico è oggi più che mai centrale anche per la Regione Calabria. Il presidente Roberto Occhiuto ha ricordato più volte come il territorio produca il 42% di energia da fonti rinnovabili, una percentuale che supera il fabbisogno calabrese. L’energia del mare rappresenta quindi un’opportunità concreta per rafforzare autonomia, innovazione e competitività.
Il progetto The Blue Growth Farm, coordinato per l’Italia dal professore Felice Arena, ingegnere marino, prorettore della Mediterranea e direttore del laboratorio marino NOEL, ha coinvolto per 46 mesi tredici partner europei provenienti da cinque Paesi. Tra questi figurano realtà accademiche e industriali di primo piano come RINA Consulting (coordinatore generale), l’Università di Strathclyde, il Politecnico di Milano, Ecole Centrale de Nantes e diversi centri di ricerca specializzati su energia e acquacoltura.
La sperimentazione condotta a Reggio Calabria, tra marzo e settembre 2022, ha utilizzato un modello in scala 1:15: una piattaforma in acciaio lunga 14 metri e larga 10,8, dotata di turbina eolica e convertitori di energia dal moto ondoso di tipo REWEC3. L’obiettivo era valutare il comportamento complessivo della struttura, la risposta dei sistemi integrati e la capacità di resistere alle condizioni del mare aperto.
Il prototipo è stato equipaggiato con una ricca sensoristica – incluse telecamere e strumenti per il monitoraggio continuo – per analizzare movimenti, sollecitazioni, tenuta degli ancoraggi e sicurezza rispetto all’avvicinamento di imbarcazioni o persone. I test in mare aperto hanno dimostrato che la piattaforma riesce a reggere onde fino a 6 metri di altezza in scala reale, garantendo allo stesso tempo un ambiente più stabile e protetto per i pesci all’interno della vasca destinata all’allevamento.
Questa sperimentazione rappresenta un passo decisivo verso lo sviluppo di infrastrutture marine in grado di coniugare produzione energetica sostenibile e acquacoltura avanzata. I risultati ottenuti aprono inoltre scenari futuri legati alla creazione di insediamenti galleggianti autosufficienti, un’idea che potrebbe trasformare il modo in cui l’Europa pensa alla “blue economy”.
L’Università Mediterranea, grazie a questo progetto, si conferma dunque punto di riferimento internazionale nell’innovazione marittima, contribuendo in modo concreto alla transizione ecologica e allo sviluppo di nuove opportunità per la Calabria e per tutto il settore delle energie rinnovabili in mare aperto.

















