Medici e infermieri dall’estero in Calabria: Ordini professionali contrari sulla proroga fino al 2029

Gli Ordini professionali criticano la norma della Manovra, di continuare a impiegare medici e infermieri stranieri fino al 2029: “Serve una riforma strutturale, non soluzioni tampone”. La Regione difende il provvedimento per il personale dall'estero
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La possibilità di continuare a impiegare medici e infermieri stranieri in deroga fino al 2029 riaccende il dibattito sulla sanità in Calabria. La norma, inserita nella legge di Bilancio approvata dal Senato e ora al vaglio della Camera, prevede una proroga di 24 mesi per consentire l’esercizio professionale ai sanitari con titoli esteri non ancora completamente riconosciuti in Italia.

Una misura che, se da un lato viene considerata necessaria per garantire la tenuta dei servizi ospedalieri e territoriali, dall’altro incontra la netta opposizione degli Ordini professionali e delle Federazioni nazionali di medici e infermieri, che parlano apertamente di un intervento emergenziale destinato a cronicizzarsi.

Le critiche degli Ordini: “Non è così che si risolve la carenza”

Secondo FNOMCeO e FNOPI, la proroga rischia di diventare un alibi per rinviare interventi strutturali sul sistema sanitario regionale e nazionale. Le organizzazioni sottolineano come la carenza di personale non possa essere affrontata solo ricorrendo a professionisti reclutati all’estero, spesso con contratti temporanei e inquadramenti normativi atipici.

Le richieste sono chiare: investimenti stabili, aumento delle borse di specializzazione, miglioramento delle condizioni di lavoro, sicurezza nei reparti e percorsi rapidi ma rigorosi di riconoscimento dei titoli. In assenza di questi elementi, secondo gli Ordini, il rischio è quello di abbassare gli standard e creare disuguaglianze tra operatori.

Il precedente dei medici cubani

La Calabria è stata tra le prime regioni italiane a sperimentare il reclutamento di sanitari stranieri su larga scala. Durante l’emergenza pandemica, sotto la guida del presidente della Regione Roberto Occhiuto, è stato avviato un progetto che ha portato centinaia di medici cubani negli ospedali calabresi, in particolare nei pronto soccorso e nei reparti più in sofferenza.

Un’esperienza che ha garantito continuità assistenziale in una fase critica, ma che continua a dividere l’opinione pubblica e il mondo sanitario: per alcuni una scelta pragmatica, per altri la dimostrazione di un sistema incapace di attrarre e trattenere professionisti italiani.

La posizione della Regione e del Governo

Dal fronte istituzionale la linea resta difensiva. La Regione Calabria sostiene che la proroga rappresenti una necessità contingente, in attesa che le riforme nazionali producano effetti concreti. Anche il Governo rivendica il carattere temporaneo della misura, sottolineando come la norma non sostituisca i percorsi ordinari di riconoscimento dei titoli e di accesso alle professioni sanitarie.

Nel frattempo, però, i numeri restano critici: turni scoperti, reparti a rischio chiusura, pronto soccorso in affanno e un’emigrazione professionale che continua a svuotare il Sud di medici e infermieri formati in Italia.

Una sanità ancora in emergenza

Il confronto sulla proroga fino al 2029 si inserisce in un quadro più ampio di difficoltà strutturali della sanità calabrese, ancora commissariata e alle prese con il risanamento dei conti, la riorganizzazione della rete ospedaliera e il rafforzamento dell’assistenza territoriale.

La questione dei sanitari stranieri diventa così il simbolo di una scelta obbligata ma controversa: garantire oggi i servizi essenziali o costruire le condizioni per non dover ricorrere, domani, a soluzioni straordinarie rese permanenti dall’emergenza.

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